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Associazione Sergio Maiorano onlus

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Gli anziani

  1. Enea

  2. L'acquisto della casa

  3. L'assistenza agli anziani nelle città

  4. Il volontariato degli anziani



E' sempre la solita ripetuta affermazione, non per questo meno vera: il progresso tecnologico e materiale delle società "affluenti" non è andato, in tutti i gli ambiti vitali, di pari passo con il progresso morale. Ne è un esempio la condizione degli anziani, che la vita quotidiana dei paesi industrialmente più sviluppati tende a collocare ai margini.
A mio avviso, il problema degli anziani è il più misconosciuto e il più urgente da risolvere dei giorni nostri, è la violenza più artatamente nascosta dalla nostra società, è lo scheletro nei nostri armadi, la menzogna su cui prosperiamo.

Succede che un tipo di società che dà valore alla produttività, alla velocità, alla giovinezza, all'efficienza, al consumo vistoso e immediato, all'individualismo competitivo ed esasperato, al cambiamento costante di gusti e opinioni non può che tendere ad escludere, in modi a volte subdoli e sottili, chi non riesce ad adeguarsi ai valori dominanti.

A parte pochi privilegiati, per reddito, cultura e salute, che occupano un ruolo preminente nella scala sociale, a volte persino eccessivo (occorre guardarsi anche dai pericoli delle gerontocrazie), la maggior parte degli anziani vive una penosa condizione di invisibilità, di mancanza di potere, di emarginazione.

Gli anziani sono lenti nei movimenti, mal si adattano ai vorticosi cambiamenti del mondo del lavoro e alla filosofia produttivistica delle aziende, hanno perso flessibilità, sono spesso rigidi nelle loro opinioni e atteggiamenti, sono a volte persino portatori di preconcetti difficilmente difendibili, rappresentano valori sconfitti dall'attualità, testimoni noiosi e ripetitivi di un mondo agli albori della tecnologia, spesso minati da penose malattie, insufficienze, incapacità, che ci costringono, tutti, a misurarci con i nostri limiti e la nostra fragile condizione di uomini.

Ma quello che ancora più addolora è l'esclusione dell'anziano all'interno della famiglia stessa; il vecchio che vive al suo interno è poco adatto ai ritmi convulsi e alla ideologia consumistica, e spesso è d'intralcio alla filosofia del massimo divertimento da realizzare oggi, subito.

E' un dato di fatto: le generazioni non si parlano più, condividono fra loro sempre meno valori. Noi giovani restiamo indefinitamente figli che tutto chiedono e niente danno, cui tutto è dovuto, senza alcuna gratitudine né compassione per chi ha contribuito alla condizione di cui godiamo.

Non deve stupire se gli anziani vengono fiduciosamente affidati a quei moderni "lager" che sono talvolta (spesso?) gli ospizi, le case di riposo, spesso terrificanti già nell'architettura finto razionalista, istituzionalizzati, dimenticati, sopraffatti da organizzazioni indifferenti, avide e violente, senza diritti, abbandonati consapevolmente persino dallo Stato che infatti non esercita quasi mai il suo potere di controllo.
Oppure quelli che possono, vivono da soli in modesti locali, semiabbandonati da figli e parenti alla loro sorte, e tutti i giorni si legge sul giornale di un anziano che viene trovato morto dopo giorni, già in stato di decomposizione. Una morte senza aiuto e senza conforto, solitaria, come la loro condizione.

Rimedi definitivi, ricette infallibili e miracolose forse non ce ne sono. L'uomo deve misurarsi, dicono i buddisti, con tre condizioni pressochè invincibili: malattia, vecchiaia e morte.
Ma detto questo, anzi proprio a causa di questo, molte cose rimangono da fare per migliorare la condizione dei vecchi, per ridare maggiore dignità alle loro esistenze, per lottare contro la disumanizzazione oggi prevalente. Intanto, proprio il destino umano comune, deve spingere i sani e gli attivi all'impegno della solidarietà. Dobbiamo riconoscere nell'altro ammalato, bisognoso, solo, vecchio la parte rimossa di noi stessi, quella che l'ossessivo attivismo quotidiano tende a tenerci celata.

Inoltre bisogna migliorare e personalizzare l'offerta di servizi e opportunità, bisogna razionalizzare gli interventi socio-sanitari, smettendola però di ridurre al lumicino le già insufficienti risorse destinate all'assistenza e alla sanità.
Occorre modificare le nostre concezioni urbanistiche e architettoniche, per rendere le città, le tipologie abitative, le case più conformi alle necessità della popolazione anziana: penoso è per esempio vedere oggi un vecchio attraversare la strada, o coabitare in famiglia in spazi abitativi insufficienti, che finiscono per rendere difficile a tutti la convivenza.

Occorrono pensioni più adeguate, che permettano agli anziani una più sicura autonomia economica, bisogna incentivare e premiare concretamente, economicamente chi si prende cura dei vecchi. Bisogna ripensare soprattutto la nostra organizzazione di vita occidentale, la nostra filosofia falsamente vincente, quando l'automazione tende sempre più a liberarci dal tempo di lavoro e quando questo tempo potrebbe essere proficuamente impiegato nel migliorare la qualità della vita dei soggetti più deboli e bisognosi.



ENEA      SERVIZI ALLA P.A. - Secondo Rapporto Tecnico

Sistema Informativo sui Servizi Sociali per anziani, disabili e minori

·         Premessa

·         Analisi delle esigenze informative

·         La documentazione esistente nella Regione Lazio

·         I servizi sociali di altre Regioni in Internet

·         L'incontro con l'amministrazione decentrata ed il cittadino

·         La costruzione dello strumento di rilevazione

·         Il quadro normativo di riferimento

·         La struttura dei dati

·         Lo strumento di rilevazione

·         La formazione del personale dell'Assessorato

·         Sintesi finale delle attività svolte

·         Allegati

 

Premessa

L'attività di collaborazione tra l'Enea e la Regione Lazio è iniziata nel 1996 con la realizzazione di un sistema informativo riguardante la distribuzione territoriale dei servizi e delle strutture per l'handicap e gli anziani. La base dati così ottenuta dalla prima collaborazione è attualmente residente sul server dell'Enea all'indirizzo internet: http://andi.casaccia.enea.it/andi/ammi/regione.htm.

