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UNIONE NAZIONALE ITALIANA TRASPORTO AMMALATI
a LOURDES e SANTUARI INTERNAZIONALI
Sezione Romana-Laziale
Presidente Enrico Del Gallo
Un'antica tradizione
riferisce che la Santa Casa di Loreto è la stessa Camera in muratura
della Madonna esistente a Nazaret, in Galilea, e che in essa Maria
nacque, fu educata e ricevette l'annuncio angelico
La
storia
La fama internazionale della città di Loreto è legata al Santuario
mariano dove si conserva e si venera la Santa Casa della Vergine
Maria, trasportata da Nazaret nel 1294.
La casa della Madonna a Nazaret era costituita di tre povere pareti in
pietra addossate e poste come a chiusura di una grotta scavata nella
roccia. La grotta è tuttora venerata a Nazaret, nella basilica
dell’Annunciazione, mentre le tre pareti di pietra, dopo la cacciata
dei cristiani dalla Palestina da parte dei Musulmani, sono state
salvate dalla sicura rovina e trasportate prima a Tersatto,
nell’odierna Croazia, nel 1291 e poi a Loreto il 10 dicembre 1294.
Circa le modalità della ‘venuta’ a Loreto della Santa Casa di Nazaret
si è imposta per lunghi secoli la versione popolare del suo trasporto
miracoloso, "per ministero angelico". La ricerca storica degli ultimi
decenni, in base a reperti archeologici e numerose prove documentali
più obiettive e consistenti, possiede convincenti riscontri per
affermare che la Santa Casa di Loreto, come del resto tante altre
preziose reliquie della Terra Santa, è stata trasportata per nave, al
tempo delle crociate. La versione popolare del trasporto ‘per mano di
angeli’ con ogni probabilità è nata dal fatto che nella vicenda hanno
svolto un ruolo chiave e primario i regnanti dell’Epiro, appartenenti
alla famiglia Angeli, come risulta da un documento notarile del 1294,
scoperto recentemente.
Gli studi degli ultimi decenni, condotti da esperti, confermano la
tradizione lauretana e l'origine palestinese delle pietre della Santa
Casa, che risulta tra l’altro un manufatto estraneo agli usi edilizi
marchigiani. I raffronti tecnici e architettonici dimostrano che le
tre pareti della Santa Casa di Loreto si connettono bene con la grotta
esistente a Nazaret e con gli altri edifici di culto costruiti sulla
casa della Madonna nei primi secoli d. C. Le pietre della Santa Casa
sono lavorate e rifinite secondo l'uso dei Nabatei, un popolo che ha
esercitato il suo influsso anche nella Galilea fino ai tempi di Gesù.
Sulle pietre si conservano inoltre numerosi graffiti e incisioni
tipici delle comunità giudeo-cristiane presenti solo in Palestina
prima del V secolo.
Tutto quanto c'è di bello e di artistico a Loreto si è sviluppato
intorno a queste umili pareti di pietra ristrutturate a modo di
casetta o piccola chiesa. Oltre alla sontuosa basilica, abbellita da
grandi artisti, le stesse pareti della Santa Casa sono racchiuse da un
artistico rivestimento marmoreo, uno dei più grandi capolavori
scultorei dell'arte rinascimentale.
Esso racchiude la Santa Casa come uno scrigno che contiene perle
preziosissime: si tratta delle povere pareti legate ai ricordi più
cari al cuore della cristianità. Qui fu annunziato il mistero
dell'incarnazione, qui ebbe inizio la storia della salvezza con il sì
di Maria all'annuncio dell'angelo; queste pietre sono state
santificate dalla presenza e dalla vita quotidiana della Santa
Famiglia e sono testimoni mute e perenni del passaggio del Figlio di
Dio sulla terra.
Il rivestimento marmoreo
E' il capolavoro dell'arte lauretana. Esso custodisce l'umile Casa di
Nazareth come lo scrigno accoglie la perla.
Ideato dal Bramante, che nel 1509 ne approntò il disegno, fu attuato
sotto la direzione di Andrea Sansovino (1513-27), di Ranieri Nerucci e
di Antonio da Sangallo il Giovane. In seguito furono collocate nelle
nicchie le statue delle Sibille e dei Profeti.
L'attuale rivestimento marmoreo, che ha sostituito il muro dei
recanatesi, fu voluto da Giulio II ed è stato realizzato su disegno
del sommo architetto Donato Bramante. I recanatesi agli inizi del sec.
XIV eressero intorno alla S. Casa un muro di contenimento 'bono et
grosso', individuato negli ultimi scavi archeologici. Gli stessi scavi
hanno messo in luce anche altri precedenti interventi edilizi a difesa
della S. Casa. Tutto ciò attesta una particolarissima attenzione verso
un minuscolo edificio rurale che non si spiegherebbe al di fuori della
tradizione loretana.
Il rivestimento è costituito da un basamento con ornamentazioni
geometriche, da cui si diparte un ordine di colonne striate a due
sezioni, con capitelli corinzi che sostengono un cornicione
aggettante. La balaustra è stata aggiunta da Antonio da Sangallo
(1533-34) con lo scopo di nascondere la goffa volta a botte della S.
Casa e di circoscrivere con elegante riquadratura tutto il mirabile
recinto marmoreo.
I lavori iniziarono nel 1511, sotto la direzione di Giovan Cristoforo
Romano, dopo che il fiorentino Antonio Pellegrini, su disegno del
Bramante, aveva approntato il modello ligneo su scala. Dal 1513 al
1527 diresse l'impresa Andrea Contucci, detto il Sansovino. I lavori
ripresero nel 1531 sotto la direzione di Rinieri Nerucci. Nella fase
finale, essi passarono alla direzione di Antonio da Sangallo il
Giovane. L'opera fu conclusa nel 1538. Successivamente furono
collocate nelle nicchie le statue delle Sibille e dei Profeti.
