La malattia di Alzheimer
Cos’è l’Alzheimer?
Alzheimer
e Perusini
Non solo farmaci. ma anche
assistenza
Servono strutture di
accoglienza e cura
L’Alzheimer è una
malattia ereditaria?
Nuovi farmaci per
l'ALZHEIMER
Quali sono i farmaci
per curare l’Alzheimer?
Cos’è l’Alzheimer?
Negli ultimi due
anni gli scienziati hanno fatto delle scoperte di straordinaria
importanza su come la malattia di Alzheimer distrugge il cervello, e i
risultati del loro lavoro li portano sempre più vicini a trovare delle
terapie.
Sembra che
l'Alzheimer insorga perché il normale processo di elaborazione di
alcune proteine si verifica in maniera errata, portando all'accumulo
di frammenti di una proteina tossica nelle cellule e negli spazi
intercellulari del cervello.
Il primo
passo verso la soluzione del mistero venne fatto alla fine degli anni
'80, quando gli scienziati identificarono una molecola chiamata APP,
ovvero Proteina Precursore dell'Amiloide. L'APP è una normale proteina
prodotta da neuroni sani, che attraversa la membrana cellulare. Più di
recente, i ricercatori individuarono almeno tre enzimi - detti alfa,
beta e gamma secretasi - i quali possono dividere l'APP in parti più
piccole (la beta secretasi è stata identificata con certezza l'anno
scorso). Diversamente dalla alfa secretasi, che porta alla formazione
di una proteina innocua, gli enzimi beta e gamma contribuiscono
insieme a generare una proteina più corta e con la tendenza ad
aggregarsi, denominata beta amiloide (A-beta). Tutti produciamo la
proteina A-beta, "Ma il problema - dice il dottor Dennis Selkoe della
Harvard Medical School e del Boston Brigham and Women's Hospital.-
consiste nel suo smaltimento: di solito l'A-beta viene digerita dopo
essersi staccata dalla cellula, ma talvolta forma degli insiemi
insolubili detti fibrille, che poi si uniscono insieme creando le
placche. La correlazione tra densità delle placche e gravità della
malattia è molto incerta. Per di più, simili placche si ritrovano
nella maggior parte delle persone anziane. Tuttavia la loro presenza
massiccia nell'ippocampo e nella corteccia cerebrale è specifica dei
malati di Alzheimer"
La malattia di
Alzheimer, che rappresenta il 60 % di tutte le
demenze,
prende il nome da Alois Alzheimer (1864-1915), neurologo attivo ad
Heidelberg e poi a Monaco, che ne descrisse tra il 1907 ed il 1911 le
principali caratteristiche microscopiche cerebrali.
La malattia di
Alzheimer è un processo degenerativo cerebrale che provoca un declino
progressivo e globale delle funzioni intellettive associato ad un
deterioramento della personalità e della vita di relazione.
Progressivamente
l'ammalato perde l'autonomia nell'esecuzione degli atti quotidiani
della vita e diventa completamente dipendente dagli altri. Può durare
tra gli 8 e i 15 anni.
La malattia di
Alzheimer coglie in modo conclamato circa il 5 % delle persone con 60
o più anni: in Italia si stimano 500.000 ammalati e nella sola
Lombardia 55.000 (con una previsione di aumento entro il 2000 pari al
40 %). I sintomi possono essere:
o
perdita
significativa della memoria (amnesia);
o
cambiamenti di comportamento e alterazione della personalità;
o
perdita
di iniziativa e di interesse;
o
problemi di linguaggio (afasia);
o
confusione;
o
perdita
di orientamento nello spazio e nel tempo;
o
incapacità a riconoscere persone, cose e luoghi (agnosia);
o
incapacità a compiere gli atti quotidiani della vita -lavarsi,
vestirsi, mangiare (aprassia);
o
deliri
e/o allucinazioni;
o
totale
dipendenza da chi assiste.
Non esiste un test
semplice per diagnosticare la malattia di Alzheimer. Comunque, è
importante che la persona con sintomi di deterioramento grave della
memoria sia sottoposta ad un completo accertamento medico per:
·
stabilire una diagnosi e individuare altre possibili cause di demenza
eventualmente trattabili (ipotiroidismo, intossicazione da farmaci,
tumore, idrocefalo normoteso, ematoma subdurale, depressione).
