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Associazione
Sergio Maiorano onlus |
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Via Vigna del
Piano, 17 - 00060 - Riano (RM)
Telefono:
06/9081091- Cell 347 5759344
Fax:
06/9081091
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LE
ALLERGIE
Le
patologie allergiche rappresentano un rilevante problema di salute
pubblica per l’aumento dei casi e per il conseguente aumento della spesa
pubblica, non solo per la diagnosi e la terapia farmacologica, ma anche
per la possibile inabilità temporanea o permanente al lavoro che può
causare.
Attualmente, almeno un terzo della popolazione lamenta la comparsa di
varie forme allergiche, con uno spettro di manifestazioni cliniche assai
variabili, che coinvolgono l’apparato respiratorio, l’apparato
gastrointestinale, la cute. Negli ultimi dieci anni sono aumentati i casi
di pazienti sensibilizzati verso più sostanze, inoltre all’aumento della
sensibilizzazione è associato un aumento della manifestazione clinica
contemporanea di rinite ed asma allergica.
Allergia
deriva da due parole greche: allos che significa diverso,
ergon che significa effetto. Quando si parla di allergia si
intende perciò la reattività spontanea ed esagerata dell’organismo del
soggetto allergico a particolari sostanze, che risultano invece innocue
nell’80% della popolazione.
I termini ipersensibilità ed allergia sono comunemente usati
come sinonimi. Le malattie allergiche sono malattie atopiche la cui
caratteristica è la presenza di una particolare classe di anticorpi
specifici (IgE). Per atopia si intende la tendenza ereditaria alla
reazione di ipersensibilità immediata da anticorpi IgE.
Patogenesi delle allergie
L’individuo allergico, quando viene a contatto con determinate sostanze,
innocue per altri individui, sviluppa una risposta immunitaria abnorme. Le
sostanze in grado di stimolare la reazione allergica vengono dette
allergeni. L’allergene è infatti considerata una sostanza dotata di
potere antigene, cioè tale da provocare la produzione di anticorpi
quando entra nell’organismo.
Gli allergeni possono provocare una reazione allergica penetrando
nell’organismo secondo diverse modalità: più comunemente per via aerea
(come ad esempio le polveri ed i pollini), per via alimentare, per via
topica, per via iniettiva.
Gli allergeni più comuni in natura includono:
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proteine globulari di polline (elemento maschile necessario per la
riproduzione delle piante) |
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veleni di insetti |
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acari della polvere |
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micofiti (muffe e lieviti) |
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alimenti |
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farmaci |
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Il
sistema di difesa dell’organismo
Il nostro organismo possiede un sistema specializzato per difenderci dalle
sostanze tossiche come pure dai microorganismi patogeni. Questo sistema è
costituito dai leucociti o globuli bianchi, dal sistema
macrofagico tessutale e dal tessuto linfoide.
I
leucociti sono prodotti dal midollo osseo e poi immessi nel sangue per
essere trasportati dove è richiesta la loro azione. Alcuni invece
rimangono come "deposito" e vanno nel circolo sanguigno solo in caso di
necessità. Possono essere immaginati come unità mobili del nostro
organismo e costituiscono un rapido e potente mezzo di difesa.
Il
sistema macrofagico tessutale
agisce principalmente mediante leucociti chiamati macrofagi: questi
sono i monociti del sangue migrati nei tessuti. I macrofagi, specializzati
nel processo di fagocitosi, costituiscono una prima linea di difesa
a livello dei tessuti, ma sono responsabili anche della risposta cronica,
a lungo termine, contro l’infezione.
Meccanismo d’azione:
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i
leucociti (eosinofili, basofili, neutrofili, monociti)
distruggono l’agente estraneo "fagocitandolo" |
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il
sistema immunitario forma anticorpi e linfociti sensibilizzati verso
l’agente estraneo |
I
linfociti sono leucociti prodotti dalle cellule staminali del midollo
osseo, durante la fase di sviluppo dell’embrione. Alla fine della vita
embrionale ed alla nascita subiscono dei processi di differenziazione, in
organi specializzati, quindi circolano nel sangue e raggiungono il tessuto
linfatico.