Qui il Bramante ha inteso celebrare la Madre del Salvatore, vaticinato
dalle dieci Sibille, scolpite dai fratelli Della Porta (1570-1572),
preannunciato dai dieci Profeti, scolpiti dai fratelli Lombardo
(1540-1570), e figurato con la Madre nelle "storie" del rivestimento
rnarmoreo, secondo questa successione, a partire dalla parete nord:
Nascita di Maria di B. Bandinelli e R. Montelupo; Sposalizio di A.
Sansovino e N. Tribolò; Annunciazione di A. Sansovino (vedi foto),
Visitazione di R. Montelupo e Censimento di F. da Sangallo; Natalc di
A. Sansovino; Adorazione dei magi di R. Montelupo; Transito della,
Vergine di D. D'Aima. A sé stante è la Traslazione di F. da Sangallo e
N. Tribolo.
Interno
della Santa Casa
La S. Casa, nel suo nucleo originario, è costituita da sole tre
pareti, perché la parte dove sorge l'altare dava, a Nazaret, sulla
bocca della Grotta e, quindi, non esisteva come muro. Delle tre pareti
originarie le sezioni inferiori, per quasi tre metri di altezza, sono
costituite prevalentemente da filari di pietre, per lo più arenarie,
rintracciabili a Nazaret, e le sezioni superiori aggiunte
successivamente e, quindi spurie, sono in mattoni locali, gli unici
materiali edilizi usati nella zona. Alcune pietre risultano rifinite
esternamente con tecnica che richiama quella dei nabatei, diffusa in
Palestina e anche in Galilea fino ai tempi di Gesù. Vi sono stati
individuati una sessantina di graffiti, molti dei quali giudicati
dagli esperti a quelli giudeo-cristiani di epoca remota, esistenti in
Terra Santa, compresa Nazaret. Le sezioni superiori delle pareti, di
minor valore storico e devozionale, nel secolo XIV furono coperte da
dipinti a fresco, mentre le sottostanti sezioni in pietra furono
lasciate a vista, esposte alla venerazione dei fedeli.
Il Crocifisso dipinto su legno, sopra la cosiddetta finestra
dell'Angelo, assegnato alla fine del sec. XIII, secondo alcuni è di
cultura spoletina e secondo altri rivelerebbe segni della maniera di
Giunta Pisano.
La Statua della Madonna, scolpita su legno di un cedro del Libano dei
Giardini Vaticani, sostituisce quella delsec. XIV, andata distrutta in
un incendio scoppiato in S. Casa nel 1921. È stata fatta scolpire da
Pio XI che nel 1922 la incoronò in Vaticano e la fece trasportare
solennemente a Loreto. Fu modellata da Enrico Quattrini ed eseguita e
dipinta da Leopoldo Celani che le conferì una tonalità troppo scura
rispetto a quella dell'originale.
Scavi e graffiti
Gli scavi a Nazaret e a Loreto
L'apporto più significativo per una lettura critica e storicamente
fondata della tradizione lauretana è stato dato dalle cosiddette
"fonti mute", cioè dal responso degli scavi archeologici effettuati a
Nazaret tra il 1955 e il 1960 nella chiesa dell'Annunciazione e a
Loreto tra il 1962 e il 1965 nel sottosuolo della Santa Casa, oltre
che da studi specifici sulla struttura edilizia della "Camera"
lauretana, raccordata con la Grotta nazaretana. Le indagini
archeologiche e la tradizione si illuminano a vicenda con reciproche
conferme. E aiutano a ricostruire la storia della Casa di Maria. A
Nazaret gli scavi hanno appurato che l'abitazione della Vergine, come
le altre del luogo, era costituita da una Grotta scavata nella roccia
(luogo di deposito) e da una Casa in muratura antistante e leggermente
sovrastante (luogo della vita quotidiana), oltre che da altre piccole
strutture sussidiarie.
Gli scavi hanno confermato nella sostanza ciò che narra la tradizione
lauretana: che i discepoli di Gesù trasformarono la Casa di Maria in
chiesa. Dalle indagini archeologiche, infatti, é emerso che nel III
secolo i giudeo-cristiani, anzi, forse gli stessi "parenti del
Signore", adattarono l'abitazione di Maria a luogo di culto,
costruendovi sopra una chiesa in stile sinagogale, di cui sono venuti
alla luce interessanti resti cultuali. Gli scavi sono stati effettuati
sotto la direzione del p. Bellarmino Bagatti.
Nel secolo V i cristiani bizantini, sostituitisi anche a Nazaret ai
giudeo-cristiani, abbatterono la chiesa-sinagoga ed edificarono un più
ampio edificio sacro sopra l'abitazione della Madonna. Nell'XI secolo,
infine, i crociati francesi demolirono la basilica bizantina ed
edificarono una più ampia chiesa proteggendo la santa dimora in una
cripta. Questa attenzione nei riguardi dell'abitazione di Maria
attraverso i secoli spiega anche la sua possibile conservazione,
perché un edificio, anche se fragile, custodito dentro un altro
edificio, non essendo soggetto all'erosione degli agenti atmosferici,
sfida i secoli. Ne è una riprova la stessa Santa Casa di Loreto che,
protetta dentro altri edifici fin dagli inizi del secolo XIV, dopo
sette secoli non ha fatto una crepa.
A Loreto gli scavi archeologici, condotti sotto la direzione del prof.
Nereo Alfieri, hanno confermato alcuni elementi della tradizione in
modo inatteso. Questa asserisce che la Santa Casa non ha fondamenta
proprie, poggia su una pubblica strada e fu protetta dai recanatesi
con un muro per tutta l'altezza e la lunghezza. Ebbene, le indagini
archeologiche hanno verificato tutti e tre questi singolari fenomeni
edilizi. In più, hanno individuato alcune opere di difesa con archetti
di controripa sul cedevole lato nord e una fascia di sottomurazione
inserita più tardi dall'esterno. Tutto ciò attesta un'attenzione
archeologica verso il sacello che non si spiegherebbe se quei muri non
fossero stati considerati fin dall'inizio vere 'reliquie'.