·
consentire a chi assiste l'ammalato di prepararsi per far fronte alla
malattia.
E' il primo passo
necessario per una pianificazione del futuro.
|
Nessuno deve accettare come
spiegazione il fatto che sta "invecchiando" |
Alzheimer
e Perusini
La
malattia di Alzheimer è stata descritta per la prima volta nel 1906
dal neuropatologo Alois Alzheimer (1863-1915)(nella
fotografia a sinistra).
Fu
durante la Convenzione psichiatrica di Tubingen che Alzheimer presentò
il caso di una donna di 51 anni affetta da una sconosciuta forma di
demenza.. Ma fu soltanto nel 1910 che la malattia ebbe un nome,
quando Emil Kraepelin, il più famoso psichiatra di lingua
tedesca dell'epoca, ripubblicò il suo trattato "Psichiatria",
nel quale definiva una nuova forma di demenza scoperta da Alzheimer,
chiamandola appunto malattia di Alzheimer.
Risulta peraltro che, nella caratterizzazione della malattia, abbia
avuto un ruolo chiave anche un giovane ricercatore italiano:
Gaetano Perusini (1879-1915)(nella fotografia a destra).
Egli faceva parte di un gruppo di psichiatri italiani che preferì non
seguire la moda allora vigente della teorie non organiche, vale a dire
della soluzione e del trattamento psicoanalitico come privilegiati per
le malattie mentali. Essi preferirono affidare la propria preparazione
allo studio anatomico dei cervelli dei pazienti. Su questa linea era
anche Alois Alzheimer, che seguiva gli orientamenti della scuola
prettamente anatomica di Emil Kraepelin.
Il
Perusini si recò nel 1906 a Monaco, proprio presso la scuola di
Kraepelin e sembra che sia stato quest'ultimo ad affiancarlo ad
Alzheimer nella ricerca.
Non si conosce con esattezza la data di
arrivo di Perusini a Monaco: non è certo cioè che egli avesse già
iniziato a frequentare il laboratorio di Alzheimer all'epoca della
Convenzione di Tubingen
(3-4 novembre 1906). Certo è invece che il maestro
affidò al giovane ricercatore italiano almeno la continuazione della
sua ricerca sulla strana forma di demenza e tanto dovette esserne
soddisfatto da permettergli di rianalizzare (o di continuare) persino
il suo primo caso clinico, che Alzheimer non doveva considerare
concluso. Perusini studiò quattro casi e organizzò il suo studio in 54
pagine e 79 figure, che furono pubblicate sulla rivista
Histologische und
histopathologische Arbeiten; autori Franz Nissl
ed Alois Alzheimer. Perusini non veniva nemmeno citato.
L'importanza di questo studio, comunque, sta soprattutto nel fatto che
Perusini percepì l'azione di una specie di cemento che incollava
insieme le fibrille neuronali. Questa scoperta di fatto risale a circa
dieci anni fa, esattamente al 1984, quando venne fatto ampio uso della
più sofisticata biologia molecolare.
NON SOLO FARMACI, MA
ANCHE ASSISTENZA PER I MALATI DI ALZHEIMER
Sarà presto operativo un nuovo
sistema di aiuto nella gestione della malattia
Sperimentazione,
assistenza, formazione e sostegno: quattro parole chiave per definire
gli obiettivi del Progetto Alzheimer, finanziato dal
Ministero della Salute e presto operativo nella
Regione Marche.
Lo scopo ultimo
è la creazione di un sistema regionale di assistenza continuativa per
i pazienti con demenza senile, in grado di contare su personale
esperto e su una rete di servizi sparsi in tutto il Territorio.
Molti i risultati
che il Comitato di Coordinamento Scientifico, al quale è stato
affidato il progetto, ha realizzato fino ad ora.
Ha iniziato dalla
formazione, occupandosi di quella di oltre 1.500 operatori; ha poi
creato sei Centri diurni, ad Ancona, Pesaro, Recanati, Fermo,
Senigallia e Fano; ha aperto due Unità residenziali Alzheimer in Rsa
(Residenza Sanitaria per Anziani) e diversi Studi scientifici.
