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Sergio Maiorano onlus |
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LA
VISTA
L'occhio è
il principale sistema sensoriale che ci permette di conoscere il mondo che ci
circonda. Il campo visivo è la proiezione ottica della rappresentazione visiva
del mondo esterno sulla retina. Tuttavia quelle che noi vediamo, in realtà,
non sono le immagini che percepisce la retina, ma l'elaborazione di queste
immagini effettuata a livello del sistema nervoso centrale. Infatti quando uno
stimolo luminoso colpisce i fotorecettori retinici, si innesca un complesso
processo fotochimico e bioelettrico dove l'attività elettrica originata nei
fotorecettori viene trasmessa alle cellule ganglionari della retina
tramite le cellule bipolari attraverso le vie magnocellulare e parvocellulare,
passando per il corpo genicolato laterale, fino alla corteccia celebrale dove
le immagini sono elaborate.
I
fotorecettori svolgono l'importante funzione di trasduzione, sono cioè cellule
sensibili alla luce in grado di trasformare il segnale luminoso in
informazione chimica e quindi elettrica. Si distinguono due tipi di fotorecettori:
i
coni e i bastoncelli, che sono situati nella parte
più esterna della retina.
Fra coni e bastoncelli non ci sono differenze sostanziali, ma solo differenze
che riguardano la forma del segmento esterno, nel caso dei bastoncelli questo
è costituito da un "sacchettino" che contiene impilati i dischi contenenti il
pigmento, mentre nel caso dei coni la membrana plasmatica si ripiega a
"fisarmonica".

La retina
dell'occhio umano contiene un mosaico di quattro tipi di recettori: i
bastoncelli e tre tipi di coni. Ognuno di questi quattro tipi di recettori
contiene un pigmento differente. I pigmenti sono diversi nella struttura
chimica e di conseguenza nelle capacità relative di assorbire luce di
differenti lunghezze d'onda.
Infatti i fotorecettori contengono sostanze colorate (pigmenti) che hanno la
funzione di assorbire la luce.
Nei bastoncelli tale pigmento è denominato rodopsina o porpora visiva ed è
formato da un gruppo cromoforo derivato dalla vitamina A e da una particolare
proteina, ossia l'opsina. I bastoncelli sono sensibili a piccole quantità di
energia e pertanto sono attivi anche in condizioni di scarsa luminosità (visione
scotopica).
Il pigmento dei coni (in realtà costituito da tre pigmenti diversi) è
denominato iodopsina e, rispetto alla rodopsina dei bastoncelli, ha un diverso
spettro di assorbimento che rende i coni più sensibili alle alte luminosità (visione
fotopica)
e alla percezione dei colori.
A livelli di luminosità intermedi (visione
mesopica)
sono sensibili entrambi i tipi di fotorecettori.
Le vie
visive centrali
La retina
contiene approssimativamente 130 milioni di fotorecettori, 6 milioni di
cellule bipolari e un milione di cellule ganglionari.
Le cellule orizzontali adattano la sensibilità delle cellule bipolari alla
stimolazione dei fotorecettori; le cellule amacrine svolgono la stessa
funzione a livello sinaptico tra le cellule bipolari e ganglionari. Gli
effetti risultanti sono il coordinameto dell'attività di diverse cellule
ganglionari e di accentuare il contrasto e migliorare l'immagine. Alcune
cellule ganglionari vengono eccitate dalla luce che arriva al centro del loro
campo sensitivo (cellule
centro-on).
Altre sono inibite dalla luce nella zona centrale, ma stimolate
dall'illuminazione periferica (cellule
centro-off).
Oltre alla qualità centro-on e centro-off, le cellule gangliari della retina
vengono distinte, per quanto riguarda altre caratteristiche anatomo-funzionali,
in cellule X, Y e W. Le cellule X, corrispondenti al tipo anatomico b, hanno
corpi cellulari di piccole dimensioni e piccoli campi dendritici. Piccoli sono
pure i campi recettivi e lenta la velocità di conduzione dei loro assoni.
Queste cellule vengono considerate l'origine di un sistema deputato alla alta
risoluzione dei dettagli.

Le cellule
Y, corrispondenti al tipo morfologico a, hanno i corpi cellulari più grandi e
ampie arborizzazioni dendritiche, con assoni a rapida velocità di conduzione.
Questi neuroni, che rispondono solo a stimoli di grandi dimensioni e che si
muovono ad alte velocità, vengono ritenuti gli elementi di origine del sistema
devoluto all'analisi del movimento degli oggetti.
Le cellule W, corrispondenti al tipo morfologico g, hanno caratteristiche
intermedie fra le precedenti (piccolo corpo ed estesa arborizzazione), ma la
loro presenza, dimostrata nel gatto, non è stata confermata nei primati.