Infine, gli scavi loretani hanno appurato che il nucleo originario
della Santa Casa è costituito da tre sole pareti (è esclusa la parete
est dove sorge l'altare, che a Nazaret non esisteva perché è la parte
che dava sulla bocca della Grotta), e che delle tre pareti le sezioni
inferiori sono in pietra, mentre le sezioni sovrastanti, aggiunte
successivamente a Loreto per ovviare allo spazio originario piuttosto
basso e angusto, sono in mattoni locali.
La
struttura edilizia
Ulteriori studi sulla struttura edilizia della Santa Casa hanno messo
in evidenza che questa, in ambito edilizio marchigiano, costituisce un
insieme di anomalie e assurdità: non ha fondamenta proprie, contro
tutti gli usi del luogo; ha stranamente una parte in pietra, non usata
nella zona per mancanza di cave lapidee, e una parte aggiunta in
mattoni, gli unici materiali disponibili in loco; poggia su una
pubblica strada, contro tutte le disposizioni comunali dell'epoca; ha
l'unica porta originaria sul lato nord, esposta a tutte le intemperie,
e l'unica finestra a ovest, aperta a una limitata illuminazione,
contro i più elementari accorgimenti dei costruttori locali.
Se invece la Casa di Loreto viene idealmente ritraslata a Nazaret,
tutte queste anomalie edilizie scompaiono e il manufatto loretano ben
si raccorda con la Grotta nazaretana nelle sue varie parti.
Inoltre, studi sulla finitura della superficie delle pietre di Loreto
hanno chiarito che esse appaiono lavorate secondo una particolare
tecnica usata dai nabatei, un popolo confinante con gli ebrei, e
diffusa anche in Palestina. Questi interessanti studi sull'edilizia
della Santa Casa si devono all'ingegnere architetto Nanni Monelli.
I graffiti
Infine, una specifica indagine sui graffiti leggibili ancora in molte
pietre della Santa Casa di Loreto, rivela che essi sono molto simili a
quelli riscontrabili in Terra Santa e, in special modo, a Nazaret,
compresi gli esemplari riferibili ai giudeo-cristiani del II-V secolo.
E’ stata decifrata anche una scritta in caratteri greci sincopati con
due lettere ebraiche contigue (un lamed e un wav), la quale, tradotta,
dice: "0 Gesù Cristo, Figlio di Dio". Un'identica invocazione si legge
nella cosiddetta Grotticella di Conone, a Nazaret, vicino alla Grotta
santa. Ne deriva la fondata ipotesi che diverse pietre siano state
graffite a Nazaret e poi trasportate a Loreto, ciò che conferma
l'antica tradizione.
Insomma, le pietre hanno un loro linguaggio, muto certo, ma, una volta
decodificato, in grado di gettar luce sull’origine della Santa Casa.
Messaggio teologico
I
messaggi della Santa Casa
Giovanni Paolo Il nella Lettera per i VII Centenario lauretano,
indirizzata a mons. Pasquale Macchi, arcivescovo di Loreto, il 15
agosto 1993, ha scritto: "La S. Casa di Loreto non è solo una
reliquia, ma anche una preziosa icona concreta" (n. 2).
E' reliquia perché è "resto", cioè parte superstite della dimora
nazaretana di Maria. E' icona perché si fa specchio che riflette
ineffabili verità di fede e rifrange luce su alti valori di vita
cristiana. Per questo la S. Casa di Loreto è il primo santuario di
portata internazionale dedicato alla Vergine (ivi, n. 1). Vengono qui
richiamati i messaggi biblico-teologici del ricco magistero-lauretano
di alcuni papi, in primo luogo di Giovanni Paolo II.
1.
Culla dell'Immacolata
La Casa nazaretana venerata a Loreto è identificata dalla tradizione
con quella in cui la Vergine Maria nacque e fu educata e poi salutata
dall'angelo Gabriele'. Lo ha ribadito anche Giulio Il nel 1507 e, in
seguito, numerosi pontefici.
2. Dimora del Verbo Incarnato
La S. Casa è il santuario dell'Incarnazione. E’ questo il mistero di
cui essa fa quotidiana e orante memoria. E' questo il mistero che
teologicamente la caratterizza e la qualifica.
Scrive Giovanni Paolo: La S. Casa di Loreto è 'icona' non di astratte
verità, ma di un evento e di un mistero: l'Incarnazione del Verbo. E'
sempre con profonda commozione che, entrando nel venerato sacello, si
leggono le parole poste sopra l'altare: Hic Verbum caro factum est:
Qui il Verbo si è fatto carne.
3. Cenacolo dello Spirito Santo
La Vergine Maria nella sua Casa di Nazaret ha concepito il Figlio di
Dio per opera dello Spirito Santo (Lc 1, 13). Così sviluppa questo
aspetto Giovanni Paolo II: "E dove si potrebbe parlare con più
efficacia del ruolo dello Spirito Santo, 'datore di vita', se non nel
Santuario lauretano, che ricorda il momento e il luogo in cui Egli
compì la suprema delle sue operazioni 'vivificanti' dando vita, nel
seno di Maria, all'umanità del Salvatore?".
4. Tabernacolo della Santissima Trinità
Nell'annuncio dell'angelo a Maria sono chiamate in causa le tre
Persone della Santissima Trinità: Dio Padre (l'altissimo), Dio Figlio
e Dio Spirito Santo.
5.
Casa dell'avvento
Maria nella sua dimora nazaretana, in un prolungato avvento, attese la
nascita del Figlio nel silenzio e nella contemplazione del mistero.