Dal 1997 sono state avviate nuove iniziative finalizzate alla individuazione delle esigenze informative dell'Assessorato, alla implementazione del sistema informativo esistente, ed alla formazione del personale all'uso delle relative tecnologie. Principali obiettivi della collaborazione avviata sono quelli di mettere a disposizione dell'amministratore, del cittadino ed dell'operatore del settore gli attuali strumenti informatici per un facile, efficace ed affidabile intervento di gestione dei dati sui servizi e sulle strutture esistenti nel territorio regionale.

Le delibere di riferimento per il presente progetto sono rispettivamente la delibera regionale n. 7709 del 9 dicembre1997 e la delibera Enea n. 60/P del 21 maggio 1998.

Il sistema da realizzare, in continuità con il precedente realizzato nel corso del 1996, prevede la ricognizione delle esigenze informative delle varie componenti che operano nelle strutture e nei servizi sociali del territorio regionale e degli utenti finali che ne usufruiscono. Alla conclusione di tale fase si prevede la definizione di una struttura dati sulla base della quale la Regione predisporrà un piano di rilevazione in accordo con gli Enti Locali. In sintesi i punti del programma sono:

1.      Identificazione del fabbisogno informativo dell'utenza finale relativamente ai servizi esistenti sul territorio ed alle modalità di accesso

2.      Identificazione del fabbisogno informativo dell'utenza specializzata che lavora nelle strutture pubbliche e private (finanziamenti, delibere regionali, convenzioni)

3.      Identificazione del fabbisogno informativo degli amministratori regionali e locali (delibere, circolari e comunicazioni varie)

4.      Predisposizione di una struttura per il censimento delle strutture e servizi territoriali e di una base dati della documentazione dell'assessorato di interesse pubblico

5.      Adeguamento della base dati esistente alle nuove esigenze emerse

1. Analisi delle esigenze informative

1.1. La documentazione esistente nella Regione Lazio
L'Assessorato Politiche per la Qualità della Vita della Regione Lazio solo recentemente (maggio 1999) è stato dotato di strumenti informatici distribuiti per tutti i suoi uffici. In tale occasione ed in seguito ad un accordo tra l'Assessorato e l'Enea, il personale ha ricevuto una formazione di base per l'utilizzo dei principali software di gestione di documenti elettronici (in seguito descritta). Fino a tale data la documentazione elettronica sui servizi socio-assistenziali si è basata sostanzialmente sul lavoro realizzato precedentemente dall'ENEA. L'organizzazione ed informatizzazione del materiale cartaceo sui censimenti regionali ha prodotto la seguente struttura dei dati:

tab. 1 - Strutture e servizi per l'handicap e per gli anziani


 

Strutture e servizi per l'handicap
Centri Diurni (*)
Comunità Alloggio (*)
Assistenza Domiciliare (*)
Servizi di trasporto comunale (*)
Centri di Riabilitazione (*)
Cooperative Integrate (*)

Strutture e servizi per gli anziani
Centri Diurni/Sociali (*)
Assistenza Domiciliare (*)
Case di Riposo (**)

(*) Rilevazione del 1993
(**) Rilevazione del 1996


Successivamente a tale lavoro, all'interno dell'Assessorato sono state realizzate liste ed indirizzari elettronici quali gli elenchi delle cooperative, delle associazioni di volontariato, delle Organizzazioni Non Governative, dei Centro Servizi Volontariato. Queste liste risultano incomplete e disomogenee in quanto frutto dell'iniziativa individuale più che di una programmata raccolta di informazioni organico per una scarsa rispondenza delle strutture e degli interlocutori che non potevano essere dedicati a tempo pieno alle attività progettuali.

Dalla analisi del materiale si denota un panorama estremamente complesso dell'informazione che risulta reperibile con difficoltà, non chiaramente codificata ma soprattutto difficilmente organizzabile secondo criteri di standardizzazione.

Risulta allora necessario ripartire dalle reali esigenze informative della amministrazione centrale e di quella locale, passando successivamente ad indagare quali sono le richieste del cittadino.

1.2. I servizi sociali di altre regioni in Internet
Una prima approssimazione alla esigenza conoscitiva dei vari utenti (amministratore, operatore del settore, cittadino) può essere fornita dall'analisi delle pagine web in internet sulle strutture socio-assistenziali. In sostanza tale indagine ci consente di monitorare l'investimento delle altre amministrazioni verso la rete telematica e ci suggerisce il possibile scenario futuro relativo agli strumenti di informazione al cittadino della rete dei servizi territoriali. Un elemento di valutazione dell'attenzione prestata dalle amministrazioni ad Internet è sicuramente la frequenza dell'aggiornamento delle pagine web. Di seguito vengono elencati i servizi socio-assistenziali regionali attualmente disponibili in rete. Ad ogni servizio, struttura, associazione disponibile in rete corrisponde sulla destra la lista delle informazioni riportate. Una stampa del materiale sotto sinteticamente descritto è riportata nell'Allegato 1.

tab. 2 - I servizi socio-assistenziali presenti nella rete Internet


 

REGIONE SARDEGNA - sito a cura dell'Assessorato dell'Igiene e Sanità e Assistenza Sociale. Consultori Familiari: asl, nome, prov, cap, indirizzo, telefono;
Normativa nazionale sull'infanzia e l'adolescenza;
Osservatorio regionale del volontariato: Comune, nome, indirizzo;
Aggiornamento: non è riportata la data di aggiornamento, ma sono state osservate alcune modifiche dei dati rispetto alla fine del 1999.

