ANORESSIA
L'anoressia
è uno stato morboso sintomatico causato da una malattia o da
un'alterazione psichica (anoressia mentale). Quest'ultimo caso è
generalmente quello al quale si fa riferimento parlando genericamente
di anoressia. Il termine deriva dal tardo latino anorexia e a
sua volta dal greco anorexìa, composta da an (particella
di negazione) e òrexis appetito. Si manifesta inizialmente con
un'attenuazione dello stimolo ad alimentarsi, poi seguono l'anoressia
vera e propria (mancanza di appetito), il rapido dimagramento e, nelle
donne, l'assenza delle mestruazioni. Attualmente lo 0,5% circa della
popolazione tra i dodici e i trent'anni (con prevalenza del sesso
femminile) soffre di anoressia mentale. Essa è considerata dalla
moderna medicina tra i disturbi alimentari più gravi e sono
potenzialmente a rischio il 10% degli adolescenti. La malattia
presenta un aspetto nutrizionale e uno comportamentale. Il primo è
legato al deficit alimentare che può avere effetti molto gravi
sull'integrità fisica, il secondo a fattori psicologici scatenanti,
come conflitti familiari, una scarsa autostima e il desiderio di
emulare modelli estetici spinti agli estremi. I malati di anoressia si
vedono, paradossalmente, grassi e goffi e mettono in atto strategie
molto sofisticate nel tentativo continuo di combattere la fame (uso di
lassativi e dimagranti, vomito provocato) nascondendo spesso il
proprio stato e mentendo sulla quantità di cibo assunto. L'umore è
direttamente proporzionale al peso e al suo controllo: la diminuzione
di peso è motivo di soddisfazione, mentre il paziente diventa triste e
ipercritico se aumenta di un solo etto. La sua autostima, i successi
conseguiti in ogni campo e il valore come persona dipendono quindi
esclusivamente dal suo corpo e dal controllo che riesce a imporre
sullo stimolo della fame.
La malattia attraversa diverse fasi: inizialmente è possibile che le
restrizione alimentari auto-imposte dal malato siano addirittura
elogiate dai familiari o da figure di riferimento, divenendo fonte di
gratificazione. In una fase intermedia la fatica di combattere lo
stimolo della fame diventa meno pressante, anzi il paziente ha
l'impressione di trarre maggiore energia dalla privazione del cibo, a
causa di un meccanismo di conservazione della specie. Non è
infrequente vedere che nei periodi di carestia gli animali innalzano
il livello di attività per stimolare la ricerca frenetica del cibo.
L'umore del paziente si fa molto irritabile per la paura di perdere il
controllo della situazione e ritornare ad aumentare il peso. In questa
fase compaiono pensieri ossessivi riguardanti il cibo, e il soggetto
mette in atto tutte le strategie sopra descritte per continuare nei
suoi intenti autolesionistici. Nell'ultima fase della malattia il calo
ponderale è notevole (la riduzione è almeno del 15-20% del peso
ottimale) e la mente comincia a mostrare segni di cedimento, con il
calo della concentrazione, la perdita di memoria e di capacità di
giudizio critico e disturbi frequenti del sonno. Nel 15-20% dei casi
di anoressia si arriva alla morte del paziente.
La cura dell'anoressia coinvolge necessariamente l'ambiente familiare
del paziente, specie se adolescente, richiedendo un'ampia disposizione
a collaborare e a mettere in discussione comportamenti e situazioni
familiari, cause possibili dell'insorgere del disturbo. Esistono oggi
centri specializzati per la cura dell'anoressia, ma il primo passo
della terapia consiste nella presa di coscienza del problema da parte
del paziente e di chi vive vicino. Nonostante la complessità della
malattia, se affrontata da medici esperti e con la collaborazione del
malato e dei suoi cari, la guarigione può essere totale fino a
ritornare a una qualità di vita normale.
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