6.
La Casa di tutti i figli adottivi di Dio
E’ un motivo teologico caro al magistero di Giovanni Paolo II che vi è
tornato più di una volta. La Casa del Figlio dell'uomo è la casa
universale di tutti i figli adottivi di Dio. La storia di ogni uomo,
in un certo senso, passa attraverso quella casa. La storia dell'intera
umanità in quella casa riannoda le sue fila. La Chiesa che è in
Italia, alla quale la Provvidenza ha legato il santuario della S. Casa
di Nazaret, ritrova lì una viva memoria del mistero dell'Incarnazione,
grazie al quale ogni uomo è chiamato alla dignità di figlio di Dio.
7.
La Casa comune dei giovani
La Casa di Nazaret ha accolto Gesù, che ivi ha trascorso l'infanzia,
l'adolescenza e la giovinezza. Essa è punto privilegiato di
riferimento per i giovani cristiani.
In occasione del Pellegrinaggio dei giovani d'Europa, Giovanni Paolo
II, nel messaggio del 9 settembre 1995, ha detto loro:
"Da Loreto questa sera abbiamo compiuto un singolare pellegrinaggio
dall'Atlantico agli Urali, in ogni angolo del Continente, dovunque si
trovano giovani in cerca di una 'casa comune'. A tutti dico: ecco la
vostra Casa, la Casa di Cristo e di Maria, la Casa di Dio e dell'uomo
!".
8. La Casa del sì di Maria e delle persone consacrate
Questo aspetto è stato messo in evidenza da Giovanni Paolo Il nei suoi
vari interventi mariano-lauretani, in special modo nella Lettera per
il VII Centenario Lauretano.
"La S. Casa ricorda in pari modo anche la grandezza della vocazione
alla vita consacrata e alla verginità per il Regno, la quale ebbe qui
la gloriosa inaugurazione nella persona di Maria, Vergine e Madre"
9. Santuario della riconciliazione
A Loreto giungono innumerevoli pellegrini per riconciliarsi con Dio e
con i fratelli nel sacramento della confessione, sperimentando la
dolcezza ineffabile del perdono e della grazia.
10.
Prima chiesa domestica della storia
La S. Casa di Loreto fa riferimento, in primo luogo, al mistero
dell'Incarnazione, perché vi è avvenuto l'annuncio angelico a Maria.
E' considerata anche, però, luogo che accolse, almeno saltuariamente,
la Santa Famiglia. Scrive Giovanni Paolo II:
"Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai
concrete e vicine all'esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso
ridesta il senso della santità della famiglia, prospettando di colpo
tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il
rispetto della vita, l'educazione dei figli, la preghiera, che le
famiglie cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa
Casa, prima ed esemplare "chiesa domestica" della storia"
11. Casa della vita nascosta di Gesù
Nel magistero di Giovanni Paolo II il precedente motivo trova un
suggestivo approfondimento nell'omelia pronunciata a Loreto il 10
settembre 1995, davanti a quattrocentomila giovani: "Gesù prese dimora
in lei (Maria) come in un tempio spirituale preparato dal Padre per
opera dello Spirito Santo.
E' grazie a Maria che la casa di Nazaret è diventata un simbolo così
straordinario, essendo lo spazio in cui si è sviluppata l'umana
vicenda del Verbo Incarnato; il luogo in cui Cristo cresceva in
sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2, 52)".
12. Luogo del lavoro santificato
Dice il Papa:
"Nessuna considerazione teorica potrà mai esaltare la dignità del
lavoro umano quanto il semplice fatto che il Figlio di Dio ha lavorato
a Nazaret ed ha voluto essere chiamato 'figlio del falegname' (cf. Mt
13, 55). Il lavoratore cristiano che ripensa la sua vocazione
all'ombra della Santa Casa scopre anche un'altra importante verità:
che il lavoro non solo nobilita l'uomo e lo rende partecipe dell'opera
creatrice di Dio, ma può essere altresì un'autentica via per
realizzare la propria fondamentale vocazione alla santità".
13.
Oasi degli infermi
Da sempre la S. Casa di Loreto è stata meta di pellegrini malati, che
hanno invocato dalla Vergine protezione e guarigione. Dal 1936 vi
confluiscono i 'treni bianchi' organizzati dall'Unitalsi e da
consimili associazioni.
14.
La Casa della vedovanza santificata
Su questo aspetto inedito ma altamente significativo si è soffermato
Giovanni Paolo Il nel suo discorso rivolto alle vedove di Sarajevo,
nella basilica di Loreto, il 10 dicembre 1994. Ecco le sue parole: "Il
pensiero va, in questo momento, alla Famiglia di Nazaret. Grande è il
suo fascino! In essa si rispecchia ogni situazione familiare, anche la
vostra. Maria Santissima, infatti, per quanto possiamo intuire
leggendo i Vangeli, ha conosciuto la condizione della vedovanza: del
suo sposo San Giuseppe, dopo l'episodio di Gesù dodicenne nel Tempio,
non si fa più parola".
15.
La Casa in cammino
Una strofa dell'inno del VII Centenario Lauretano dice:"é la Casa del
cammino da Oriente ad Occidente:essa è segno della gente pellegrina
verso il ciel".
Così la Casa lauretana diventa segno di protezione per emigranti ed
esuli, che cambiano patria, come la dimora mariana di Nazaret. In
special modo, la Madonna di Loreto è Patrona universale dei
viaggiatori in aereo, e tale l'ha proclamata Benedetto XV nel 1920,
come ricorda anche Giovanni Paolo II: "La Vergine Lauretana viene
ovunque invocata dai viaggiatori in aereo, in un abbraccio di pace che
unisce idealmente tutti i continenti"
Basilica
CUPOLA E CAPPELLE
Da questa posizione si può iniziare la visita delle decorazioni della
soprastante cupola per passare poi alle cappelle absidali e a quelle
laterali.
