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Associazione
Sergio Maiorano onlus |
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LA DANCEABILITY: UNA DANZA PER TUTTI
La ‘rivoluzione’ sul palco, dove non
serve più essere "fisicamente perfetti"
Quando si pensa alla
danza, la mente umana si proietta quasi automaticamente verso un concetto
classico che esclude a priori moltissime persone, in particolare i
disabili, i quali non sono in possesso delle capacità e condizioni
ritenute indispensabili per praticare questo tipo di
attività.
Tale pregiudizio è limitante per chi ha dei problemi ed impedisce loro sia
di fare esperienze sociali, emozionali e fisiche forti, sia di sviluppare
una propria espressione artistica.
Permette anche alle persone "abili" di sviluppare concetti
erronei del tipo: “Arte e danza sono solo per persone abili,
possibilmente belle e fisicamente perfette, certamente non per persone
disabili che riescono a malapena a fare i movimenti più 'semplici' e,
spesso, nemmeno quelli”.
C’è un altro aspetto che aleggia come uno spettro nella mentalità comune:
la persona disabile ha problemi, a volte abbisogna di cure, quindi ci si
preoccupa troppo spesso dell’aspetto assistenzialistico, comunque
importantissimo, rischiando però di trascurare il fatto di considerarle
per quello che sono, semplici persone come tutti, che possono desiderare
di entrare anche loro nel mondo artistico a pieno titolo o, almeno,
trascorrere qualche ora serenamente.
Se si riuscisse ad eliminare questo spettro, la
Danceability
non risulterebbe una tecnica così speciale ed anomala, come viene a volte
presentata, ma acquisirebbe il suo reale valore: una danza praticata da
qualsiasi persona, sia essa abile o disabile, sia essa ballerina o persona
che non si è mai confrontata col mondo artistico.
Bisogna sottolineare e scrivere a caratteri cubitali che la Danceability
non si presenta né ha la pretesa d’indossare la veste della terapia, bensì
solo quella dell’espressione artistica e creativa.
Risulta, quindi, per lei normale presentarsi come espressione creativa che
permette a persone con differenti esperienze di incontrarsi in una classe
per danzare insieme.
La Danceability si è sviluppata verso gli anni Ottanta del secolo scorso
dalla Contact Improvisation, nata a sua volta versi gli
anni Settanta negli Stati Uniti, e ne utilizza i principi base, adattati
per non escludere nessuno; usa anche vari principi provenienti dall’Aikido,
dal Tai Chi, da
tecniche di meditazione, ginnastica e danza.
Già la Contact Improvisation è di per sé una tecnica accessibile a tutti
senza limiti fisici, mentali o di età, in cui viene sottolineato il
piacere di muoversi e di danzare con qualcuno in modo spontaneo; la
Danceability non fa altro che apportare alcune piccole modifiche per
rendere accessibile la Contact Improvisation realmente a tutti, magari
usando aspetti leggermente più teatrali di quest’ultima, la quale tende ad
usare molto il contatto fisico e l’uso del proprio peso.
Non significa che nella Danceability non si usino questi ultimi due
aspetti, anzi sono fondamentali, ma non ci si chiude in essi, bensì ci si
apre alla continua ricerca di nuove espressioni.
In entrambe si sviluppa tra le persone un dialogo fisico in cui
tutti i sensi sono coinvolti: partendo sempre
dall’improvvisazione, si danza, cercando di vivere costantemente l’attimo
presente.
Si lasciano andare i corpi, in modo che comunichino ciò che hanno da
comunicare, senza limitazioni estetiche, senza paure di non essere in
grado di fare o di sentirsi inadeguati.
Sostanzialmente non si giudica: non c’è un’azione giusta
ed una sbagliata, non c’è una persona migliore di un’altra, ma solo la
ricerca di dialogare con le altre persone, il più delle volte sconosciute,
attraverso il proprio corpo, senza la mediazione della parola.
Nella Danceability si riscoprono il terreno comune per muoversi con la
gravità, che è un’altra delle basi di questa danza ed in generale
della vita poiché siamo tutti sottoposti alle sue leggi, e la
comunicazione spontanea attraverso il contatto.
In questo modo si possono fare nuove esperienze: tutti si confronteranno
con le proprie abilità e disabilità, possedute indistintamente da ogni
persona, poiché siamo tutti uomini; ci si muoverà da soli, con un'altra
persona o in gruppo, andando sempre e comunque oltre i limiti cui si è
abituati e che spesso ci creiamo noi stessi.
Non ci sarà, tuttavia, alcuna imposizione: non ci saranno tempi da
rispettare per superare qualcosa, né obblighi da assolvere, se non quello
di rispettare se stessi e gli altri, di saper dire “No, per me è
troppo! Non ce la faccio, ma… non per questo rinuncerò, bensì cercherò
altre vie, quelle più consone a me stesso. Sarà questo il mio modo di
progredire!”.
Il tutto creerà una serie di danze improvvisate, basate sulla
consapevolezza, in cui persone comunque diverse creano esperienze di
reciproca uguaglianza.
In Italia si può incontrare la Danceability attraverso seminari ed
incontri periodici organizzati da alcune Associazioni artistico-culturali,
come Il Cortile di Rho, Ottavo Giorno di
Padova e Rotelle Attive di Prato.