REGIONE LOMBARDIA - Direzione generale Interventi sociali
Normativa regionale sull'associazionismo;
Centri residenziali: asl, nome istituto, indirizzo, fax, n. posti, finanziamento regionale giornaliero, retta giornaliera min. max;
Centri socio-educativi: asl, nome istituto, indirizzo, fax, n. posti, finanziamento regionale giornaliero, retta giornaliera min. max;
Istituti educativo-assistenziali accreditati per handicappati: asl, nome istituto, indirizzo, fax, n. posti, finanziamento regionale giornaliero, retta giornaliera min. max;
IPAB: cod. fiscale, vecchia USSL, ASL, zona, cod. ISTAT, indirizzo, natura ente, stato ente, tipo ente interlocutore, rappresentante, note; Case di riposo: Provincia, nome istituto, indirizzo, telefono, posti letto, finanziamento regionale giornaliero, retta giornaliera min. max;
Normativa regionale sul volontariato; Associazioni di volontariato: Comune, cap, Provincia, indirizzo, tel, fax sezione intervento, ambito intervento, settore competente, presidente;

REGIONE LOMBARDIA - INFORMAHANDICAP
Enti , Associazioni, Cooperative: nome, indirizzo, telefono, sito internet, e-mail, competenza, tematica, persona di riferimento;
Aggiornamento: le informazioni sono molto recenti

REGIONE LIGURIA - La salute e il sociale (sezione del sito internet)
Normativa regionale sul volontariato; Associazioni di volontariato: indirizzo, telefono, atto iscrizione registro regionale;
Centri di Servizio: indirizzo, telefono, e-mail;
Cooperative sociali: n. iscrizione, sez codice., indirizzo, cap, città, telefono, numero iscrizione, data iscrizione, numero decreto modifica, data modifica, numero decreto cancellazione, data cancellazione;
Aggiornamento: non è riportata la data di aggiornamento, ma sono state osservate alcune modifiche dei dati rispetto alla fine del 1999.

REGIONE PIEMONTE - Direzione Regionale - Politiche Sociali
Informazioni generali
Aggiornamento: non risulta apportata nessuna modifica sulle informazioni del settore

REGIONE TOSCANA - Politiche sociali
Strutture di ospitalità: nominativo, tipo struttura, indirizzo, Comune, telefono, fax, atto, tipo utenti
Strutture anziani prov. Pisa e prov. Pistoia: nominativo, indirizzo, Comune, telefono, gestione, n. posti autosufficienti residenti ASL, n. posti autosufficienti non residenti ASL, posti non autosufficienti residenti ASL, n. posti non autosufficienti non residenti ASL;
Centri per l'Infanzia e l'Adolescenza: Provincia, Comune
Associazioni di volontariato: breve descrizione, link al sito
Aggiornamento: non è riportata la data di aggiornamento, ma sono state osservate alcune modifiche dei dati rispetto alla fine del 1999.

REGIONE VENETO - Assessorato Politiche sociali
Informazioni generali sull'Assessorato
Normativa ed informazioni varie sulle barriere architettoniche
Aggiornamento: non sembra essere frequente

REGIONE ABRUZZO - Servizio Sicurezza Sociale
Ass. Volontariato: iscrizione DPGR, sede, telefono, prestazioni e struttura, utenza, ambito operativo
Aggiornamento: non sembra essere frequente


 

Risulta subito evidente che nella lista sono presenti solo alcune Regioni italiane. Questo perché, seppur ormai disponendo tutte di un sito web, solo alcune forniscono informazioni sui servizi e sulle strutture socio-assistenziali che qui interessano. La frequenza dell'aggiornamento non è complessivamente soddisfacente; pur avendo percepito l'importanza di essere presenti sul web, la fiducia nella diffusione dei dati attraverso la rete risulta solo per la Sardegna, la Lombardia, la Liguria e la Toscana.

Una seconda considerazione riguarda la qualità delle informazioni fornite; l'approfondimento del dato si arresta ad un livello molto superficiale limitandosi alla fornitura dell'indirizzo della struttura o del servizio. Una eccezione è rappresentata dalla Regione Lombardia che aggiunge una informazione interessante per l'utente quale l'importo minimo e massimo delle rette delle strutture residenziali.

In alcuni casi le informazioni aggiuntive sono certamente pensate per il personale amministrativo (vedi la differenziazione riportata sugli utenti delle strutture per gli anziani della provincia di Pisa e Pistoia, oppure il nominativo di riferimento delle IPAB lombarde).

Risulta perciò chiaro che la richiesta informativa per una attività di gestione, pianificazione e controllo si focalizza sui dati finanziari e sulle statistiche di utilizzo della struttura. Dal lato dell'utente è invece il bisogno a determinare la ricerca dell'informazione, che si traduce nella richiesta dell'indirizzo, delle prestazioni e delle attività fornite.

1.3. L'incontro con l'amministrazione decentrata ed il cittadino
Il presente paragrafo descrive l'indagine conoscitiva sulle esigenze informative provenienti dai Comuni del Lazio e da parte dei cittadini. L'analisi è il frutto di incontri diretti e attraverso l'analisi delle e-mail pervenute all'Enea relative alle richieste di notizie sulle strutture presenti nel territorio. I Comuni sono il fronte della pubblica amministrazione più esposto al disagio del cittadino. Gli sportelli al cittadino (URP) e gli Assessorati ai servizi socio-assistenziali sono i primi centri operativi attraverso i quali si veicola l'informazione utile dall'amministrazione al cittadino e viceversa. Con questa consapevolezza il presente progetto è stato presentato ai Comuni rappresentati dai capoluoghi di provincia in occasione di un incontro presso la Regione Lazio svoltosi il giorno 11 febbraio 1999.