LA CUPOLA
È stata elevata fino al tamburo da Giuliano da Maiano e voltata nella
calotta da Giuliano da Sangallo (1499-1500).Tra il 1610 e il 1515 fu
affrescata da Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio, conna 'gloria
celeste' calata nell'ampio invaso. Deperiti quegli affreschi e
staccate alcune loro porzioni da O. Ottaviani (1888-1890), la cupola
fu nuovamente dipinta da Cesare Maccari.
Questi, dal 1890 al 1895 affrescò la calotta con simboli e figurazioni
delle Litanie Lauretane, e dal 1895 al 1907 dipinse le pareti del
tamburo con grandiose scene della Storia del domma dell'Immacolata,
decorando anche i contigui sottarchi e arcate con episodi devozionali
e immagini di santi e di pontefici. I lavori sono stati finanziati
dalle offerte dei fedeli italiani, sollecitate e raccolte dalla
Congregazione Universale della S. Casa, tramite il suo solerte
direttore p. Pietro da Malaga.
Questo ciclo pittorico del Maccari è considerato il più grandioso e
significativo in arte sacra di tutta Europa per il periodo a cavallo
tra Otto e Novecento. L'opera resta sostanzialmente fedele alla prima
educazione purista del pittore e si rileva attenta alle sollecitazioni
neorinascimentali. È improntata da un lato a un evidente verismo
storico, che traluce soprattutto nelle scene del tamburo, e dall'altro
è animata da un senso vivo per l'allegoria e per il simbolo di segno
iconografico. Vi si nota anche un gusto spiccato per la monumentalità,
per il decorativismo e per la teatralità, che consentono al pittore di
cimentarsi su enormi spazi, con scene assiepate e mosse, condotte con
grande maestria tecnica di affresco e con sicurezza di disegno.
La visita può proseguire nelle cappelle absidali, a cominciare da
quella del Crocifisso sul lato sinistro, presso la porta del corridoio
d'ingresso, per passare a quella Francese, Slava, Americana, Tedesca,
Polacca, Sagrestia di S. Giovanni, Duchi d'Urbino, Spagnola, Svizzera
e Sagrestia di S. Marco.
CAPPELLA DEL CROCIFISSO
Nel mezzo si ammira un Crocifisso scolpito su legno da fra Innocenzo
da Petralia nel 1637 e donato al santuario da una confraternita nel
secolo XVIII. Gli affreschi e le decorazioni sono di Biagio Biagetti
di Portorecanati che li eseguì nel 1928-1932, su commissione della
Congregazione Universale. Raffigurano scene della Passione di Gesù.
Questi affreschi sono giudicati dalla critica il capolavoro del
Biagetti che qui, liberatosi ormai da tempo dalla lezione stringente
del Seitz, suo maestro, si muove in clima novecentista e dimostra di
aver avvertito l'influsso della tecnica divisionistica, specie negli
esiti luministici, e sembra attento anche agli orientamenti di un
tardo previatismo di specie monumentale.
CAPPELLA FRANCESE O DEL SACRAMENTO
È stata decorata con le offerte dei cattolici francesi per
interessamento della Congregazione Universale. Charles Lameire dal
1896 al 1903 ha dipinto a fresco il Trionfo della croce e Santi
francesi nella volta e ha raffigurato scene di Crociati francesi
(sinistra) e di S. Luigi IX (destra e di fronte) a Nazaret su tre tele
applicate a muro.
Il ciclo pittorico del Lameire rivela tonalità moderate, dai tocchi
raffinati, e un gusto decorativo quasi da arazzo. Palesa anche una
spiccata capacità dell'artista di unificare in sintesi spazio
architettonico e spazio pittorico. Tutto ciò genera semplicità
narrativa e recettività della storia, con figure linearmente distese,
senza spessore. Il Lameire qui si apre anche al movimento
simbolista, il cui influsso è ravvisabile nel Trionfo della Croce e
nelle due grandi scene delle pareti.
CAPPELLA SLAVA O DEI SANTI CIRILLO E METODIO
Fu fatta decorare dalla Congregazione Universale con i contributi dei
fedeli soprattutto croati. Gli affreschi, con scene della vita dei
santi fratelli Cirillo (827-869) e Metodio (825-885), apostoli dei
popoli slavi, si devono a Biagio Biagetti che li eseguì nel 1912-1913.
Il Trittico dell'altare è opera di Stanislao De Witten (1897). A
questa immagine della Vergine con il Bambino Leone XIII diede il
titolo di 'Madre nostra'.
In questi affreschi il Biagetti resta legato alla lezione puristica
del maestro Ludovico Seitz mostrando una spiccata predilezione
classicistica verso modelli quattro-cinquecenteschi, devotamente
sentiti. Ciò comunque non gli impedisce di entrare nello spirito degli
avvenimenti rappresentati e di esprimere una personale capacità
interpretativa.
SAGRESTIA DI S. LUCA
Vi si accede attraverso una elaborata porta lignea, attribuita a
Giuliano da Maiano, impreziosita da un artistico portale che reca alla
sommità una terracotta raffigurante S. Luca, l'uno e l'altra assegnati
a Benedetto da Maiano (1481). All'interno si ammirano gli Armadi
finemente intarsiati da artefici fiorentini nel 1516-1517.
Più avanti, all'ingresso della Cappella Americana, sulla parete
sinistra si ammira il Monumento al cardinale Bonaccorsi. È stato
eseguito verso il 1678 da Antonio Rao il Vecchio in squisite forme
berniniane.
