ALCOLISMO
Il vino
Il vino, come già detto in
Le bevande e le sostituzioni alimentari,
è uno dei responsabili dei fallimenti di molte diete fai da te; il
motivo è semplice: quanti sanno che un litro di vino equivale a
circa 750 kcal?
Per fortuna oggi i giovani bevono meno vino a tavola e il consumo è
crollato dai 110 litri pro capite per anno del 1966 agli attuali 48:
considerando quelli che anche nel 1966 non bevevano, trent'anni fa
c'era chi si beveva un litro di vino al giorno. Per chi beve
normalmente vino ai pasti è molto facile sostenere che "vino fa
sangue", che un bicchiere di vino fa bene alle arterie" ecc. In realtà
chi beve normalmente vino a tavola, finisce comunque per assumerne
troppo e si deve considerare un "piccolo" alcolizzato (se vi
sembra eccessivo questo paragone, cosa ne pensate di chi si beve un
bicchierino di whisky dopo un piatto di pastasciutta: il contenuto in
alcol è lo stesso di un paio di bicchieri di vino...). Il vino è e
deve essere considerato un liquore che può entrare nel regime
alimentare dell'individuo occasionalmente. La tendenza di badare
sempre più alla qualità e di bere il vino in occasioni particolari
(come un buon cognac o un porto) è sicuramente da privilegiare
rispetto a chi vede nel vino un alimento necessario alla propria
dieta.
Il vino fa bene o fa male? -
Alcune ricerche sostengono che due bicchieri di vino al giorno
facciano bene al cuore. Si basano sulla constatazione che i francesi,
grandi consumatori di formaggi ad alto tenore di grassi saturi, sono
meno colpiti degli americani dai danni alle coronarie prodotti dal
colesterolo. Sembra che ciò sia dovuto alla tradizione francese di
bere vino rosso, molto ricco di resveratrolo, una sostanza prodotta
dalla vite per difendersi dalle infezioni e che nell'uomo abbassa il
colesterolo. Peccato che gli stessi due bicchieri producano un
affaticamento epatico decisamente maggiore rispetto ai benefici
cardiaci, tanto più che il colesterolo può essere controllato
efficacemente con altri metodi. Come dire:
(forse) il vino fa bene al cuore, ma sicuramente distrugge il fegato!
È quello che ha dimostrato una ricerca britannica condotta su
un gran numero di soggetti bevitori "normali": la loro vita media è
inferiore a quella di un analogo campione di non bevitori.
Nel 2002 una ricerca condotta da Alberto Bertelli e D. K. Das, del
Centro di ricerche cardiovascolari dell'università del Connecticut
(Usa) sostiene che anche un bicchiere di vino bianco può far
bene al cuore. Secondo i ricercatori il tirosolo e l'acido caffeico,
presenti sia nei vini rossi che nei bianchi, anche a piccolissime
dosi, sono "potenti" antiossidanti e sarebbero in grado di ridurre
molti fenomeni infiammatori. Riflettiamo su questa ricerca: perché il
tirosolo e l'acido caffeico non vengono impiegati come
antinfiammatori? Ciò che non va nella conclusione è il "potenti";
ormai ci sono centinaia di sostanze che possono agire come
antiossidanti (e la chimica ce lo insegna già da molto tempo): occorre
valutare effettivamente la loro efficacia.
In sostanza molte di queste ricerche sono pilotate dall'enorme
interesse che c'è attorno al vino: non è un caso che in Italia si
plauda scientificamente al bicchiere di vino mentre in Gran Bretagna
lo si condanni senza scampo.