Durante la riunione sono stati distribuiti i format delle tipologie dei servizi e delle strutture territoriali con le relative informazioni previste, ed i tabulati delle strutture e dei servizi già censiti. Per tale occasione si era provveduto ad aggiornare i dati sulle strutture ed i servizi per l'handicap e per gli anziani al 31/12/1997. Durante la riunione sono state discusse le richieste informative a livello comunale, sono emerse le difficoltà dei diversi uffici nel rispondere concretamente alle richieste del cittadino sui servizi della propria Regione. Per tale motivo è stato richiesto ai Comuni di collaborare attivamente al progetto attraverso una valutazione critica operativa ed alcuni suggerimenti integrativi per migliorare la struttura dei dati ipotizzata ed eventualmente integrarla alle banche dati già esistenti. Il Comune di Roma si è impegnato a mettere a disposizione dell'Enea i dati in suo possesso in formato elettronico sui centri anziani e sulle altre strutture per l'handicap del proprio territorio comunale.

I Comuni, pur manifestando un certo interesse al progetto e nonostante i ripetuti solleciti dell'Assessorato, non hanno mai fatto pervenire osservazioni né la documentazione stabilita. A seguito del protrarsi del tempo di attesa di tale contributo, si è deciso di procedere autonomamente ad una definizione di una struttura di dati più complessa della precedente.

Nell'incontro sono state in parte affrontate anche le richieste del cittadino fatte alle amministrazioni comunali. Nell'impossibilità di effettuare interviste dirette visti i costi ed i tempi del progetto, si è pensato di utilizzare come base di analisi anche le e-mail pervenute all'Enea riguardanti direttamente il materiale esistente.

Il testo di alcune e-mail raccolte è riportato in Allegato 2. Si conferma che l'utente è alla ricerca di una risposta operativa al suo problema rappresentato nella maggior parte dei casi dalla presenza di un genitore anziano non più autosufficiente, spesso da un parente con un disagio psichico. L'assistenza domiciliare e le strutture residenziali sono quelle maggiormente richieste, con una domanda che si limita in genere alle informazioni sulla localizzazione della struttura ed al numero di telefono.

Una considerazione merita il fatto che tre dei messaggi pervenuti provengono da persone che vivono fuori dal territorio regionale - due addirittura dall'estero - ma si riferiscono a parenti che vivono nel Lazio.

2. La costruzione dello strumento di rilevazione

2.1. Il quadro normativo di riferimento
Per identificare con una certa precisione il contenuto delle attività svolte in campo socio-assistenziale, occorre considerare il contesto normativo di riferimento. I servizi socio-assistenziali del territorio regionale del Lazio sono regolati dalla L.R. 38 del 9 settembre 1996 che ne disciplina la programmazione e l'organizzazione. Questi vengono descritti a partire dalla sezione indicata con il titolo Interventi e servizi di sostegno alla persona ed alla famiglia (dall'articolo 21 all'articolo 34). A ciascun articolo corrisponde una serie di attività e prestazioni indirizzate ai diversi utenti considerati.

Queste infatti vanno dalle attività burocratico amministrative (Assistenza economica, Soddisfacimento di esigenze abitative, Interventi per l'inserimento lavorativo), alle prestazioni di assistenza domiciliare permanente (Assistenza domiciliare, Aiuto personale), alla assistenza temporanea e con carattere di urgenza (Servizio di emergenza e pronto intervento assistenziale, Telesoccorso), ai servizi semiresidenziali (Centri Diurni, Servizio semiresidenziale), ai servizi residenziali (Affido o ospitalità in servizi residenziali).

Dalla lettura dell'articolato si evidenzia una difficoltà a ricostruire un quadro coerente degli interventi e dei servizi socio- istituiti; l'attenzione è centrata a volte sul servizio a volte sulla struttura o ancora più ambiguamente sulla struttura intesa anche come servizio (ad esempio l'articolo 34 che riguarda l'Affido o ospitalità in servizi residenziali - perciò un servizio erogato - si riferisce alle diverse strutture quali la casa-famiglia, il gruppo appartamento, le comunità alloggio, nelle quali vengono erogati servizi di assistenza.).

Questo rimando continuo tra i diversi referenti concettuali si traduce nella difficoltà ad individuare le reali unità operanti nel territorio (i servizi, le strutture o la loro combinazione?) ed i soggetti ad esse collegati. Ed è probabilmente da attribuire a tale fattore la difficoltà riscontrata all'interno dell'Assessorato nel disporre di informazioni chiare e ben codificate sull'intero settore.

2.2. La struttura dei dati
Per delineare il quadro di riferimento del sistema dell'assistenza sociale dal quale muove la presente analisi, occorre fornire le definizioni operative utilizzate:

·         il servizio: istituto riconosciuto nell'ambito della legge 38, Titolo III, e caratterizzato dall'insieme di prestazioni volte alla cura della persona in stato di bisogno sociale e culturale (disagio, emarginazione, disadattamento).

·         la struttura: ente giuridico convenzionato che gestisce i servizi nell'ambito della legge 38 (ente locale, ASL, cooperativa, ente non profit, ente privato, ecc.)

·         la sede operativa: luogo fisico presso il quale viene erogato un servizio.