Il
tessuto linfatico risiede in gran parte nei linfonodi e in minore
quantità nel midollo osseo, ma è presente anche in particolari organi
(linfatici) come le tonsille, la milza, il timo e alcune aree del tessuto
gastrointestinale. Sono aree situate in posizioni strategiche al fine di
creare più "fermate di blocco" alla penetrazione degli agenti estranei.
I
linfociti appartengono a due distinti classi: linfociti T, che
derivano dal timo, responsabili dell’immunità cellulare, ed i linfociti
B, che producono gli anticorpi e sono responsabili dell’immunità
umorale.
Gli
allergeni hanno la particolarità di sviluppare il sistema immunitario
mediante la produzione di una classe di anticorpi: le immunoglobuline
di tipo E (IgE). A conferma di ciò, gli individui allergici presentano
un numero maggiore di IgE. L’ipersensibilità IgE-mediata sembra avere una
base genetica, anche se per lo sviluppo della patologia allergica sarebbe
necessaria una esposizione prolungata agli allergeni. Fattori genetici, la
frequenza e l’intensità dell’esposizione all’allergene contribuiscono allo
sviluppo di una risposta allergica ad un particolare antigene.
I
meccanismi d’azione della reazione allergica sono complessi.
Semplificando, si può dire che la prima esposizione ad un allergene causa
una modesta reazione: l’allergene viene riconosciuto come estraneo
dall’organismo dai macrofagi tessutali che li fagocitano, i prodotti di
degranulazione stimolano una classe di linfociti T, i linfociti T
helper (aiutanti) e questi a loro volta inducono un’altra classe di
linfociti, i linfociti B, a produrre anticorpi specifici appartenenti alla
classe delle immunoglobuline IgE. Questa fase viene detta di
sensibilizzazione.
Gli anticorpi formati si fissano alla superficie della membrana di due
organuli:
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i
mastociti, presenti nei tessuti (si trovano numerosi nella
congiuntiva, nelle vie respiratorie, nel tratto gastrointestinale),
che hanno la caratteristica di contenere granuli ricchi di istamina |
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i
basofili (mastocellule circolanti nel sangue) |
Il
sistema immunitario ha la caratteristica di possedere una memoria. Ad una
successiva esposizione, anche dopo anni, l’allergene si lega agli
anticorpi ed i mastociti ed i basofili si "degranulano" e rilasciano dei
mediatori chimici, tra i quali l’istamina. Si ha inoltre stimolo della
produzione e attivazione di eosinofili con conseguente induzione di un
processo infiammatorio cronico. L’esposizione occasionale ad un allergene
determina generalmente una reazione autolimitantesi in pochi giorni,
mentre l’esposizione continua può cronicizzare l’infiammazione e provocare
un danno permanente del tessuto interessato.
L’istamina è la sostanza responsabile della caratteristica reazione
allergica:
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vasodilatazione |
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aumento della permeabilità dei vasi, che si manifesta clinicamente con
l’arrossamento della cute |
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il
pomfo (rilievo cutaneo arrossato e pruriginoso) |
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la
reazione pruriginosa |
Altri
mediatori chimici sono implicati, ma l’istamina è il principale
responsabile dei sintomi allergici: gli starnuti, l’ostruzione nasale, il
prurito, la rinorrea. Agisce stimolando i recettori di terminazioni
nervose, responsabili degli starnuti e del prurito, e i recettori
vascolari, che sono responsabili della secrezione e congestione vasale.
La più
nota e pericolosa reazione allergica è l’anafilassi. Consiste in
una reazione immunitaria acuta provocata dall’introduzione, generalmente
per via ematica, di un antigene in un individuo precedentemente
sensibilizzato. Ne consegue una reazione generalizzata, con liberazione di
grandi quantità di istamina, i cui effetti mettono a rischio di vita il
paziente. Nei casi di anafilassi sistemica, le reazioni si manifestano
in poco minuti e sono caratterizzate da difficoltà respiratoria e da shock
circolatorio che può essere evitato solo mediante iniezioni di adrenalina
e cortisonici.
