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05/01/06 - Preparazione ed Inizio






 


06/01/06 - Giorno
06/01/06 è arrivata la BEFANA
07/01/06 -
Giorno
07/01/06 -
Sera
08/01/06

LA BEFANA
Un tempo la
Befana
veniva col vento di tramontana
su una scopa e col saccone
mezzo pieno di carbone
e lasciava tanti doni
solamente ai bambini buoni.
Ma poi lei è andata a scuola
e ha imparato una cosa sola:
bimbi cattivi non ci sono per niente
non serve il carbone assolutamente!
Non serve la scopa per portare il saccone
se viaggi col razzo a propulsione.
Ci son doni per tutti i bambini,
anche se non esistono più i camini.
Se il mondo è cambiato non fa niente:
la buona Befana verrà certamente
E' tornata la
befana
a cavallo di una scopa:
vola senza far rumore
nella notte nera nera.
Sulle spalle ha tanti sacchi
e li posa sui camini
tira fuori sorridente
i regali per i bambini.
Bambole e trenini
giostre e orsacchiotti,
dischi e grembiulini,
dolci e biscottini,
ma più bello ancora
essa sa donare
una grande gioia
che non si può scordare
La
Befana, (termine che è corruzione di Epifania, cioè manifestazione) è
nell’immaginario collettivo un mitico personaggio con l’aspetto da
vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6
gennaio. La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende
da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde
con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in
ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi. L’iconografia è
fissa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno
scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte
consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate.
Si rifà al suo aspetto la filastrocca (la Befanata) che viene recitata
in suo onore:
" La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col cappello alla romana
viva viva la Befana! "
Nella notte
tra il 5 e il 6 gennaio, a cavalcioni di una scopa, sotto il peso di
un sacco stracolmo di giocattoli, cioccolatini e caramelle (sul cui
fondo non manca mai anche una buona dose di cenere e carbone), passa
sopra i tetti e calandosi dai camini riempie le calze lasciate appese
dai bambini.
Questi, da parte loro, preparano per la buona vecchia, in un piatto,
un mandarino o un’arancia e un bicchiere di vino. Il mattino
successivo insieme ai regali troveranno il pasto consumato e
l’impronta della mano della Befana sulla cenere sparsa nel piatto.
Nella società contadina e preindustriale, salvo rari casi, i doni
consistevano in caramelle, dolcetti, noci e mandarini, insieme a dosi
più o meno consistenti (a insindacabile giudizio della Befana) di
cenere e carbone, come punizione delle inevitabili marachelle
dell’anno.
La Befana, tradizione tipicamente italiana, non ancora soppiantata
dalla figura “straniera” di Babbo Natale, rappresentava anche
l’occasione per integrare il magro bilancio familiare di molti che,
indossati i panni della Vecchia, quella notte tra il 5 il 6 gennaio,
passavano di casa in casa ricevendo doni, perlopiù in natura, in
cambio di un augurio e di un sorriso.
Oggi, se si indossano gli abiti della Befana, lo si fa per
rimpossessarsi del suo ruolo; dispensatrice di regali e di piccole
ramanzine per gli inevitabili capricci di tutti.
Dopo un
periodo in cui era stata relegata nel dimenticatoio, ora la Befana sta
vivendo una seconda giovinezza, legata alla riscoperta e alla
valorizzazione delle antiche radici e della più autentica identità
culturale. L’epifania ha radici lontanissime nel tempo e i rituali a
essa legati non hanno mai perso importanza e in questa bella
tradizione, molto sentita sia dai bambini sia dagli adulti, tutti
ritrovano il sapore del loro passato.

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