Il sistema socio-assistenziale della Regione Lazio, definito dalla L.R. 38 del 9 settembre 1996, viene in tal modo a configurarsi come un insieme di servizi ed interventi svolti da strutture riconosciute in sedi operative distribuite nel territorio regionale. Nella tab.3 è riportata la lista dei servizi previsti dalla legge 38 con a fianco, tra le parentesi, l'articolo che ne istituisce il funzionamento mentre la tab.4 mostra l'elenco delle strutture autorizzate.

tab. 3 - Elenco dei servizi socio-assistenziali previsti dalla legge 38


 

assistenza economica (21)
esigenze abitative (24)
assistenza domiciliare (22)
aiuto personale (23)
mensa sociale ed accoglienza notturna (25)
centro diurno (26)
servizio semiresidenziale (27)
servizi per la vacanza (28)
pronto intervento assistenziale (29)
telesoccorso (30)
interventi per l'inserimento architettonico (31)
tutela del minore (32)
servizi psicosociali a richiesta della magistratura (33)
affido o ospitalità in servizi residenziali (34)


 

N.B. I servizi residenziali propongono diverse soluzioni abitative. Per tale motivo si è deciso di suddividere ulteriormente questo articolo secondo le tipologie abitative: casa famiglia (34a), gruppo appartamento (34b), casa di riposo (34c), comunità alloggio anziani (34d), comunità alloggio (34e), casa albergo (34f), residenze sanitarie assistenziali (34g).

tab. 4 - Elenco delle strutture operanti nell'ambito della legge 38


 

enti locali
aziende ASL
IPAB
enti religiosi
cooperative
enti non profit
società private
altri enti pubblici
altri enti privati
enti misti


 

Gli elementi sopra considerati, in termini di cosa è erogato, da chi e dove, hanno una relazione multipla, ovvero una struttura (cooperativa o ente privato) può erogare uno o più servizi in una o più sedi territoriali.

fig. 1 - Struttura della relazione



 

Tipo di relazione uno a molti: una struttura per n servizi e per m sedi operative

La fig.1 mostra che la struttura viene proposta quale unità di analisi per la costruzione della base di dati. Le ragioni della scelta sono legate alla modalità di acquisizione delle informazioni. Nel caso di una rilevazione sul campo, si considera più opportuno inviare il questionario o la scheda di rilevazione direttamente alle strutture operanti nel territorio per una loro diretta compilazione piuttosto che alle sedi operative. Anche nel caso della presenza di rilevatori esterni, la struttura costituisce un riferimento sicuro per la presenza di responsabili o di operatori che possono rispondere direttamente circa i servizi forniti. La struttura in genere è strettamente vincolata ad una circoscritta area geografica, perciò si propone operativamente di demandare ai Comuni la gestione del censimento dopo una individuazione delle strutture che, sulla base di convenzioni ed accordi, già forniscono prestazioni.

2.3. Lo strumento di rilevazione
Una volta identificati i servizi e le strutture, sono state ricostruite le attività svolte e le prestazioni fornite per ciascun servizio. Tra queste sono considerate anche le attività aministrativo-finanziarie implicite per ciascun servizio e riguardanti il rapporto con la pubblica amministrazione committente; di un servizio, oltre all'informativa sulle prestazioni socio-assistenziali erogate all'utente, occorre conoscere tutto ciò che ne consente la verifica in termini di qualità e quantità (l'ammontare delle spese esistenti per la logistica, per il personale, il numero e la tipologia degli utenti, ecc.).

Il quadro completo delle informazioni ricapitolate per i diversi servizi è riassunto di seguito e riportato nelle tabelle successive. La tab.4 riassume le informazioni sulla struttura da rilevare. Si tratta di conoscere la natura giuridica, l'eventuale iscrizione al registro, le spese sostenute (ad eccezione del personale) ed i finanziamenti pubblici e privati ricevuti. La tab.5 riguarda le informazioni sulla sede nella quale si svolgono le prestazioni quali la localizzazione geografica, l'accessibilità e le caratteristiche di distribuzione degli spazi.

La tab.6 infine descrive dettagliatamente le prestazioni e le attività svolte per ciascun servizio (in colonna), il bacino di utenza coperto dal servizio, il personale suddiviso secondo le professionalità. I costi del personale sono riportati in questa sezione in quanto sono strettamente legati alle prestazioni erogate e non alla struttura operante. Si osservi che i servizi, dopo la scomposizione analitica operata in precedenza, sono stati riaccorpati secondo l'analogia delle funzioni svolte.

tab.4 - L'organizzazione delle informazioni sui servizi socio-assistenziali: la struttura lista dei campi della struttura

tab. 5 - L'organizzazione delle informazioni sui servizi socio-assistenziali: le sedi operative

tab. 6 - L'organizzazione delle informazioni sui servizi socio-assistenziali: i servizi erogati

Dopo aver definito l'unità di analisi, la struttura dei dati e la loro relazione, si passa alla costruzione dello strumento di rilevazione, l'insieme delle maschere di inserimento dati in sequenza logica. La progettazione delle maschere è stata effettuata utilizzando gli strumenti per la costruzione delle pagine web. Le maschere ricavate (Allegato 3) sono perciò strumenti ipertestuali che prevedono un database sottostante SQL o Access.

Le prime informazioni riguardano il nome dell'utente e la password per l'accesso riservato secondo le richieste dell'Assessorato. Successivamente si passa ai dati sulla struttura che sono divisi secondo le strutture pubbliche e private. Dalle generalità della struttura si passa alla compilazione della sede operativa che può ripetersi secondo il numero delle sedi utilizzate dalla struttura. Dalla segnalazione dei servizi presenti nelle sedi operative si accede alla compilazione delle maschere sui servizi stessi. Per ciascun servizio si inseriranno le informazioni previste per ciascuna colonna così come sopra descritto.

3. La formazione del personale dell'Assessorato

Pur non previsto nella fase di progettazione del programma di attività, in corso d'opera si è ritenuto necessario provvedere ad una formazione di base del personale all'uso degli strumenti informatici. La formazione si è resa necessaria in conseguenza dell'arrivo di nuove postazioni di lavoro presso l'Assessorato e valutando perciò, d'accordo con l'Assessorato stesso, opportuno orientare il massimo degli sforzi verso una rapida alfabetizzazione del personale. Il tutto, nell'obiettivo di accelerare il processo di organizzazione e razionalizzazione del materiale secondo le nuove potenzialità offerte dagli strumenti informatici. Il corso si è articolato in tre moduli di formazione, di tre giorni ciascuno, riguardanti un totale di 20 persone, presso i laboratori del centro di ricerche Enea della Casaccia.