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Le manifestazioni dello shock anafilattico sono:
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caduta della pressione |
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pallore |
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tachicardia |
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sudorazione |
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angioedema delle vie aree superiori |
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difficoltà a respirare |
fino ad arrivare al collasso circolatorio ed alla morte. |
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Cause più frequenti di anafilassi: siero eterologo (ad esempio il
siero di cavallo utilizzato nella terapia del morso di serpenti e di
ragni), enzimi inoculati per via parenterale (cioè sottocute, via
intramuscolare ed endovenosa), gli emoderivati (ad esempio
trasfusioni di sangue), le iniezioni desensibilizzanti, i
farmaci (comunemente la penicillina) e le punture di insetto
(ad esempio il veleno delle api). L’anafilassi può essere peggiorata o
scatenata dall’esercizio fisico. Si possono avere reazioni anafilattiche
localizzate alla zona di penetrazione dell’antigene: la cute, le membrane
nasali, il tratto gastroenterico. Le reazioni anafilattoidi sono
clinicamente simili all’anafilassi ma riconoscono meccanismi diversi.
Comuni
agenti allergizzanti
Le
sostanze allergizzanti più comuni comprendono sostanze vegetali (pollini
di fiori, farine di cereali, pulviscolo di stoffe), prodotti epidermici
(forfora proveniente da animali domestici, peli di animali) che
determinano più frequentemente l’insorgenza di riniti o asma; le sostanze
alimentari (soprattutto carni di pesce o di maiali, uova, latte, alcuni
tipi di frutta come le fragole e le pesche, le verdure come gli spinaci)
che determinano più frequentemente manifestazioni cutanee (orticaria ed
eczemi) e gastrointestinali.
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POLLINI |
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Pollini delle erbe
Sono tra le cause più comuni di allergia respiratoria in ogni
parte del mondo; sono responsabili del 30-40% dei casi di
allergia. Le specie implicate sono numerose, tra cui
segale
e
graminacee,
che spesso sono dotate di reattività crociata tra di loro. |
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Pollini degli alberi
Le specie responsabili variano da regione a regione e
comprendono
pioppo,
betulla, olmo, olivo, salice,
e altri alberi. L’impollinazione comincia a primavera e non dura
a lungo, 4-6 settimane; anche in questo caso ci sono rilevanti
differenze tra le diverse aree geografiche. |
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Pollini minori
Le due specie più importanti sono l’Ambrosia
artemisiaefolia
e l’ambrosia
trifida,
ma esistono anche altre specie. |
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DERIVATI EPIDERMICI ANIMALI |
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Forfora del gatto
È associata alla comparsa di asma infantile. |
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Forfora del cane
Meno comune. |
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Acaro della polvere domestica
Gli acari sono parassiti non visibili all’occhio umano, di
dimensioni dell’ordine di 200-300 micron (visibili solo al
microscopio elettronico), il cui habitat naturale è costituito
dalla polvere domestica, dai materassi e cuscini di lana, dagli
abiti, dalle piume, dai tappeti posti su superfici di cemento.
Le zone ad alta umidità (umidità relativa superiore al 50%)
costituiscono l’habitat ideale per gli acari domestici,
analogamente ai funghi.
La fonte di alimentazione è rappresentata essenzialmente dalla
desquamazione cutanea (forfora umana), da residui alimentari, da
funghi (aspergilli). Le feci di questi parassiti sono la
maggiore fonte di allergeni della polvere di casa.
I due tipi principali sono:
Dermatophagoides pteronynissinus
ed il dermatofagoide
della farina. |
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MICETI |
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Muffe
e
lieviti
le cui spore hanno azione allergizzante. La complessità di
questi allergeni impedisce l’allestimento di estratti
standardizzabili. Le specie più importanti appartengono alle
famiglie
Alternaria,
Aspergillus,
Penicellium
e
Cladosporium.