L'alcolismo
- Per chi non fosse convinto che un consumo continuo di vino è
dannoso, ricordo che oltre ai danni epatici (epatite e cirrosi),
l'alcol può essere causa di gastriti, ulcera gastrica e duodenale,
insufficienza pancreatica, miocardiopatie, miopatie, alcune forme di
cancro (carcinoma all'esofago), disturbi nervosi (sindrome di Korsakov,
malattia di Marchiafava-Bignami), osteoporosi. L'alcol etilico viene
degradato nel fegato ad acetaldeide dall'alcol-deidrogenasi, poi ad
acetato dall'acetaldeide-deidrogenasi e infine ad acetil-CoA che entra
nel ciclo di Krebs. Durante il processo si formano acidi grassi che
non vengono degradati a causa dell'effetto tossico dell'alcol sui
mitocondri (per chi fa attività sportiva i mitocondri sono
fondamentali per i processi aerobici); da ciò deriva l'eccessiva
presenza di grassi nel fegato dei bevitori.
Come si misura il danno?
- Il danno epatico si misura banalmente con il livello della
gamma-GT (gammaglutamiltranspeptidasi).
Chi non beve ha livelli inferiori a 20, chi beve mezzo litro di vino
al giorno supera mediamente i 40-50. Chi beve un litro di vino al
giorno da trent'anni arriva a 200 e ha il fegato spacciato.
La quantità di vino accettabile
- Un individuo sano metabolizza 7 g di etanolo all'ora. Tale quantità
corrisponde a 75 ml di vino a 12 gradi (per eliminare completamente
0,75 l di vino occorrono 10 ore il che equivale a dire che bevendo
circa 1,2 l di vino al giorno si ha teoricamente sempre alcol nel
sangue nelle 16 ore che si è svegli) o a circa 25 ml di un liquore a
40 gradi. Rifacendosi alla quantità di 1,2 l di vino a 12 gradi
(definita come soglia etanolica; corrisponde per esempio a 0,4
l di un superalcolico a 40 gradi), R. Albanesi ha dato una definizione
più pratica che psicologica di alcolista:
alcolista è chi assume giornalmente una quantità di alcol uguale o
superiore alla soglia etanolica.
Senza voler demonizzare il vino e i liquori, appare ragionevole
definire accettabile una quantità giornaliera massima di vino di
240 ml (un quinto della soglia etanolica), avente come tempo di
smaltimento quattro o cinque ore. Ovviamente occorre considerare anche
gli altri
contributi alcolici
della giornata (birra, aperitivi, digestivi, superalcolici ecc.). Se
sono presenti, la quantità accettabile di vino spesso è nulla o non
supera il bicchiere.
La strategia giusta -
Vista la quantità accettabile, si comprende immediatamente che la
strategia giusta è quella dei veri intenditori:
bere poco, ma bene.
Il difficile è proprio bere poco...
Da ultimo vogliamo far notare un uso scorretto della
ricerca scientifica.
Notate come questa pubblicità sia psicologicamente geniale (in effetti
è in linea anche con la nostra definizione di quantità accettabile e
con la ricerca in generale):
Le ricerche
scientifiche degli ultimi dieci anni hanno "sentenziato" che il vino
rosso è un alimento di buon valore nutritivo ed un ottimo integratore
energetico adatto anche per gli atleti. Ma le buone doti del vino non
finiscono qui perché l'Arward Medical School ha provato, attraverso le
proprie ricerche, che il vino lavora positivamente sul sistema
immunitario portando benefici a quello cardiovascolare oltre ad avere
in sé effetti anticancerogeni. Nello sconsigliare un forte consumo
individuale di vino tutti i ricercatori e medici sono però d'accordo
che bevendo 1/2 bicchiere al giorno il vino ha qualità
terapeutiche e migliora, fatto questo altrettanto importante, la
qualità della vita.
Perché questa pubblicità non è positiva? Perché:
1) è qualitativamente sbagliata. Se devo bere 1/2 bicchiere di vino al
giorno che energia posso trarre da 30-40 calorie?
2) Il "sentenziato" è troppo roboante perché esistono centinaia di
cibi con un valore nutritivo decisamente superiore a quello del vino.