Con tale formazione il personale è stato messo in grado di elaborare autonomanente liste e documenti elettronici secondo i software informatici attualmente più diffusi.

tab. 8 - Corso di formazione di base: programma


 

Introduzione
Vista d'insieme di un PC
CPU, periferiche, memoria
File, cartelle, unità dischi
Caratteristiche generali
Windows 95 Cenni di installazione del sistema operativo
Avvio di Windows 95
Pannello di controllo

Desktop, finestre, mouse e principali comandi
Tasto start, cartelle, file, Risorse del computer e di rete
Installazione di programmi
Avvio di programmi, icone di collegamento
Gestione stampanti
Condivisione documenti Word
Avvio e uscita dal programma
Concetti base
Creare, salvare e stampare un documento
Formattazione di un testo
Caratteri, modifica, intestazione e numerazione di pagine
Creazione e modifica di un modello Excel
Avvio e uscita dal programma
Concetti base
Creare, salvare e stampare un foglio di lavoro
Numeri e formule
Formattazione delle celle (righe e colonne)
Principali operazioni sul foglio di lavoro


4. Sintesi finale delle attività svolte

Come risulta dalla esposizione delle attività realizzate, le attività di studio e ricerca sono state adattate alle esigenze imposte dalle condizioni al contorno, secondo un programma concordato di volta in volta con l'Assessorato. Pertanto lo studio si discosta in parte delle linee progettuali concepite inizialmente. In particolare nel corso della fase esecutiva sono intervenuti alcuni eventi, anche positivi, che hanno determinato cambiamenti sostanziali all'intero progetto come ad esempio l'evolversi del quadro organizzativo e tecnologico nel quale si inseriscono le attività oggetto dello studio.

Non va inoltre trascurato il dato importante, segnalato nella presente esposizione, relativo alla scarsa disponibilità operativa mostrata delle amministrazioni comunali coinvolte durante la progettazione della base dei dati. Pur nella consapevolezza delle difficoltà operative e burocratiche che tali amministrazioni incontrano nello svolgimento delle loro attività, si considera questa una occasione persa soprattutto nella collaborazione tra struttura regionale e locale. La impossibilità di coniugare armonicamente le diverse esigenze informative ha dato il via alla costruzione di uno strumento di rilevazione molto interessante dal punto di vista tecnico, ma che al momento non è direttamente applicabile essendo necessaria la realizzazione di una fase di prova e i necessari adattamenti alla realtà concreta, già previsti dalla ricerca.

Il lavoro svolto, oltre ad aver messo in luce molteplici aspetti utili per la definizione di un sistema informativo operativo a diversi livelli di utenza, ha consentito di definire meglio la natura dell'intervento e di conoscere la dimensione degli interventi da realizzare. In considerazione della complessità emersa e dei costi che avrebbero superato il budget disponibile si è scelto di non procedere alla fase di rilevamento dei dati che sarebbe stata solo molto parziale e non avrebbe consentito rilevazioni significative neanche ai fini dello sviluppo progettuale futuro. Si è valutato infatti che la attività sul campo, per la quale è necessario un lavoro articolato e complesso debba essere oggetto di uno studio specifico a se stante per il quale saranno di estrema utilità i risultati finora raggiunti.

In preparazione di tale fase e in relazione all'obiettivo primario di preparare il personale dell'assessorato ad una partecipazione attiva ed integrata al progetto, si è imposta l'esigenza di formare il personale ed è a tale obiettivo che sono stati orientati gli sforzi del progetto. Un'altra attività svolta ai fini della maggiore efficacia dello svolgimento del progetto è stata l'integrazione e l'aggiornamento con nuovi dati, non previsti alle basi dati esistenti, sul sistema informativo sperimentale messo a punto dall'ENEA per preparare l'incontro con i Comuni.

L'acquisto della casa

 La casa, grande amore, grande pena degli italiani

Casa dolce casa per gli italiani, ma anche fonte di disagio, soprattutto per le categorie più deboli, come gli anziani ed i disabili. È quanto emerge da una ricerca del Censis, che evidenzia una generale soddisfazione degli abitanti del bel paese per la propria condizione abitativa. In particolare, il 41,1% dichiara che non cambierebbe mai la propria casa ed il 48,6%, pur non nascondendo il desiderio di migliorarla si dice "abbastanza soddisfatto". Nei piccoli comuni, con meno di 10.000 abitanti, l’attaccamento alle mura domestiche risulta più spiccato anche perché più spesso, nelle grandi metropoli, la quota di famiglie in affitto è più elevata e quindi emerge un atteggiamento più distaccato.

Riguardo ai singoli aspetti della casa, sono le sue "dimensioni" a registrare la soddisfazione più ampia, per più del 90% delle famiglie, così come, quasi allo stesso livello, la sua "collocazione urbana rispetto alle esigenze di mobilità dei membri della famiglia", le "dotazioni impiantistiche" e "lo stato generale di efficienza". Molte meno famiglie, fra il 20% e il 30%, giudicano invece positivamente "l’aspetto estetico dell’edificio" e "l’isolamento termico ed acustico".

Ma qual è la casa dei sogni? La cosa che sembra contare di più (per il 53% delle famiglie) non concerne tanto la casa in se stessa quanto la sua localizzazione, che deve essere congrua rispetto alle esigenze di vita, di lavoro, di studio, dei diversi componenti della famiglia. Al secondo posto (23,2%) viene indicata la preferenza per una casa unifamiliare, tranquilla e autonoma, ossia la villetta con giardino sognata dagli italiani, insofferenti ai condizionamenti delle convivenze condominiali.