Aspergillus e Penicillium sono classificati come allergeni
domestici e si annidano in ambienti umidi come le piastrelle dei
bagni e i davanzali delle finestre. |
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INSETTI |
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Da molti studi è emerso che lo
scarafaggio
può produrre un allergene importante nello scatenare o
precipitare un asma bronchiale. In diversi bambini con asma è
stata rilevata una positività ai test cutanei per questo
antigene e la presenza di IgE specifiche. |
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ALIMENTI |
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I più comuni alimenti allergizzanti sono
latte,
uova, crostacei
e
molluschi,
noci, grano, semi di soia
e
cioccolata. |
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Diagnosi
La
diagnosi dei vari quadri clinici delle allergie si avvale di procedure
comuni.
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Anamnesi
Consiste nella raccolta dei dati relativi ai sintomi: periodo di
insorgenza, relazioni con l’ambiente, decorso clinico, età di esordio,
frequenza delle infiammazioni respiratorie. Queste informazioni hanno
un ruolo primario per la diagnosi di queste patologie. Importante è la
ricerca della familiarità alle allergie, data la predisposizione
ereditaria. Il medico dovrà attentamente ricercare le sostanze con cui
il paziente viene a contatto in casa o al lavoro: questo faciliterà la
ricerca degli allergeni responsabili mediante i test cutanei. |
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Esame obbiettivo
La
visita medica dovrà ricercare i segni classici della patologia
allergica sospettata, ad esempio, nella rinite allergica, la rinorrea
e il rossore della congiuntiva bulbare. |
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Esami di laboratorio
Si
ha aumento delle immunoglobuline IgE e degli eosinofili circolanti nel
sangue. Gli eosinofili sono anche aumentati nelle secrezioni nasali.
Queste indagini non vengono richieste comunemente in quanto per fare
diagnosi spesso è sufficiente la visita e la raccolta anamnestica. |
Nella
diagnosi sono impiegati test in vitro quali RAST o RAST-simili e test in
vivo come le prove intradermiche o i prick test.
L’identificazione dell’allergene da testare deve tenere conto dell’area
geografica, al fine di condurre una ricerca mirata: i pollini infatti
variano moltissimo da zona a zona. Il successo di questi test permette sia
una adeguata profilassi stagionale, così da ridurre i sintomi, sia
eventualmente l’esecuzione della terapia desensibilizzante.
In
genere, i rischi associati alle prove cutanee sono minimi. Tuttavia sono
riportati casi di anafilassi con esito fatale in soggetti sottoposti a
pneumoallergeni. L’infezione locale è rarissima. La possibilità di
reazioni anafilattiche impone l’esecuzione dei test in presenza di un
medico pronto ad intervenire in caso di reazioni indesiderate.
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Il RAST (Radio Allergo Sorbent
Test) misura le IgE specifiche circolanti nel sangue o nei
liquidi biologici, come ad esempio le secrezioni nasali. La
tecnica consiste nel mescolare l’allergene, legato a particelle
insolubili di cellulosa, al siero (parte liquida del sangue che
si separa dopo la coagulazione) da esaminare. Qualora siano
presenti gli anticorpi IgE specifici per l’antigene, questi si
legheranno al complesso e verranno smascherati mediante
anticorpi IgE radiomarcati. Viene eseguito quando i test cutanei
non sono diagnostici o se ne è impossibile l’esecuzione. Il test
è limitato dal basso numero di allergeni testabili.
Nel PRIST (Paper Radio Immuno Sorbent Test) il principio
è simile a quello del RAST, ma la determinazione del livello
totale di IgE viene eseguita su dischi filtranti di carta. Viene
limitato ai casi in cui si voglia fare una diagnosi
differenziale fra asma allergico e asma non allergico. |
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Test cutanei
I test cutanei sono di due tipi: prove intradermiche e prove per
scarificazione cutanea o prick test. Le soluzioni per i test sono
preparate da estratti di sostanze allergizzanti sospette: si applicano
queste "soluzioni campioni" su scarificazioni o punture poco profonde
della pelle, oppure vengono iniettate nel derma. La reazione cutanea che
ne deriva viene confrontata con test di controllo contenenti una piccola
percentuale di istamina. Il test è positivo quando sulla cute si forma un
pomfo (rilievo cutaneo) di diametro superiore di 0,5 centimetri il
diametro del pomfo ottenuto dal test di controllo. Se il test non è
indicativo si procederà con le prove intradermiche dove, mediante una
piccola siringa, comunemente quella da tubercolina, si inietta nella pelle
una soluzione diluita dell’estratto in esame.I test cutanei sono test di
facile esecuzione, sono i più idonei nell’individuazione dell’allergene,
danno meno falsi positivi rispetto ai test intradermici e sono inoltre
poco costosi.