Da queste
esperienze sono nate anche due pubblicazioni, "Malattia di
Alzheimer, manuale per gli operatori" e "Progettare
l'ambiente per l'Alzheimer", realizzati dagli stessi membri
del Comitato scientifico in collaborazione con esperti ricercatori.
L'Assessore
regionale alla Sanità, Augusto Melappioni, ci spiega
di cosa trattano questi libri: "Il primo è uno strumento
essenziale e concreto destinato a tutti coloro che si occupano
dell'assistenza ai malati, mentre l'altro volume rappresenta la
sintesi di un approfondito studio sulle soluzioni tecniche ed
architettoniche per costruire ed adattare abitazioni private, centri
diurni, residenze sanitarie, in modo da creare un ambiente terapeutico
che garantisca sicurezza e serenità ai pazienti".
"Tutto il
lavoro fino ad ora svolto - prosegue l'Assessore - è il
condensato di un percorso portato avanti come sperimentazione e che
terminerà con l'organizzazione di un sistema regionale di assistenza
ai pazienti con demenza senile".
Il Distretto
Sanitario sarà l'organo centrale di questo sistema, e svolgerà la sua
azione attraverso le Unità Valutative Alzheimer (Uva)
e lo Sportello della Salute.
Il paziente potrà
poi fare riferimento ad un referente che lo seguirà per tutto il
percorso della malattia, indirizzandolo verso le varie possibilità
assistenziali e supportando la famiglia con informazioni, consulenze,
passaggi istituzionali e sanitari.
Il sistema
regionale sarà infine caratterizzato da una serie di interventi per
migliorare l'assistenza domiciliare, per adeguare le abitazioni, per
potenziare la rete dei centri diurni e delle Unità di Alzheimer.
Enrico
Brizioli, responsabile del Progetto Alzheimer, ha anticipato
la data di conclusione della sperimentazione: "Il nuovo modello di
gestione operativa e assistenziale sarà a regime entro il 31 marzo
2005".
Una risposta
complessiva alla malattia che non sarà solo farmacologica, quindi, ma
che, oltre ad agevolare la vita di molte famiglie, garantirà anche
notevoli risparmi: fino a 250 euro al mese nel caso dei medicinali per
contrastare le devianze mentali, fino a 100 euro per quelli contro la
demenza.
Alle spese
sostenute per i farmaci, necessari peraltro per un lungo periodo di
tempo (generalmente 8-10 anni) si aggiunge il mancato guadagno sia dei
pazienti che dei familiari, che spesso sono costretti ad abbandonare
il lavoro per prendersi cura del congiunto.
I Sistemi Sanitari
e i Servizi Sociali necessitano quindi di rapide soluzioni per ridurre
il peso veramente consistente che grava sulla società a causa di
questo gruppo di patologie.
Patologie non
curabili e le cui cause sono ancora sconosciute.
I sintomi, invece,
sono ben noti.
L'Alzheimer
porta il malato ad una progressiva perdita delle funzioni
cerebrali, fino a perdersi sui percorsi conosciuti, a non orientarsi
nemmeno tra le mura di casa, e a perdere anche la capacità di
riconoscere facce e luoghi.
La ricerca
epidemiologica (delle cause e dei meccanismi di diffusione
delle malattie) sulla demenza è ben lontana
dall'aver esaurito le sue potenzialità.
Le attuali
conoscenze epidemiologiche e biologiche suggeriscono che le demenze in
generale - e la malattia di Alzheimer in particolare - siano delle
patologie con una lunga fase preclinica, nella quale vari interventi
volti a prevenire lo sviluppo della malattia possono essere possibili.
Ci sono, tuttavia,
ancora molte incertezze riguardo al ruolo dei diversi fattori di
rischio o di protezione.
Si ritiene che la
maggior parte dei casi di malattia di Alzheimer ad esordio in età
senile sia dovuta all'associazione di due o tre fattori specifici,
mentre l'età di esordio e la progressione della malattia sono
sicuramente determinati dalla complessa interazione di numerosi
fattori genetici e ambientali.
Gli studi e le
ricerche in questo settore sono quindi fondamentali per evitare il
continuo aumento di casi: nella sola Regione Marche le persone
costrette a convivere con la malattia aumentano ogni anno di 2.500
unità.
E nell'attesa,
progetti e iniziative di sostegno e di assistenza, come quelle
realizzate dalla regione Marche, rappresentano un significativo segno
di sensibilità e cultura.
