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CALCIO: GLI
STADI DI SERIE A SONO VIETATI AI DISABILI
Sono tutti fuori norma. Una brillante inchiesta di Matteo Marani del
settimanale "Guerin Sportivo" scoperchia per la prima volta un
incandescente pentolone. E per proseguire l'indagine necessita delle
vostre segnalazioni.....
E’ una porcheria il modo in cui i portatori di handicap vengono
trattati nei nostri stadi, in quelli del campionato piu’ famoso ed anche
piu’ vergognoso del mondo, se guardato dalla parte dei disabili. Nessuno
stadio italiano risponde a tutte le leggi prescritte per loro, alcuni sono
profondamente oltraggiosi verso l’handicap. Nessuno ha mai realizzato
studi sugli impianti di calcio, a livello pubblico e’ il deserto piu’
totale ed i pochi volontari che hanno tentato un’indagine sono finiti
contro il solito, odioso muro di silenzi, indifferenza, bugie, uffici
incompetenti come sempre la maggioranza.
Per la Fiorentina abbiamo atteso inutilmente tre giorni, per Reggio
Calabria sono occorse sette telefonate, a Perugia abbiamo aspettato dieci
minuti in linea il numero di telefono di un disabile: "Certo che lo
abbiamo, aspetti che vedo, un attimo, la prego, attenda ancora". Il
cinismo delle societa’ di calcio, e parliamo di quelle di serie A,
figurarsi nei campionati minori, e’ lampante. Sono preoccupate di
rimpallarsi con le amministrazioni comunali la responsabilità giuridica,
che qui invece e’ prima di tutto morale. Visto che molti club affittano
gli impianti per le gare, secondo un dirigente del Ministero degli Interni
sono corresponsabili in caso di mancato adempimento.
Ma volete la verita’? Nessun esposto, neppure una minima segnalazione e’
mai giunta alla Lega, dove nel 1997 (con deposito del regolamento in
Federcalcio) si e’ stabilito che ogni 400 posti normali uno sia destinato
ai disabili. E il risultato e’ uno scempio: uno ogni 1.658 a Perugia, uno
ogni 1.333 a Cagliari, poco meglio nel resto d’Italia.
"Non gliene frega niente a nessuno" interviene rabbioso, dopo 30 anni di
ululati alla luna, il presidente della Federazione Italiana Sport Disabili
Antonio Vernole, incredulo che un giornale lo abbia cercato per questo.
Assieme all’architetto Giovanni Saulle, un eroe borghese che lavora
gratuitamente per proteggere gli handicappati, hanno iniziato una loro
ricerca. Il risultato e’ sconcertante: dice Vernole che nessuna
federazione, nessuna societa’ sportiva, nessun ente locale si e’ rivolto
al Credito Sportivo per chiedere un mutuo agevolatissimo (1,75 il tasso di
"disinteresse") destinato a finanziare l’abbattimento delle barriere
architettoniche negli stadi, imposto dalla legge 503 del 1996 sugli
edifici pubblici. "Nessuno ha voluto farlo perche’ a nessuno interessa
mettere a posto gli impianti" denuncia ancora Vernole, il quale ha pensato
intelligentemente di lasciare il suo posto in Giunta Coni ad un disabile
al fine di richiamare l’attenzione sul tema. Peccato soltanto che lo
dovranno accompagnare a braccia su e giu’ per le scale: nemmeno nei saloni
bianchi del Foro Italico esistono ascensori o saliscendi adatti.
Osteggiati, dimenticati, nel migliore dei casi emarginati: e’ questo il
trattamento ricorrente nei confronto di chi ha difficolta’ motorie. A
Perugia, per fare dei nomi, esistono appena 16 posti a disposizione degli
handicappati in attesa della ristrutturazione annunciata dal Comune, a
Lecce ben 200, purtroppo sbattuti sulla pista di atletica visto che non e’
mai stato concepito un settore per loro. Avete capito? Non l’hanno nemmeno
visto uno spazio per le carrozzine, gli handicappati usano l’ingresso
delle autoambulanze. Considerando la delibera 1492 del Coni del 19
dicembre 1997, quella sull’impiantistica sportiva che stabilisce la
fruibilita’ da parte dei disabili, lo stadio di Lecce e’ totalmente
carente.
In base all’articolo 24 della Legge 104 del 1992 i locali pubblici sono
sanzionabili, perche’ questo non vale anche per gli stadi di A?