Si pone
indicazione all’esecuzione delle prove cutanee in presenza di:
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eczema |
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orticaria |
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sospetta intolleranza alimentare |
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reazione a punture d’insetto |
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reazioni a farmaci |
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reazione anafilattica |
Controindicazioni:
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gravidanza |
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assunzione di farmaci quali beta-bloccanti (una classe di farmaci
utilizzata nell’ipertensione e nelle aritmie cardiache) che aumentano
il rischio di anafilassi, antistaminici che inibiscono la reazione
cutanea, come pure le terapie a base di corticosteroidi |
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la
presenza di patologie della pelle, come ad esempio la dermatite
atopica |
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ansietà del paziente |
Test di
provocazione nasale
Esistono
numerosi metodi per introdurre l’antigene nel naso (inserendo un tampone
di cotone imbevuto della sostanza o spruzzando l’estratto da un
nebulizzatore). Una reazione positiva è caratterizzata dalla comparsa dopo
30 secondi dei sintomi caratteristici (prurito, starnuti, rinorrea). Viene
eseguito occasionalmente. Le prove con allergeni inalanti non sono
indicate nei bambini di età inferiore ai 2 anni, perché risultano spesso
negative.
Test
alimentari di provocazione
Consiste
nell’ingestione del cibo sospetto e vengono eseguiti quando i sintomi che
si presentano regolarmente sono in relazione con alcuni cibi e additivi
alimentari, mentre i test cutanei sono risultati dubbi.
Terapia
farmacologica
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cortisonici topici:
somministrati per via inalatoria risolvono lo stato di flogosi locale;
i cortisonici per via sistemica (somministrati per bocca o endovena)
sono indicati nei casi di particolare gravità |
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antistaminici:
farmaci sintomatici (riducono i sintomi provocati dalla liberazione di
istamina) |
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disodiocromogligato:
sostanza che inibisce la degranulazione dal mastocita, particolarmente
utile nella terapia preventiva |
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decongestionanti topici:
da usare con cautela, perché un uso continuo può aggravare i sintomi
provocati dall’edema della mucosa nasale, come avviene nel caso della
rinite allergica |
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antibiotici:
solo in presenza di sovrainfezioni batteriche |
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RINITE ALLERGICA (RAFFREDDORE DA FIENO) |
La rinite cronica, ed in particolare la rinite allergica, rappresenta una
patologia di frequente riscontro. Rinite è una parola composta da
rino che significa naso, e dal suffisso -ite- che
significa infiammazione; la rinite allergica è perciò, come dice il
termine, una infiammazione provocata dalla reazione della mucosa del naso
a determinate sostanze. Nei soli Stati Uniti sono oltre 50 milioni gli
individui che soffrono di rinite allergica, rappresentando così la più
comune patologia cronica dell’adulto e del bambino. La prevalenza, cioè la
frequenza totale della popolazione mondiale affetta da rinite allergica, è
superiore al 10%. Queste stime probabilmente sono sottostimate poiché i
sintomi vengono sottovalutati sia dal soggetto che ne è affetto che dal
medico stesso. D’altra parte, il trattamento adeguato può evitare
l’insorgenza a lungo termine di complicanze invalidanti.
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MECCANISMO D'AZIONE
Si
tratta di una reazione antigene-anticorpo, nel corso della quale
mediatori flogistici causano una vasodilatazione. |
Non è sempre facile distinguere la rinite allergica dalla rinite infettiva
causata da batteri o virus, soprattutto in età infantile dove le
manifestazioni allergiche sono mascherate dalle ripetute infezioni virali.