Sito del
Ministero della Salute
AIMA -
Associazione Italiana Malattia di Alzheimer
Il Numero Verde
Linea Verde Alzheimer A.I.M.A. (800-371332) è attivo:
lunedì e venerdì
10.00/13.00 e 14.00/18.00, martedì/mercoledì e giovedì 10.00/13.00 e
14.00/20.00.
Il servizio
fornisce informazioni e suggerimenti sulla malattia, i centri di cura,
le possibilità di diagnosi, l'assistenza.
SERVONO STRUTTURE DI
ACCOGLIENZA E CURA
A Padova posa della prima pietra di
una casa per i malati di Alzheimer,a Vicenza stanziati 48 miliardi per
la costruzione di nuovi edifici
Un posto, dove
essere sicuri che disabili ed anziani, sono assistiti e curati nel
migliore dei modi. In Italia servono le strutture adeguate per
l'accoglienza e l'assistenza di chi non e' autosufficiente, ossia gli
anziani e i disabili. A Padova, è stato appena ultimato il primo
tratto di fondamenta della Casa di assistenza per i malati di
Alzheimer, "Madre Teresa di Calcutta". L'avvio dei lavori e' stato
benedetto dal vescovo patavino, mons. Antonio Mattiazzo. L'apertura
del cantiere, e' stata possibile, grazie alle offerte raccolte durante
il Giubileo. Offerte che hanno raggiunto la somma di un miliardo e 425
milioni di lire, cui si aggiungono, 750 milioni della Curia Vescovile
di Padova, provenienti dai fondi dell'8 per mille, assegnati dalla CEI
alla diocesi per opere di carita' ed un miliardo e mezzo stanziato
dalla precedente amministrazione regionale. Sono previsti anche altri
contributi. Il complesso di Casa Madre Teresa di Calcutta, la cui
costruzione dovrebbe concludersi in circa due anni, occuperà 9325
metri quadri su un terreno di 36 mila metri, donato dall'Opsa, l'Opera
provvidenza Sant'Antonio. Il progetto prevede la realizzazione di due
nuclei per malati residenziali con 17 posti letto ciascuno e due
nuclei per interventi diurni, con un totale di 40 unita'. Ogni unita'
avra', tra l'altro, uno spazio giardino e percorsi studiati
appositamente per questo tipo di malati. Investimenti in corso anche a
Vicenza e provincia. Oltre 48 miliardi, di cui 28 in conto capitale,
sono stati finanziati dalla Regione Veneto, per la realizzazione di
nuove strutture per anziani e disabili nel territorio di competenza
delle Ulss vicentine. L'annuncio e' stato dato dall'assessore alle
politiche sociali del Veneto, Antonio De Poli , nel corso di un
incontro , all'Ospedale di Vicenza. Questi investimenti servono a
potenziare l'integrazione tra settore sociale e sanitario, per la
quale il veneto, e' la regione leader in Italia e che rappresenta
l'unica risposta efficace alle esigenze di anziani, disabili e delle
loro famiglie. De Poli ha ribadito la necessita' di far approvare il
nuovo testo unico delle leggi sulle politiche sociali, per unificare
le 38 leggi attuali ed ammodernare la legislazione in quanto a
standard strutturali ed organizzativi e processi di qualita', creando
nuovi centri diurni (notturni per particolari patologie) ed i
cosiddetti posti letto di sollievo per le famiglie che assistono in
casa persone non autosufficienti.
PER INFO:
ASSESSORATO ALLE
POLITICHE SOCIALI
REGIONE VENETO
Palazzo Balbi -
Dorsoduro, 3901
TEL.041/2792881 FAX
041/2792883
L’Alzheimer è una malattia ereditaria?
Fin da quando Alois
Alzheimer identificò la malattia, nel 1907, gli epidemiologi hanno
cercato di comprenderne i meccanismi e si sono domandati se fosse
ereditaria, e perciò influenzata in primo luogo dai geni, o se fosse
piuttosto causata da fattori ambientali. Negli anni 80 furono
identificate alcune grandi famiglie in cui la malattia si trasmette da
una generazione alla successiva. Una simile modalità di trasmissione
indicava che i membri di queste famiglie avevano ereditato un gene
difettoso, dominante rispetto a quello normale. Sull'ereditarietà,
responsabile di una piccola percentuale di casi, molto resta da
chiarire. Negli ultimi dieci anni, i ricercatori hanno individuato tre
geni che possono, dopo aver subito una mutazione, produrre l'A-beta in
quantità eccessiva. Queste mutazioni si ereditano per via familiare e,
virtualmente, tutti coloro che ne ereditano una sviluppano il morbo di
Alzheimer entro i 60 anni. L'Alzheimer familiare ad esordio precoce è
raro (rappresenta il 3 - 5 % di tutti i casi).