CAPELLA DELL' ASSUNTA O AMERICANA
Fu decorata con le offerte dei cattolici americani di lingua inglese,
per iniziativa della Congregazione Universale, da Beppe Steffanina
negli anni 1953-1970, con scene relative a Maria Regina (volta), alla
Proclamazione del domma dell'Assunta (parete sinistra) e alla
Glorificazione della Vergine Lauretana, patrona universale
dell'aviazione (parete destra).
CAPPELLA DEL CORO O TEDESCA
È stata decorata con le offerte dei cattolici di lingua tedesca, per
iniziativa della Congregazione Universale nel VI Centenario della
traslazione. Gli affreschi si devono a Ludovico Seitz che li eseguì
egli anni 1892-1902. Nelle lunette delle pareti egli ha dipinto
personaggi biblici prefiguranti la Madonna; nella vetrata, eseguita da
Francesco Moretti, ha effigiato l'Immacolata; nella parete destra,
Maria Vergine e Maria Madre di Dio; nella parete sinistra, Maria
compaziente, con scene della Passione, e Maria Mediatrice; nello
spicchio centrale della volta, l'Incoronazione.
Il ciclo pittorico del Seitz è considerato la summa e il vertice della
sua vasta opera. Qui egli manifesta il suo convinto purismo che si
alimenta di modelli quattrocenteschi
italiani (Vivarini, Gentile da Fabriano e i fratelli Salimbeni) e
tedeschi (Van der Croes, e Durer). I modelli però sono ormai filtrati
e interpretati da un sentire nuovo e animati da un costante e amoroso
studio del "vero", in "presa diretta" di persone e ambienti del luogo.
Per l'eletto sentimento religioso, sostanziato da forti contenuti, e
per l'alta vocazione e abilità artistica, il pittore è in grado di
ridurre a unità di linguaggio quelle esperienze, attingendo esiti di
originalità e compiendo un capolavoro di arte sacra.
CAPPELLA DEL SACRO CUORE O POLACCA
Fu decorata da Arturo Gatti negli anni 1912-1939 per incarico della
Congregazione Universale con le offerte dei cattolici polacchi. Nel
catino il pittore ha raffigurato Maria Regina della Polonia, nella
parete destra la Vittoria di Sobieskí a Vienna contro i turchi (1683)
e nella parete sinistra il Miracolo della Vistola, o battaglia di
Varsavia contro i bolscevichi (1920). Anche il trittico con le
immagini del Sacro Cuore e di santi polacchi è opera del Gatti (1950).
Il Gatti, loretano, devoto discepolo del Maccari, resta fedele in
questo ciclo ai canoni della pittura storico-celebrativa del tempo,
con aperture all'esperienza simbolista da Hodler a Fabry. Vi si
avverte uno studio assiduo dei modelli settecenteschi italiani
illustranti episodi di storia e degli autori polacchi che hanno
trattato i suoi stessi temi come, ad esempio, Jan Mateiko.
L'accuratezza del disegno e l'amore per il particolare riconducono
l'artista nell'ambito di una pittura di segno veristico.
Nell'atrio di questa cappella si ammira il Monumento al cardinale
Gaetani, eseguito nel 1580 su disegno di Francesco Volterra. Le statue
in marmo della Fede e della Carità sono di C.B. Della Porta, e il
busto in bronzo del cardinale di A. Calcagni. È un monumento di
notevole interesse artistico.
SAGRESTIA DI S. GIOVANNI O DEL SIGNORELLI
Custodisce i pregevoli affreschi di Luca Signorelli, eseguiti
probabilmente tra il 1481 e il 1485, con otto angeli musicanti nella
volta, con i quattro Evangelisti intercalati con quattro Dottori della
Chiesa (registro superiore delle pareti), con cinque coppie di
Apostoli e l'Incredulità di S. Tommaso (registro inferiore), e con la
Conversione di Saulo, sopra la porta. Il Lavabo, sotto la finestra, è
attribuito a Benedetto da Maiano (1481 c), mentre gli Armadi
intarsiati sono ascritti ad artefici fiorentini degli inizi del sec.
XVI.
Negli otto Angeli musicanti si intravede lo stile del Botticelli, con
il quale il Signorelli lavorò in quegli anni nella cappella Sistina.
Sono figure di eccezionale eleganza, calibratissimne e calde di
colore, seducenti per levità aerea, per ritmo e per sinuose movenze.
Nei sottostanti quattro Evangelisti (Luca, Marco, Matteo e Giovanni) e
nei quattro Dottori della Chiesa occidentale (Girolamo, Gregorio
Magno, Agostino e Ambrogio) traluce un modulo compositivo che richiama
Piero della Francesca per la proclamata monumentalità, non disgiunta
però da un'insistita ricerca del movimento.
La Conversione di Saulo (sopra la porta) è il capolavoro di questo
ciclo per la sapienza prospettica che anticipa, negli audaci scorci,
qualche figura del Finimondo (Giudizio Universale, duomo di Orvieto).
È una mirabile sintesi dello staticismo di Piero e del dinamismo del
Pollaiolo, sintesi che costituisce per altro uno degli elementi
peculiari dell'arte signorelliana.
CAPPELLA DEI DUCHI DI URBINO
La Cappella fu fatta decorare a proprie spese dai duchi di Urbino
Guidobaldo II e Francesco Maria Il della Rovere negli anni 1571-1584.
Gli affreschi delle pareti con le scene dello Sposalizio e della
Visitazione, e quelli della volta con il Transito, l'Assunzione e
l'Incoronazione della Vergine sono opera di Federico Zuccari
(1582-1583). La pala in mosaico con l'Annunciazione è copia di una
tela di Federico Barocci (1582-1584), trafugata dai francesi nel 1797.
Gli stucchi si devono in gran parte a Federico Brandani (1571-1572) e
gli intagli su pietra a Lattanzio Ventura, architetto della cappella.