Ben diversa è la condizione delle famiglie che vivono il "disagio abitativo", stimate in circa 2.180.000 pari a poco più del 10%. Ma il 55% degli italiani considera questo "un problema più diffuso di quanto si immagini", e il 35% "una questione rilevante per alcune particolari categorie sociali".

Innanzitutto gli anziani: circa 3 milioni di essi vivono soli, e la condizione di solitudine è di per sé un fattore di disagio abitativo. Inoltre il 17,3% delle famiglie con capofamiglia anziano vive in affitto, e di queste il 66,2% paga il canone ad un singolo proprietario privato (quindi, nella maggior parte dei casi, un canone di mercato); non stupisce dunque che il 35,4% degli anziani sia gravato da un canone che assorbe almeno il 40% del reddito familiare. È facile quindi comprendere come circa 2.400.000 anziani si dichiarino "poco o per nulla soddisfatti" della propria abitazione.

Seguono i disabili, con circa 1.200.000 nuclei familiari che vivono quotidianamente il disagio abitativo di barriere domestiche o condominiali. La percentuale di famiglie che dichiara la presenza nel proprio nucleo di persone che hanno problemi di barriere architettoniche in casa è del 5,6%, e si arriva fino al 7,6% nel caso di famiglie che vivono in affitto.

Ci sono poi i separati, costretti dalle vicende familiari a ricercare una nuova casa, il più delle volte in affitto, visti gli oneri economici che la separazione stessa comporta. L’incremento notevolissimo delle separazioni - dal 1992 al 2001 le separazioni concesse sono aumentate di ben 30.000 unità passando da quasi 46.000 a 76.000 unità con un incremento del 166% - crea dunque nuove sacche di domanda debole.

Infine gli immigrati. Su un totale di 2.400.000 individui circa 1.450.000 sono in condizioni abitative stabili (100.000 in proprietà e 1.350.000 in affitto) ma più di 950.000 si trovano in condizioni di precariato abitativo di diversa natura; sommando a quest’ultimi i lavoratori immigrati che abitano in affitto ma in condizioni di grave sovraffollamento (circa 540.000), l’area del disagio cresce fino a coinvolgere circa 1.500.000 immigrati (più del 60% del totale).



L'assistenza agli anziani nelle città

I servizi sociali di assistenza, che vogliono aiutare gli anziani ad affrontare situazioni di difficoltà, ed i servizi socio-sanitari, diretti a chi ha problemi di salute oltre che difficoltà di natura sociale, sono gestiti dagli enti locali. Sono i singoli Comuni che organizzano ed erogano le varie prestazioni, in relazione ai bisogni particolari della città ed alle risorse disponibili. Vediamo dunque i principali servizi coordinati dai dipartimenti per le politiche sociali delle varie città.

 Anziani: lo stereotipo del "vecchio" va in cantina

Il Comune di Roma ha predisposto per il periodo estivo una serie di interventi ed iniziative rivolte agli anziani che resteranno in città. Tutti i servizi saranno raggiungibili attraverso il numero unico comunale 06.06.06.

Tra i servizi di assistenza sociale segnaliamo:

 

  • una sala operativa sociale pronta ad ascoltare le esigenze degli anziani e ad intervenire con soccorsi volontari domiciliari. Il servizio, gratuito, risponde al numero 800.44.00.22 ed è attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette;
  • il servizio cittadino di teleassistenza "Non più Soli" offre assistenza a distanza, sostegno, compagnia e, in momenti di particolare difficoltà, svolge anche interventi a domicilio. Si accede al servizi chiamando il numero 06/57088700 oppure il numero verde della sala operativa 800.44.00.22.24. Il servizio, gratuito, è attivo 24 ore su 24, 365 giorni l'anno e può essere attivato anche per limitati periodi dell’anno, ad esempio in estate;
  • il Sistema di Sorveglianza previsione e di allarme per la prevenzione degli effetti delle ondate di calore sulla salute della popolazione (Heat Health Warning System), operativo dal 1° giugno 2004. Il sistema è stato realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia della ASL Rm/E che, in previsione di un innalzamento allarmante della temperatura invierà un bollettino, con le previsioni climatiche per le 72 ore successive, al Dipartimento Politiche Sociali del Comune di Roma che provvederà a diramarlo attraverso fax, e-mail, sms, a operatori socio-sanitari (case di riposo, anziani seguiti dal servizio di Teleassistenza del Comune, volontari, associazioni, aziende sanitarie e ospedaliere) in grado di attivare una rete di interventi di prevenzione per garantire lo stato di salute di anziani, bambini e malati;
  • il progetto Pony della Solidarietà, un servizio gratuito, rivolto agli over 65 e finalizzato a fornire a domicilio dell’anziano, compagnia, spesa a domicilio accompagnamento e disbrigo piccole pratiche quotidiane attraverso un servizio di volontari. Il progetto è attivo tutto l’anno;
  • il servizio di trasporto per anziani fragili, realizzato dal Comune di Roma in collaborazione con la Camera di Commercio di Roma, rivolto agli anziani che hanno difficoltà a muoversi in città. I pulmini verranno utilizzati anche per il servizio di spesa a domicilio che i volontari effettueranno, su indicazione dell'anziano, presso gli esercizi commerciali del quartiere di appartenenza. Il servizio funziona su prenotazione, e può essere richiesto chiamando la Casa del Volontariato ai numeri 06/3722654 – 06/3722254 dal lunedì al venerdì dalle ore  9.00 alle ore 18.00.

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L’età anagrafica di una persona non dà una giusta indicazione: lo stereotipo che identifica il 70enne come "vecchio" è sorpassato, non ha più ragione di esistere di fronte a "splendidi settantenni" pienamente attivi. Una persona sessantacinquenne in pensione è ancora perfettamente attiva, senza problemi fisici che ne limitano in modo sostanziale l’autonomia.