La vergogna e’ che nessuno possa fare nulla. Diffide all’ufficio tecnico
del Comune o al sindaco non sono state avanzate, cosi’ come denunce ai
carabinieri o ricorsi, in via amministrativa, al tar. Magistrati non se ne
sono mai visti all’orizzonte, impegnati ad ascoltare Pantani e Lippi. Ci
sarebbero le commissioni, quelle che dovrebbero intervenire a sanare una
situazione assurda, specchio reale del grado d’incivilta’ di un Paese. Ma
la Commissione tecnica nazionale del Coni, che ha competenza per gli
impianti del costo di oltre 2 miliardi (degli altri si occupa quella
provinciale), approva il piano originale e dunque non puo’ intervenire
successivamente per valutare se lo spazio disegnato sulla carta ha trovato
attuazione. Potrebbe farlo la Commissione provinciale di sicurezza della
Prefettura, ma questa e’ impegnata ad occuparsi soprattutto dei tifosi
violenti, di fatto e’ una costola del Comitato per l’ordine e la
sicurezza. Potrebbe essere allora il caso della Commissione per il credito
sportivo, ma questa entra in funzione solo se qualcuno chiede ovviamente
un prestito. Potrebbe toccare infine alla Commissione tecnica della Lega
calcio, ma li’ ci si occupa di punizioni fisiche in campo e non
psicologiche al di fuori.
Risultato: quattro commissioni e sempre a Lecce i 200 disabili devono
pregare di non avere contemporaneamente bisogno del bagno: ne esiste uno
solo, proprio come a Bari e a Perugia, appena peggio dei due di Cagliari e
Reggio Calabria. In quest’ultima hanno restaurato da poco lo stadio,
dunque c’era la possibilita’ di fare qualcosa di moderno. Macche’: i posti
per i portatori di handicap sono appena 40, in basso, con pochi bagni e
per ora sistemati come capita, dato tra l’altro che il club ed il comune
si fronteggiano per capire a chi debba andare la gestione diretta dello
stadio. A Venezia i disabili pregano perche’ non piova, altrimento
finiscono le partite inzuppati, dopo aver gia’ fatto un sentiero di guerra
fra ponti e barche. A Cagliari esistono solo 30 posti, a Udine appena 15
in piu’, benche’ quest’ultimo sia tutto sommato uno dei migliori. A Roma
si sfiora il capolavoro: secondo la Lazio esistono 210 posti ed entrate
separate, per la Roma i posti sono 60 in meno e non esistono ne’ accessi
speciali ne’ parcheggi idonei. Unico dettaglio, lo stadio e’ sempre
l’Olimpico, dove oltretutto accompagnatori e disabili pagano a differenza
di quanto avviene nella maggioranza degli stadi italiani.
Quello dei parcheggi e’ un altro punto decisamente dolente nella lista
nera. Sei stadi su quindici di serie A non l’hanno previsto, uno in piu’
di quanti non hanno accessi specifici. "Il problema dei disabili viene
sempre sottovalutato" riassume l’architetto Saulle "Se succede qualcosa
allora si che diventa un bel guaio dato che senza percorsi speciali rare
volte esiste una via di fuga. Gli ascensori non sono funzionanti (appena 6
stadi su 15 lo possiedono) e si rischia davvero la tragedia se dovesse mai
capitare qualcosa".
Due societa’ in tutto, l’Inter ed il Parma, hanno pensato bene di
stipendiare una persona per occuparsi unicamente dei portatori di
handicap, la prima (gia’ attiva anche per donare protesi ad Emergency e
nelle visite guidate alla Pinetina) attraverso un altro disabile, la
seconda con una rete di otto persone, tra cui un ascensorista domenicale e
due bariste per i caffe’ e the gratis. Pensare che pagare uno che si
occupi di queste persone costerebbe un millesimo dell’ingaggio di un
normalissimo giocatore di serie A. Troppo? Almeno otto club, di cui uno
quotato in Borsa, non hanno un responsabile che segua da vicino (con
incontri e scambi di pareri) quelli piu’ sfortunati di noi. La Juve ha
deciso, in accordo con una associazione di volontari, di offrire
l’accompagnatore ai disabili che non l’avessero.
Ma le note positive finiscono qui. Ora aiutateci anche voi a scoprire
tutte quelle negative.
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