Questa cappella è una sintesi straordinaria di pittura, scultura e
architettura tardo-cinquecentesca di segno manieristico urbinate. È
stata giudicata uno dei complessi più rappresentativi dell'arte della
Contro-riforma nell'ultimo quarto del sec. XVI. Gli affreschi dello
Zuccari tra i più significativi della sua ricca opera denunciano un
ritorno alla classicità di stampo raffaellesco per la proclamata
semplicità e, al tempo stesso, per la solenne scansione degli spazi.
CAPPELLA DI S. GIUSEPPE O SPAGNOLA
È stata decorata negli anni 1886-1890 con le offerte dei cattolici
spagnoli. Gli affreschi delle pareti sono di Modesto Faustini e
raffigurano, da sinistra a destra, la Santa Famiglia, il Sogno di
Giuseppe, il Ritorno dall'Egitto e la Morte di S. Giuseppe. La
decorazione della volta con un cielo stellato e il tendaggio della
zoccolatura si devono a Luigi Stella. La Statua di S. Giuseppe
sull'altare è di Eduardo Barròn Conzales de Castilla, mentre le statue
in bronzo sono di Eugenio Maccagnani.
Gli affreschi del Faustini traducono le scene evangeliche con
freschezza e immediatezza. Sono animate di vivo senso religioso e
generano un'atmosfera di mistico stupore. Per la sua formazione
preraffaellita l'artista è portato a guardare i modelli
tre-quattrocenteschi, con una speciale predilezione per il Beato
Angelico, il cui spirito sembra rivivere in queste pareti.
CAPPELLA SVIZZERA O DEI SANTI GIOACCHINO E ANNA
È stata affrescata da Carlo Donati negli anni 1935-1938, su
commissione della Congregazione Universale, con le offerte dei
cattolici svizzeri. Il pittore ha decorato le sezioni superiori delle
pareti con figure di santi nati o operanti in Svizzera e in quelle
inferiori, entro quattro grandi quadri, episodi dei Ss. Gioacchino e
Anna e di Maria Bambina.
Il Donati con questi dipinti si distacca dalla tradizione puristica e
veristica dei precedenti cicli pittorici otto-novecenteschi del
santuario e si apre a influssi di un tardo preraffaellismo, alla
maniera del De Carolis. Vi si riscontra un gusto quasi liberty con una
propensione per un linearismo costantemente perseguito nella
definizione delle figure e con aperture simboliste di segno sia
'iconografico" che 'analogico'.
SAGRESTIA DI S.MARCO O DEL MELOZZO
Custodisce i pregevolissimi affreschi di Melozzo da Forlì che li
eseguì, secondo l'opinione corrente, tra il 1477 e il 1479. Nella
volta ha figurato otto Angeli recanti simboli della Passione, e,
sotto, altrettanti Profeti con una scritta allusiva a un dato momento
della stessa Passione. Nella parete sottostante, in un riquadro
centinato, ha raffigurato l'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Il pittore
avrebbe dovuto affrescare anche i restanti sette riquadri con scene
della Passione ma, per ragioni ignote, non attuò il progetto.
Stupisce in questo cielo l'unità compositiva degli elementi
pittorico-decorativi, con i Profeti che, oltrepassando col capo le
linee delle finestre, si legano alla sezione superiore degli Angeli, i
quali
si staccano prospetticamente dal fondo e sembrano deambulare su
invisibili cristalli. Le figure della volta, angeliche e profetiche,
un tutt'uno con le architetture dipinte, in un organismo decorativo
unitario e autonomo rispetto all'architettura della materia, ritmato
da mirabili scansioni e animato da una luce meridiana che esalta i
lucenti e densi impasti cromatici. Quel che più vi si ammira è
l'abilità prospettica che fece scrivere al Vasari: il Melozzo fu 'un
grandissimo prospettivo'. Un assoluto capolavoro di pittura
quattrocentesca.
LE CAPELLE LATERALI
Nelle due navate laterali della basilica si trovano dodici cappelle,
sei per lato, aperte agli inizi del sec. XVI dal Bramante e ridotte
allo stato attuale, in gran parte, da Andrea Vici nell'ultimo
ventennio del sec. XVIII. Sono state abbellite con pale settecentesche
in mosaico e con modesti dipinti del sec. XX.
Ecco l'ordine delle cappelle della navata destra, dalla Sagrestia del
Melozzo verso l'uscita.
Sposalizio della Madonna - Il mosaico è derivato da una tela di Carlo
Maratta (1625-1713). È detta Cappella Messicana perché fu decorata nel
1933 da Giuseppe Pauri con la storia del Santuario di Guadalupe e del
beato martire Agostino Pro (1891-1927).
Immacolata: anche questo mosaico è copia di un dipinto del Maratta
(1625-1713). La cappella è detta anche della Gioventù Cattolica
Femminile perché Tito Ridolfi nel 1933 vi ha raffigurato le rispettive
sante protettrici: Rosa da Viterbo, Giovanna d'Arco, Maria Bambina, B.
Imelda e, nel 1953, S. Maria Goretti.
Ss. Emidio e Carlo Borromeo: La pala d'altare in mosaico è copia di un
dipinto di Antonio von Marron (1731-1808). Nel 1939 Pasquale de
Monfort, pellegrino a Loreto nel 1704.
Francesco di Paola - Il mosaico è desunto da un dipinto di Cavallucci
di Sermoneta (1752-1795). Beppe Steffanina vi ha raffigurato scene
della vita di Luisa Maria Baudin e di Ranfray, fondatrici delle suore
orsoline, con S. Angela Merici, loro patrona
Ss. Domenico e Agostino - Il mosaico è copia di un dipinto di derio De
Angelis (sec. XIX).
Cappella Massilla-Rogati: è artisticamente la più pregevole delle
cappelle laterali di questa navata. I bronzi che la adornano sono
stati trasferiti qui nell'ultimo ventennio del sec. XVIII, ad opera
del Vici, dalla cappella dell'Immacolata.