Inoltre, molte cellule gangliari, dette ad antagonismo spettrale, sono
caratterizzate da campi recettivi con zone antagoniste per differenti
lunghezze d'onda. Alcune per esempio sono eccitate da una luce rossa
presentata sul centro del campo recettivo e inibite se la periferia del campo
è illuminata da luce verde. Altre si comportano in maniera reciproca. Altre
ancora rispondono in maniera analoga ma per le coppie di colori giallo-blu.
La funzione principale della retina del primate sembra dunque quella della
codificazione del campo visivo in campi recettivi antagonisti.
Il flusso d' informazioni, così parzialmente elaborato dalla retina, viene
convogliato ai centri nervosi superiori.
La corteccia
cerebrale
Le
informazioni visive viaggiano dalla retina alla corteccia visiva attraverso
le
vie magnocellulare e parvocellulare,
passando per
il corpo
genicolato laterale.
Gli strati del corpo genicolato laterale trasmettono quindi alla corteccia sia
informazioni relative ai colori sia informazioni relative ai contrasti
acromatici di luminosità. Gli strati magnocellulari sono invece deputati alla
trasmissione di informazioni relative alla visione acromatica.
Le cellule sensibili ai colori sono organizzate in formazioni cilindriche
chiamate BLOB che attraversano i diversi strati sopramenzionati e sono
localizzate secondo la topografia delle colonne di dominanza oculare. Le aree
interblob ricevono pure proiezioni di tipo parvicellulare ma l'informazione
trasmessa non ha finalità sulla discriminazione del colore.
Si pensa oggi che il sistema parvicellulari interblob elabori le informazioni
necessarie per la percezione delle forme mentre il sistema parvicellulari blob
analizzi la percezione dei colori e quello magnicellulare codifichi la
percezione di movimento e la profondità di campo.
Nella corteccia le afferenze provenienti dalle cellule ad opponenza semplice
si accoppiano in modo da dare origine a cellule ad opponenza doppia, le quali
sono particolarmente numerose a livello dei blob.
Anche queste cellule posseggono campi recettivi nei quali esiste antagonismo
tra centro e periferia, ma le afferenze che giungono alle diverse parti del
campo sono organizzate in modo differente.
Le caratteristiche delle cellule ad opponenza doppia possono spiegare il
fenomeno psicologico del contrasto fra i colori in quanto, nelle diverse parti
del campo recettivo di queste cellule si stabilisce un antagonismo fra singole
coppie di coni con sensibilità spettrale diversa.
La presenza di queste cellule può anche spiegare il fenomeno del contrasto
cromatico simultaneo; una cellula siffatta è in grado di rispondere
positivamente sia per la presentazione di una luce verde proiettata al centro
del campo recettivo sia per la presentazione di una luce rossa proiettata alla
periferia del campo recettivo: l'informazione finale sarà una stimolazione
positiva per il colore verde.
Forniamo un esempio: immaginiamo ora un oggetto grigio posto su uno sfondo
rosso ed una cellula ad opponenza doppia posta sul margine della figura. La
cellula stimolata nella sua periferia dallo sfondo rosso farà percepire
l'oggetto grigio con una sfumatura di verde.
In ultimo le cellule ad opponenza doppia si sono dimostrate capaci di
spiegare, seppure empiricamente la costanza dei colori.
Il sistema visivo può effettuare l'estrazione dei veri colori attraverso
l'impiego di vie visive parallele, ognuna delle quali è maggiormente sensibile
ad una frazione limitata dello spettro (canali rosso-verde, blu-giallo,
bianco-nero).
Attraverso questi canali è possibile determinare la luminosità relativa di
ogni parte colorata. Dal confronto dei diversi valori di luminosità relativa
possono essere dedotti i veri colori di una scena visiva.
La luce e
gli oggetti
Il sistema
visivo umano è stimolato elettivamente solo da quella banda dello spettro
elettromagnetico di lunghezza d'onda magnetica compreso tra i 380 e i 760
nanometri.
Gran parte della luce che colpisce gli occhi è costituita da una miscela ben
equilibrata di energia a lunghezze d'onda differenti ed è chiamata
impropriamente "luce bianca". Filtrando la luce bianca in modo da eliminare
tutte le lunghezze d'onda tranne una ristretta banda, la luce che risulta è
chiamata monocromatica (colori spettrali: violetto, indaco, blu, verde,
giallo, arancio, rosso).
In questo ambito, lunghezze d'onda diverse vengono interpretate come colori
diversi, con una lenta variazione dal blu, al verde, al rosso, man mano che la
lunghezza d'onda aumenta. Le persone che hanno una visione normale dei colori
sono in grado di riconoscere miscele di radiazioni luminose di qualsiasi
lunghezza d'onda, combinando in tre proporzioni opportune tre colori primari:
il blu, il verde ed il rosso. Questa proprietà della visione dei colori, detta
tricromia,
dipende dalla presenza nella retina di tre tipi distinti di coni, ognuno dei
quali, come è stato sopra analizzato, possiede un pigmento visivo diverso.