La forma comune
della malattia ha anch'essa una componente genetica.
"Ma la maggior
parte di questi malati non ha dei geni che causano direttamente la
malattia, è la loro conformazione genetica che li rende più
suscettibili a cause ambientali". dice Rudy Tanzi, genetista alla
Harvard Medical School. Queste cause non sono conosciute, ma sappiamo
che esistono, e, come dimostra il caso di Sally Luxon e di Diane
Schuller, sono molto potenti. Sally e Diane sono gemelle identiche e
hanno la stessa serie di geni.
I pochi
fattori di rischio finora identificati sono interessanti ma non
chiarificatori. I traumi cranici sono probabilmente fra quelli più
documentati e sembra che una scarsa istruzione nella prima infanzia
possa essere correlata ad un aumento del rischio. Correlazione,
tuttavia, non equivale a un nesso di causa-effetto, e questi fattori
potrebbero essere in realtà indicatori di altri agenti o eventi: ad
esempio un trauma cranico potrebbe semplicemente ridurre il numero dei
neuroni, provocando in tal modo la comparsa precoce dell'Alzheimer e
un basso livello di scolarizzazione potrebbe indicare un'altra forma
di carenza verificatasi durante l'infanzia.
Quali sono i farmaci per curare l’Alzheimer?
Al momento esistono
solo farmaci sintomatici, che non sono in grado di intervenire o di
bloccare la progressione della malattia. Gli inibitori dell'acetilcolinesterasi
rappresentano, attualmente, il principale trattamento per la malattia
di Alzheimer. Nel cervello l'acetilcolina - un neurotrasmettitore
coinvolto nella comunicazione tra le cellule nervose - invia messaggi
da una cellula all'altra. Un enzima, chiamato acetilcolinesterasi,
distrugge l'acetilcolina dopo che questa è stata usata, in modo che
non si accumuli tra le cellule nervose e non causi complicazioni. Le
ricerche hanno dimostrato che non c'è sufficiente acetilcolina nel
cervello dei malati di Alzheimer. Perciò, inibendo l'enzima che
distrugge l'acetilcolina, si mantiene nel cervello una più elevata
concentrazione di acetilcolina e si aumenta la comunicazione tra le
cellule nervose. Gli studi clinici hanno mostrato una superiorità di
questi farmaci (attualmente sono in commercio in Italia il Donepezil,
la Rivastigmina e la Galantamina) rispetto al placebo a variabili
cognitive e, talvolta, a misure delle attività della vita quotidiana.
Anche i disturbi del comportamento, secondo alcune ipotesi suggestive
da verificare, potrebbero essere sensibili a questo tipo di
intervento. Sebbene una certa proporzione di pazienti abbia risposto
positivamente al trattamento con anticolinesterasici, è evidente che
tale approccio è limitato perché non è diretto alla causa scatenante
della malattia.
Gli scienziati
continuano le ricerche sugli antinfiammatori non steroidei per ridurre
l'infiammazione che accompagna la formazione delle placche.
Un'altra
prospettiva, più avanti nella sperimentazione, deriva dalla creazione
di un vaccino che prevenga la formazione delle placche. Negli ultimi
mesi sono stati pubblicati alcuni studi che riguardano gli effetti di
questa vaccinazione sull'apprendimento e la memoria in topi
transgenici. La sperimentazione sui topi geneticamente programmati per
produrre placche di beta amiloide nel proprio cervello ha dimostrato
due fatti: nei topi transgenici ancora sani il vaccino ha evitato la
formazione delle placche e, iniettato nei topi che avevano già
sviluppato le placche nel cervello, ne ha ridotto il numero. Il
vaccino viene ora sperimentato sugli uomini: circa 100 persone negli
Stati Uniti e in Inghilterra sono coinvolte in questa prima fase della
ricerca che valuta la tollerabilità del farmaco. Successivamente,
verranno effettuati studi più ampi per continuare a verificarne la
tollerabilità e a stabilirne l'efficacia.