Inoltre ci sono altri insegnanti di altre zone italiane che,
sporadicamente, organizzano stages o attività di questa danza.
Per chi fosse interessato a conoscere le date dei vari eventi o i
programmi specifici delle associazioni, consigliamo di visitare i singoli
siti.
Le Associazioni, oltre a fare seminari ed incontri periodici con gli
adulti, hanno alcuni contatti anche con le scuole elementari e medie: gli
insegnanti tengono
incontri o
laboratori, al fine di rendere il linguaggio artistico un
valido strumento di lavoro, relazione e conoscenza tra i ragazzi,
eventualmente anche con i bambini disabili presenti nelle classi.
Ottavo Giorno organizza anche dei laboratori continuativi
con gruppi più ristretti: a differenza degli stage o degli incontri
mensili, in questo caso, vengono richiesti una minima preparazione di base
ed un impegno settimanale costante, perché il lavoro è finalizzato alla
creazione di pezzi che, eventualmente, possono essere presentati come veri
e propri spettacoli.
Circa un paio d’anni fa, l’Associazione Il Cortile ha
provato a creare un luogo d’incontro, dove persone scelte, le quali
avevano un background artistico interessante e molto diverso tra loro,
potessero danzare un tema comune a tutti gli uomini: l’Amore,
sia in negativo sia in positivo.
Fin da subito è nato qualcosa di magico e d’importante sia a livello umano
sia a livello artistico, che ha portato nel giro di un tempo relativamente
breve viste le difficoltà logistiche (il gruppo è formato da persone
provenienti da mezza Italia) a creare un vero e proprio spettacolo.
Si è partiti dando agli artisti la libertà di creare, di esprimere il
proprio approccio di senso, intenzioni e coreografico, partendo dal
terreno comune dei nove artisti: Contact Improvisation, Danceability ed
improvvisazione teatrale.
Le differenti provenienze e le differenti abilità si sono fuse quasi in
modo naturale apportando ricchezza artistica e non limiti.
Si è deciso di chiamare la metodologia utilizzata in questo lavoro ed in
altri, rivolti anche a principianti, “Percorso creativo”
(percorso di integrazione di differenti arti performative nel campo della
danza e del teatro), per staccarsi un po’ dalla Danceability e dalla
Contact Improvisation vere e proprie, nel tentativo di trovare una strada
alternativa, forse meno tecnica ma senza dubbio più vicina alla “vita
vissuta” ed alla sensibilità di ciascuno.
Il “percorso creativo” utilizzato pone l’accento sul far
confluire in un evento teatrale lo studio della tecnica, il percorso
emotivo e sensoriale allo scopo di dare voce all’espressione poetica di
ogni persona del gruppo sviluppando un processo di scambio tra le diverse
provenienze ed abilità.
Ora lo spettacolo viene presentato nei teatri.
DANCEABILITY
Tecnica di danza
praticata da abili e disabili
Storicamente le
persone con menomazioni o disabili sono state isolate dalla vita delle
società; questo isolamento ha spesso limitato tanto la loro esperienza
sociale, emozionale e fisica quanto la loro espressione artistica. Ha
anche permesso alle persone "abili" di sviluppare concetti erronei.
Nella DANCEABILITY
la tecnica è praticata da abili e disabili e permette a persone con
differenti possibilità fisiche di incontrarsi e danzare insieme.
La CONTACT
IMPROVISATION è una tecnica di danza nata nei primi anni settanta
negli Stati Uniti dal lavoro di un gruppo di danzatori sulla comunicazione
possibile attraverso il contatto e su nuove possibilità di movimento.
La DANCEABILITY
è una parte specifica della CONTACT IMPROVISATION di cui utilizza i
principi base.
La danza si sviluppa
attraverso un dialogo fisico in cui tutti i sensi sono coinvolti.
Essa si fonda sulla fiducia reciproca, la fluidità, l'equilibrio e usa la
forza di gravità e il pavimento come due partners.
Muoversi mantenendo il contatto con l'altro, cercando di risolvere ogni
azione in passaggi semplici e fluidi, potenzia la capacità di relazione e
la percezione sensoriale.
Il corpo riceve un'informazione qualificata, si educa al peso, al peso
dinamico, allo spazio e al tempo; acquisisce così una consapevolezza dei
propri limiti ma anche delle proprie potenzialità.
Essa ha attinto nel suo sviluppo anche da altre tecniche: Aikido, Tai Chi,
meditazione, ginnastica e danza.
Di solito chiunque pensa alla danza la percepisce come una forma d'arte
distante, rispetto alla quale la maggior parte delle persone non può che
porsi come spettatore.
La grande rivoluzione della Contact Improvisation è di rendere la danza
accessibile a tutti senza limiti di età e fisici.
Nella DanceAbility si scoprono il terreno comune per muoversi con la
gravità, che è la base di questa danza, e la comunicazione spontanea
attraverso il contatto.
Così si possono fare nuove diverse esperienze delòle proprie abilità (e
dis-abilità) nel muoversi con un'altra persona con un'altra persona e
andare oltre i limiti cui si è abituati.
Attraverso questa forma di danza basata sulla consapevolezza, persone con
differenti abilità fisiche creano esperienze di reciproca uguaglianza.
Crediamo che questi
tipo di esperienza accrescerà l'accesso sociale e artistico a persone con
particolari necessità.
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