Solitamente il bambino allergico inizia a sensibilizzarsi nei confronti
degli allergeni respiratori attorno ai 2 anni. Si deve sospettare la
natura allergica quando la comparsa dei sintomi non consegue ad infezioni
delle vie aeree, se compaiono in primavera ed estate, se le recidive sono
superiori ai 5 eventi all’anno, se si identificano ritmi cronologici che
dipendono dall’allergene in causa. Il sintomo più caratteristico è la
"starnutazione a salve e ripetuta".
L’insorgenza è più comune nell’adolescenza, ma può comparire a qualsiasi
età. La rinite allergica è una sindrome relativamente rara prima dell’età
scolare e la sua comparsa precoce è da collegarsi ad una pollinosi o
febbre da fieno, termine con cui comunemente si indica la rinite allergica
acuta, stagionale, causata dall’inalazione di pollini. I ragazzi che
soffrono di pollinosi hanno spesso congiuntivite per un paio d’anni prima
di sviluppare la vera rinite allergica, manifestando il caratteristico
corteo di sintomi. Si deve considerare inoltre la notevole variabilità
geografica circa i tempi e le modalità di esposizione al polline tra una
zona e l’altra.
La
"pollinosi primaverile" è dovuta a pollini di alberi, quali ad esempio
la quercia, l’olmo, l’ontano, l’acero,
la betulla, il pioppo nero. L’esposizione ai pollini in
primavera è di breve durata per alcune specie: mentre alcuni pollini
pesanti non sono portati dal vento molto lontano, i pollini più leggeri
dispersi dal vento cominciano ad essere disseminati non prima di agosto e
continuano fino alle prime gelate d'autunno.
La
"pollinosi estiva" è dovuta pollini di erbe, quali ad esempio
gramigna, capriola, codolina, erba, primaverile dolce, frutteti, ed a
pollini di erbe selvatiche come l’acetosella e la piantaggine.
La
"pollinosi autunnale" è dovuta a pollini di erbe selvatiche come l’ambrosia.
Talvolta
la febbre da fieno è dovuta a spore fungine trasportate nell’aria.
Le riniti allergiche da muffe rappresentano un problema di difficile
soluzione in quanto vengono trasportate a grande altezze e causano
allergia per tutto l’anno. L’esposizione è più intensa nei luoghi umidi,
vicino ai letti dei fiumi ed in zone per lo più caldo-umide. Nei soggetti
con rinite allergica perenne i sintomi durano tutto l’anno e gli antigeni
responsabili non sono sempre individuabili anche se di solito si tratta di
piume, acari, forfore, peli di animali e muffe.
Sintomi
La
manifestazione clinica comprende comunemente:
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starnuti,
il sintomo più caratteristico: il paziente può lamentare una rapida
successione di numerosi starnuti; si può avere conseguente
lacrimazione e chiusura delle palpebre per attivazione del riflesso
naso-lacrimale. È accompagnata da senso di prurito al naso |
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congiuntivite,
cioè infiammazione dell’occhio caratterizzata da bruciore e
lacrimazione, accompagnata nei casi più gravi da dolore agli stimoli
luminosi (fotofobia) |
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rinorrea acquosa,
cioè fuoriuscita di liquido dal naso e prurito nasale; tale disturbo
può provocare irritazione della cute del naso e del labbro superiore |
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ostruzione nasale,
questo disturbo è inizialmente intermittente o più accentuato la sera
e la notte ed in seguito può comportare complicanze a livello dei seni
paranasali con cefalea, o delle tube di Eustachio dell’orecchio e
conseguente otalgia (dolore all’orecchio) e difetti dell’udito |
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cefalea |
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tosse notturna
presente nei bambini senza una chiara correlazione ad una patologia
infettiva. |
Meno
frequentemente può interessare anche la faringe. La continua congestione
nasale può determinare compromissione dell’olfatto e del gusto. La
comparsa dei sintomi dipende dall’allergene coinvolto. Così, nel caso dei
pollini, la comparsa dei sintomi coincide con l’impollinazione della
pianta responsabile. Diverso è il caso in cui l’allergene è sempre
presente come la polvere di casa: in questo caso il disturbo è perenne.
