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Associazione Sergio Maiorano onlus

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ANORESSIA


   L'anoressia è uno stato morboso sintomatico causato da una malattia o da un'alterazione psichica (anoressia mentale). Quest'ultimo caso è generalmente quello al quale si fa riferimento parlando genericamente di anoressia. Il termine deriva dal tardo latino anorexia e a sua volta dal greco anorexìa, composta da an (particella di negazione) e òrexis appetito. Si manifesta inizialmente con un'attenuazione dello stimolo ad alimentarsi, poi seguono l'anoressia vera e propria (mancanza di appetito), il rapido dimagramento e, nelle donne, l'assenza delle mestruazioni. Attualmente lo 0,5% circa della popolazione tra i dodici e i trent'anni (con prevalenza del sesso femminile) soffre di anoressia mentale. Essa è considerata dalla moderna medicina tra i disturbi alimentari più gravi e sono potenzialmente a rischio il 10% degli adolescenti. La malattia presenta un aspetto nutrizionale e uno comportamentale. Il primo è legato al deficit alimentare che può avere effetti molto gravi sull'integrità fisica, il secondo a fattori psicologici scatenanti, come conflitti familiari, una scarsa autostima e il desiderio di emulare modelli estetici spinti agli estremi. I malati di anoressia si vedono, paradossalmente, grassi e goffi e mettono in atto strategie molto sofisticate nel tentativo continuo di combattere la fame (uso di lassativi e dimagranti, vomito provocato) nascondendo spesso il proprio stato e mentendo sulla quantità di cibo assunto. L'umore è direttamente proporzionale al peso e al suo controllo: la diminuzione di peso è motivo di soddisfazione, mentre il paziente diventa triste e ipercritico se aumenta di un solo etto. La sua autostima, i successi conseguiti in ogni campo e il valore come persona dipendono quindi esclusivamente dal suo corpo e dal controllo che riesce a imporre sullo stimolo della fame.

La malattia attraversa diverse fasi: inizialmente è possibile che le restrizione alimentari auto-imposte dal malato siano addirittura elogiate dai familiari o da figure di riferimento, divenendo fonte di gratificazione. In una fase intermedia la fatica di combattere lo stimolo della fame diventa meno pressante, anzi il paziente ha l'impressione di trarre maggiore energia dalla privazione del cibo, a causa di un meccanismo di conservazione della specie. Non è infrequente vedere che nei periodi di carestia gli animali innalzano il livello di attività per stimolare la ricerca frenetica del cibo. L'umore del paziente si fa molto irritabile per la paura di perdere il controllo della situazione e ritornare ad aumentare il peso. In questa fase compaiono pensieri ossessivi riguardanti il cibo, e il soggetto mette in atto tutte le strategie sopra descritte per continuare nei suoi intenti autolesionistici. Nell'ultima fase della malattia il calo ponderale è notevole (la riduzione è almeno del 15-20% del peso ottimale) e la mente comincia a mostrare segni di cedimento, con il calo della concentrazione, la perdita di memoria e di capacità di giudizio critico e disturbi frequenti del sonno. Nel 15-20% dei casi di anoressia si arriva alla morte del paziente.

La cura dell'anoressia coinvolge necessariamente l'ambiente familiare del paziente, specie se adolescente, richiedendo un'ampia disposizione a collaborare e a mettere in discussione comportamenti e situazioni familiari, cause possibili dell'insorgere del disturbo. Esistono oggi centri specializzati per la cura dell'anoressia, ma il primo passo della terapia consiste nella presa di coscienza del problema da parte del paziente e di chi vive vicino. Nonostante la complessità della malattia, se affrontata da medici esperti e con la collaborazione del malato e dei suoi cari, la guarigione può essere totale fino a ritornare a una qualità di vita normale.

 

 

Ultimo aggiornamento: venerdì 22 settembre 2006