3) Esistono ricerche che dimostrano che i presunti benefici citati
dall'Arward Medical School sono minimi o addirittura nulli. Ma questo
non si dice.
4) Si sconsiglia l'uso di vino e si parla di 1/2 bicchiere al giorno.
Premesso che se i consumatori di vino bevessero 1/2 bicchiere al
giorno i produttori fallirebbero, è chiaro che il messaggio vuole che
il ricevente memorizzi solo la parte positiva e sia generoso con se
stesso e, superando il 1/2 bicchiere, pensi che comunque il vino fa
bene. Peccato che dimentica che, ammesso che il
vino
faccia
bene al cuore, distrugge il fegato!
5) Come può 1/2 bicchiere di vino al giorno migliorare la qualità
della vita? È ovvio che anche qui si dà per scontata una dose
superiore.
Vino e metabisolfito
Una delle cose che molti non sanno è che il vino contiene conservanti
sospetti; anche coloro che sono pronti a condannare cibi industriali
perché per esempio contengono il terribile E223, non sanno che il
metabisolfito è contenuto in vini eccellenti. Anche i vini "biologici"
vengono spesso prodotti usando "pochissima anidride solforosa". I
derivati dell'anidride solforosa, fra cui il metabisolfito (di sodio o
di potassio, E223 ed E224), irritano il tubo digerente e provocano
alterazioni nel metabolismo di alcuni aminoacidi e della vitamina B1.
La FDA americana ne ha proibito l'uso sui cibi da consumare freschi e
alcuni solfiti non sono permessi in Svizzera e in Australia.
Nella produzione enologica convenzionale si usano molti additivi (metabisolfito,
carboni attivi, stabilizzanti, antiossidanti, sostanze illimpidenti
ecc.) senza che la legge obblighi a esplicitare in etichetta cosa si è
usato. Oltre che per motivi di lunga conservazione, l'uso degli
additivi serve per standardizzare il prodotto e avere un vino che
abbia ogni anno lo stesso sapore, aroma, odore. Anziché additivi
chimici, alcuni produttori usano il freddo come agente conservante
durante il processo di vinificazione, ma tale lodevole accorgimento
passa praticamente inosservato perché a causa del vuoto legislativo
non c'è modo di sapere come è stato prodotto il vino.
Durante la vinificazione il metabisolfito (di potassio) viene usato in
ragione di almeno 0,1 g per litro (la dose massima fissata per legge è
di 0,2 g/l di anidride solforosa). La dose è maggiore per uve poco
sane e per uve con basso grado zuccherino.
A questo punto, visto che la
carta degli
additivi
della
dieta italiana boccia gli additivi derivati dall'anidride solforosa, è
da chiedersi perché non boccia il vino in toto. Il motivo è semplice:
ogni additivo ha un grado di tollerabilità (le cosiddette dosi
giornaliere ammissibili); questo è un concetto che vale anche per i
cibi. Se si assumono 10 kg di zucchero è difficile che non si abbiano
problemi; quest'ultimo esempio deve convincere che si deve sempre
considerare la quantità e non solo fare un elenco di buoni e di
cattivi. L'elenco deriva poi dalle considerazioni quantitative: quegli
additivi che possono essere assunti in dosi preoccupanti (per esempio
bere 2 litri di una bevanda con derivati dell'anidride solforosa come
antiossidante) vengono messi nella lista dei cattivi; quelli la cui
soglia è ben al di là di ogni ragionevole assunzione vengono messi in
quella dei buoni.
Nel caso del vino, la dieta italiana fissa già un limite salutistico
in 240 cc al giorno (un quarto di litro circa); se si beve di più i
danni dell'alcol sono ben maggiori di quelli provocati dal
metabisolfito. La prossima volta che sentirete un sommelier decantare
con molta retorica e molta poesia un vino eccezionale, pensate a come
possa essere definito genuino un alimento che comunque ha bisogno di
conservanti che sono "sconsigliati ai bambini".
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