Quando la
luce colpisce un oggetto, può essere assorbita e l'energia convertita in
calore, può attraversare l'oggetto o essere riflessa dallo stesso (colori
pigmentosi). Il colore di un oggetto dipende dalle quantità relative di luce
assorbita e di luce riflessa: gli oggetti colorati riflettono luce che è più
ricca di lunghezze d'onda in certe parti dello spettro visibile che in altre.
Quale sia il colore che noi vediamo, tuttavia, non è solo questione di
lunghezze d'onda bensì dipende oltre che dal contenuto di lunghezze d'onda,
dall'intensità luminosa e dalle proprietà del nostro sistema visivo.
Visione
tridimensionale
Uno dei
principali compiti del sistema visivo, essenziali per l'interazione
dell'individuo con l'ambiente, è quello di conferire alle immagini visive
bidimensionali una valenza tridimensionale.
Si ritiene che il passaggio dalla visione a due dimensioni a quella
tridimensionale si basi su due tipi di elementi di valutazione:
elementi
stereoscopici
basati sulla binocularità ed
elementi
monoculari
relativi
alla profondità di campo.
La visione
stereoscopica si basa sul confronto delle immagini retiniche dei due occhi, ed
è efficace fino ad una distanza di circa 30 metri, oltre la quale le immagini
retiniche dei due occhi sono praticamente identiche. Quando si fissa un
oggetto, l'immagine del punto di fissazione va a cadere, in ciascun occhio,
sulla
fovea,
grazie ai movimenti di vergenza. Siccome, però, gli occhi distano circa 6 cm
l'uno dall'altro, ogni oggetto che sia più vicino o più lontano rispetto al
punto di fissazione proietta la propria immagine ad una certa distanza dalla
fovea. In particolare, gli oggetti più vicini proiettano la propria immagine
su punti della retina più distanti in senso orizzontale; gli oggetti più
lontani la proiettano su punti della retina più vicini. In altri termini,
tanto più un oggetto è vicino all'osservatore, rispetto ad un punto di
fissazione più lontano, tanto più le sue immagini si formeranno, su ogni
occhio, esternamente rispetto alla fovea. La distanza fra immagini del punto
fissato ed immagini dell'altro punto prende il nome di
disparità
retinica.
Questo fenomeno è apprezzabile anche soggettivamente: si fissa un oggetto
posto ad una certa distanza (1-2 metri, ad esempio), tutte le immagini degli
oggetti più vicini e più lontani rispetto a quello fissato appaiono sdoppiate.
Il sistema visivo è in grado di calcolare tale disparità e di assegnare,
quindi, un senso di maggiore o minore profondità agli oggetti dello spazio
visivo.
La
visione stereoscopica non origina nella retina o nel corpo genicolato
laterale, ma si forma a livello della corteccia striata, o a livelli ancora
più elevati, dove vengono combinati i segnali provenienti dai due occhi.
Quanto finora descritto prende il nome di stereopsi primaria, mentre per
stereopsi secondaria si intende un insieme di meccanismi che, per via
monoculare, sono in grado comunque di dare informazioni sulla profondità degli
oggetti nello spazio visivo. La stereopsi secondaria è operativa, da sola,
oltre i 30 metri di distanza dall'osservatore, in quanto oltre questa distanza
si diventa praticamente monoculari (le immagini retiniche dei due occhi sono
essenzialmente identiche), ed in associazione con la stereopsi primaria a
distanze inferiori.
Gli elementi
monoculari di valutazione della profondità di campo, sono essenzialmente
cinque, e sono gli stessi utilizzati per valutare la profondità in un'immagine
bidimensionale:
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familiarità con l'oggetto:
se si conoscono le dimensioni di un oggetto, se ne può valutare la
distanza; |
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interposizione:
se un'immagine è parzialmente coperta da un'altra, allora la seconda è più
vicina della prima; |
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prospettiva lineare:
le linee parallele, come quelle dei binari, tendono a convergere con la
distanza; quindi tanto maggiore è la convergenza, tanto maggiore è la
distanza degli oggetti nella regione della convergenza stessa; |
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distribuzione delle ombre e della illuminazione:
le macchie di colore più luminose tendono ad essere viste come più vicine
(effetto "chiaroscuro" dei pittori); |
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movimento di parallasse:
se si muove la testa o il corpo da una parte all'altra, le immagini degli
oggetti presenti nel campo visivo si muovono sulla retina; gli oggetti più
vicini sembrano muoversi più velocemente ed in senso inverso ai nostri
movimenti, gli oggetti più lontani sembrano muoversi più lentamente. |
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