Esiste un numero a
cui chiedere tutte le informazioni in merito:
Pronto
Alzheimer della Federazione Alzheimer Italia
Via T.Marino, 7 -
20121 Milano
Tel. 02-809767 r.a.
- Fax 02-875781
NUOVI FARMACI PER
L'ALZHEIMER
Se di Alzheimer non si può guarire
, oggi è possibile una prevenzioneefficace che riduce nettamente gli
effetti della malattia
L'Alzheimer, ormai è dato per assodato, è una malattia
degenerativadalla quale è impossibile guarire. In America ed in
Inghilterra tuttavia, sistanno conducendo interessanti studi per
prevenire la patologia, si trattadi studi che stanno danno buoni
risultati e soprattutto molta speranza.
L'Alzheimer è una
malattia che colpisce la popolazione della terza età, è una forma di
demenza senile degenerativa. In Italia ne soffrono circa 300mila
persone, 50 mila solo in Veneto. La malattia induce nei
soggetticolpiti disturbi cognitivi, primo fra tutti c'è la progressiva
perdita dimemoria dei ricordi. Il 50 per cento dei pazienti affetto da
Alzheimeraccusa inoltre disturbi comportamentali, come agitazione,
atteggiamentialimentari e sessuali abnormi, scatti di collera e di
violenza, delirio,allucinazioni, ansia, fobie, depressione o euforia,
alterazione dei ritmisonno-sveglia e il girovagare continuo senza
meta.
Tutte queste
informazioni sulla malattia, sono emerse durante unconvegno che si è
svolto a Padova dal titolo "Il malato diAlzheimer", coordinato
dal geriatra Giuliano Enzi e organizzato alteatro Don Bosco dal Lions
Club del capoluogo euganeo "Padova Carraresi" presieduto da Anna
Ballan.
Il punto sullo
stato di evoluzione della ricerca, in relazioni aglistudi ed alle
sperimentazioni in corso in America ed in Inghilterra è statofatto dal
professor Bruno Tavolato, direttore della Clinica Neurologica IIdell¹ospedale
Geriatrico. "La ricerca citata, e già culminata nellasperimentazione
sull' uomo di farmaci innovativi ad hoc, punta ad impedirel¹accumulo
nel cervello della proteina incriminata e quindi a sconfiggerela
patologia anticipandola" ha spiegato Tavolato. "La fatica maggiore
èstata superata, ora bisogna individuare le dosi giuste da
somministrare. Il progetto è finanziato dalle più importanti case
farmaceutiche del mondo,ognuna delle quali decisa ad accaparrarsi
l'esclusiva di quello che sipreannuncia l'affare del secolo.
La prospettiva di
debellare l'Alzheimer è straordinaria, visto che almomento questa
forma di demenza può essere tenuta solo sotto controllo, conmedicinali
molto costosi: il prezzo è di 250/ 300 mila lire al mese apaziente.
Farmaci che vengono passati dal servizio sanitario nazionale soloai
malati non gravi per ritardare la perdita di memoria di sei o al
massimododici mesi.
"L'Alzheimer si
accanisce soprattutto sugli ultrassessantacinquenni, inparticolare le
donne, ed in un quarto dei casi suscita livelli di disabilità fisica
da moderata a totale. Spesso il declino e la perdita diautosufficienza
sono accellerati dall'insorgere di altre patologie , pero'
trascurate". Lo ha affermato la dottoressa Stefania Maggi del Centro
di Invecchiamento del CNR di Padova.
La malattia
può essere scatenata anche da disturbi cardiovascolari.Molti tipi di
infarto provocano demenza, mentre l'ictus aumenta di novevolte il
rischio di contrarla. Due patologie strettamente correlate
allapressione alta ecco perché è fondamentale tenere sotto controllo e
curare l'ipertensione. Oggi sul mercato esistono farmaci
antipertensivi di tutte le specie con ridotti effetti collaterali.
L'unica avvertenza che deve avere ilpaziente è quella di assumere il
farmaco , prescrittogli dal medico, piùadatto alla sua anamnesi.
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