Delle due cornucopie in bronzo, sui pilastri d'ingresso, l'una si deve
a Girolamo e Ludovico Lombardo (1547) e l’altra al solo Girolamo
(1581). La pala con la Deposizione e il Cristo risorto è di Antonio
Calcagni, coadiuvato da Tiburzio Vergelli, eseguita tra il 1577 e il
1582: espressiva rappresentazione del mistero pasquale di Cristo,
morto e risorto. I quattro medaglioni ai lati dell'altare sono i
ritratti di Ginevra Ginevri e di Gregorio Massilla (sinistra) e di
Antonietta Rogati e Barbara Massilla (destra); sono stati eseguiti dal
Calcagni nel 1585.
L'Organo, sopra la cantoria, è l'opera n. 1126 della rinomata ditta
Vincenzo Mascioni di Cuvio. È stato installato nel 1993-1994 e
inaugurato il 26 febbraio 1995 dal card. Carlo Maria Martini,
arcivescovo di Milano. L'organo è suddiviso in tre corpi: il primo è
situato sopra la porta d'ingresso, il secondo ('positivo corale') è
sistemato nei pressi del presbiterio, sul lato destro, e il terzo
("espressivo corale') è montato sopra la S. Casa. In totale, nei suoi
tre corpi, l'organo conta 5.283 canne e si configura, così, come uno
dei più grandi e potenti d'Italia.
I medaglioni di Luca Signorelli: Volgendo lo sguardo sulla volta della
navata centrale della basilica, si scorgono 23 medaglioni a monocromo
con Personaggi dell'Antico Testamento recanti cartigli allusivi a
Cristo, Messia regale e sofferente. Venti di essi sono di L.
Signorefli, coadiuvato da discepoli, ascrivibili al 1492 circa.
Battistero: è la prima cappella della navata sinistra, dall'ingresso
verso l'interno, ed è la più importante fra tutte le cappelle
laterali, un vero monumento di arte e di teologia sul battesimo, con
dipinti del Pomarancio nella volta, eseguiti tra il 1612-1615,
ornamenti a stucco e statue di Francesco Selva del 1611-1612, e con il
battistero in bronzo di Tiburzio Vergelli, lavorato tra il 1600 e il
1607. Ai lati due statue in stucco eseguite da Francesco Selva:
Battesimo di sangue (destra), Battesimo di desiderio (sinistra).
Ss. Ignazio e Filippo Neri - Il mosaico è desunto da una tela di
Cristoforo Unterberger (1732-1798). La cappella è detta anche dei
cattolici indiani e nelle pareti reca scene della vita di S. Francesco
Saverio, apostolo dell'India, dipinte da Cesare Peruzzi nel 1932, su
commissione della Congregazione Universale.
S. Francesco d'Assisi - La pala in mosaico è copia del noto dipinto
dei Domenichino (1581-1641), custodito nella chiesa della Concezione
(cappuccini) di Roma. L'anconetano Giuseppe Cherubini nel 1937, su
commissione della Congregazione Universale, figurò nelle pareti i
santi e i beati cappuccini delle Marche: S. Serafino da Montegranaro e
B. Benedetto da Urbino (sinistra), B. Bernardo da Offida e S. Veronica
Giuliani, pellegrina 'in spirito' a Loreto nel 1714 e nel 1715
(destra).
S. Michele arcangelo - La pala d'altare in mosaico è desunta dalla
famosa tela di Guido Reni (1575-1642) esistente nella chiesa della
Concezione a Roma. Nelle pareti si scorgono le figure dei santi
passionisti Paolo della Croce, fondatore della congregazione.
Vincenzo Strambi, vescovo di Macerata, e Gabriele dell'Addolorata,
tutti pellegrini alla S. Casa. Sono opera del pittore Ettore Ballerini
(1934), commissionatagli dalla Congregazione Universale.
Il Nome di Gesù - Il mosaico ovale, raffigurante la Vergine Desolata,
deriva da una tela di Gaspare Landi (1756-1830) e sostituisce un
dipinto raffigurante la Circoncisione, eseguito da Filippo Bellini nel
1592 e ora nel museo pinacoteca. Il Bellini nel 1592 eseguì gli
stucchi e le pitture a olio, parte su tela e parte su muro, delle
volta e delle piccole pareti, su commissione del canonico Mazza.
Ultima cena - Il mosaico è copia della tela di Simon Vouet (1590-1648)
eseguita per la confraternita del Sacramento nel 1627, ora custodita
nel museo-pinacoteca. Nel 1933 Cesare Peruzzi, su commissione della
Congregazione Universale, dipinse sulle pareti episodi della vita di
S. Teresa del Bambin Gesù, che visitò Loreto il 13 novembre 1887,
ricevendo la comunione in S. Casa, come dimostra il quadro centrale
della parete sinistra. Proseguendo si incontra, o l'angolo, il Portale
della Sagrestia di S. Matteo (adibita a 'Pronto soccorso'), recante
alla sommità una splendida lunetta in terra smaltata e invetriata con
la figura di S. Matteo, l'uno e l'altra attribuiti a Benedetto da
Maiano (1481c). Seguendo ancora verso l'uscita, a lato della Cappella
del Crocifisso, ci si immette sulla destra nell'Atrio della Sagrestia
e nella Sala del Tesoro o del Pomarancio.
Si attraversa una porta con artistico Cancello in ferro battuto,
eseguito nel 1894 per la cappella slava da Eugenio Mattacotta su
disegno del Sacconi e qui trasferito in epoca successiva. Sulla parete
sinistra si vede l'antica Iconostasi della S. Casa, eseguita su
un'idea del Sacconi da Eugenio Maccagnani nel 1896 e qui trasferita
dopo l'incendio del 1921. L'attuale sistemazione risale al 1994.



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