Diagnosi
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Anamnesi ed esame obbiettivo |
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Test
cutanei. Si utilizzano miscele di estratti di pollini; i pollini
individuali non vengono quasi mai testati dato l’elevato grado di
reattività crociata |
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Eosinofilia nelle secrezioni |
La
presenza di sintomi nel periodo invernale indica una forma allergica a
forfore animali o all’acaro della polvere. La presenza di fattori
precipitanti come la presenza di erba appena tagliata indirizza la
diagnosi verso pollini o muffe. Una sintomatologia correlata ad attività
agricola suggerisce allergia a funghi.
Complicanze
Compaiono nelle forme perenni:
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Asma
bronchiale |
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Sinusite cronica; la frequenza di questa complicanza è tale da
giustificare il termine "rinosinusite"e da utilizzarlo sempre nel caso
di rinite cronica |
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Otite media sierosa |
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Difetti dell’udito |
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Poliposi nasale; nei soggetti allergici la recidiva postoperatoria ha
una frequenza doppia rispetto alla popolazione non allergica |
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Alterato dello sviluppo del massiccio facciale, di particolare
rilevanza nel bambino |
Terapia
Prevenire l’esposizione agli allergeni è il cardine della terapia,
tuttavia una completa prevenzione è impossibile, soprattutto per i pollini
trasportati nell’aria. È comunque di fondamentale importanza attuare
misure preventive associate ad un’accurata bonifica igienico-ambientale:
tenere le finestre chiuse nei periodi a rischio, cambiare e pulire i
filtri del riscaldamento e del condizionamento d’aria, evitare ambienti
polverosi. Le misure profilattiche nei confronti delle muffe prevedono la
riduzione dell’umidità all’interno dell’abitazione, la disinfezione con
cloro delle zone infette e l’allontanamento degli oggetti contaminati
quali tappeti o oggetti di legno.
Si deve evitare il contatto con animali domestici quando l’allergene è
costituito dalle forfore animali, mentre per quanto riguarda il fumo di
tabacco è impossibile evitarne l’esposizione.
L’impiego adeguato e tempestivo dei farmaci ha lo scopo di contrastare il
carattere cronico della flogosi della mucosa nasale. Lo stato
infiammatorio protratto nel tempo provoca infatti una condizione di
iperreattività nasale e conseguente comparsa dei sintomi classici della
rinite, scatenati però da una serie di stimoli, diversi dagli allergeni
inizialmente responsabili. Ciò spiega il virare del quadro clinico,
inizialmente stagionale, ad una forma perenne.
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Cortisonici ed antistaminici. |
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Sodiocromoglicato:
la somministrazione endonasale può essere di aiuto, ma per avere piena
efficacia deve essere iniziata prima della stagione a rischio. |
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L’immunoterapia specifica,
o iposensibilizzazione specifica: consiste nella
somministrazione per via sottocutanea di estratti allergenici
specifici a dosi scalari, progressivamente crescenti, al fine di
ottenere una riduzione delle manifestazioni cliniche. Si è dimostrata
particolarmente efficace nelle riniti stagionali soprattutto da
pollini, erbe e graminacee. L’immunoterapia delle riniti allergiche da
muffe con Cladosporium e Alternaria ha dimostrato una
certa efficacia. La durata del trattamento può essere di qualche anno,
seguita da un nuovo ciclo solo in caso di recidiva. L’immunoterapia
specifica può essere iniziata a qualsiasi età. Si preferisce comunque
trattare gli adolescenti, qualora sia impossibile evitare
l’esposizione all’allergene. Questa tecnica presenta il rischio di
reazioni agli estratti allergenici somministrati, perciò deve essere
eseguita da personale medico ed il paziente deve essere controllato
per almeno mezz’ora successivamente all’inoculazione. Pur essendo una
pratica costosa, quando il paziente risponde pienamente alla terapia
desensibilizzante con la scomparsa o remissione dei sintomi, il
rapporto costo-benefici è chiaramente a favore dei benefici.
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