È quanto emerge dall’analisi, contenuta nel rapporto Istat 2002, sulla popolazione italiana: si vive meglio e più a lungo, si è più sani, meno malati. Negli ultimi 10 anni, il tasso di disabilità è diminuito di circa 2 punti percentuali (dal 6 al 4%) e i 65-enni di adesso hanno davanti a loro mediamente sei anni di vita in più rispetto ai loro coetanei del dopoguerra. Non solo: gli stessi sono in grado di vivere per più anni in maniera autonoma, toccando la soglia dei 77 anni, per l’uomo, e dei 79 anni per la donna.

Potrebbe dunque essere una "seconda età adulta": un’età intermedia, non anziana, in cui si è ancora forti ed in buona salute ed in cui domina la voglia di essere ancora attivi ed impegnati in compiti e ruoli adatti, che valorizzino l’esperienza e la saggezza accumulata negli anni.

L’Istat riassume, quindi, il dibattito attuale: è necessario rendere dinamico il concetto di anzianità. L’ipotesi più diffusa è quella in base alla quale occorre basarsi su un indicatore statistico più dinamico, più versatile, che consideri non più gli anni trascorsi dalla nascita, passati, ma il numero medio di anni che restano ancora da vivere, gli anni futuri. Cioè, se la speranza di vita della popolazione italiana è 77 anni, si entra nell’età anziana 10 anni prima, a 67 anni. Quando, tra qualche anno, la speranza di vita si innalzerà ancora, così come è successo per tutto il secolo scorso, si innalzerà automaticamente anche la soglia dell’età anziana. Questo cambio di mentalità potrebbe rappresentare un grosso vantaggio per la società: sarebbe possibile programmare gli interventi sociali, assistenziali e previdenziali, secondo le reali esigenze delle persone.

 Il volontariato degli anziani

 Quando si parla di volontariato e terza età il primo pensiero va agli anziani che ricevono l’aiuto e la solidarietà di persone più giovani. Eppure oggi, sempre più spesso, gli anziani si presentano come soggetti che "donano": energia, esperienza, tempo. E ogni volta è un'opportunità straordinaria che si rinnova, per gli altri e per se stessi. Dalla beneficenza alle attività culturali all’assistenza sociale all’attivismo politico: ecco il mondo del volontariato degli anziani.

 

Per valorizzare il ruolo attivo degli oltre 500 mila anziani che vivono nella città, il Comune di Roma ha lanciato un interessante progetto di volontariato civico nell’ambito del quale rientrano due iniziative: "Un amico per la città" e "Sentinelle dei Parchi".

Assistono i bambini all'entrata e all'uscita di scuole materne ed elementari e per loro sono ormai diventati un punto di riferimento per affrontare e risolvere piccoli problemi di ogni genere. Sono gli anziani di Roma che aderiscono all’iniziativa di Un Amico per la Città. Promosso dal comune capitolino, il progetto vede l’adesione di sette associazioni di volontariato: Antea, Auser, Ada, Arvuc, coordinamento cittadino dei centri anziani, Sant'Ignazio e Volontari vigilanza musei e ambiente.

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Un Amico per la Città

Li incontrerete passeggiando nei parchi e nelle ville di Roma. Sono dotati di giaccone identificativo, paletta e telefono cellulare. Sono le Sentinelle dei parchi, gli anziani volontari che si occupano di tutela dell’ambiente e di assistenza alle persone nelle zone verdi della capitale. Il progetto è stato messo a punto dagli assessorati alle Politiche Sociali ed all'Ambiente del comune capitolino al fine di migliorare la sicurezza e la tutela dei cittadini nei parchi e nelle ville romane. Ad esso aderiscono otto associazioni di volontariato: associazione Vola, Auser, Antea, Ada, Arvuc, coordinamento cittadino dei centri anziani, Sant'Ignazio, Volontari vigilanza musei e ambiente.

 Quanti sono gli anziani volontari?

I pensionati italiani fanno sempre più i volontari e i numeri parlano chiaro. Nel nostro Paese un terzo degli over sessantacinque risulta iscritto ad una associazione e uno su dieci svolge regolarmente attività di volontariato.

Le organizzazioni presso le quali operano sono soprattutto quelle dei sindacati, tra tutte l’Anteas e l’Auser.

Un recente rapporto di quest’ultima rivela che il 10,8% dei volontari in Italia ha più di 60 anni.

L'impegno volontaristico in relazione al sesso vede la predominanza degli uomini: 53% contro il 46% delle donne.

Nella maggior parte dei casi gli anziani volontari sono coniugati (61,5%), ma una parte non trascurabile degli stessi (22,2%) si compone di vedovi, per i quali fare volontariato è un modo per compensare la solitudine causata dalla mancanza del coniuge.

Quanto alla distribuzione geografica, i dati rivelano ancora una volta una profonda spaccatura geografica. I volontari over 65 nel 14,6% dei casi risiedono nel Nord Ovest, l’11% nel Nord Est, il 12% al Centro e solo nel 5,7% dei casi nell’Italia Meridionale.

I volontari anziani si occupano prioritariamente di altri anziani: così è per il 38,7% di questi gruppi. I volontari dalle tempie grigie sono, inoltre, la categoria maggiormente propensa a impegnarsi per le persone malate (20,4%).

In riferimento alle motivazioni che spingono le persone non più giovani ad impegnarsi in attività volontaristiche, quella prevalente è di tipo religioso: il 28% dei volontari con più di 65 anni definisce il proprio impegno "una scelta di fede". Un quarto del totale, invece, considera questa attività "un attributo di senso alla propria esistenza".

 

Ultimo aggiornamento: giovedì 17 febbraio 2005