ERNIA
L'ernia
è
costituita dalla fuoriuscita totale o parziale di un viscere o di un
altro organo dalla cavità in cui si trova normalmente. Le ernie più
comuni sono quelle che riguardano la cavità addominale con rottura
dell'orifizio inguinale (nei soggetti maschi) e della fascia della
coscia (nelle femmine), ma esistono anche ernie crurali, ombelicali e
diaframmatiche. Possono essere provocate da tre meccanismi: la
persistenza dopo la nascita di un orifizio embrionale, l'indebolimento
della parete addominale oppure una lesione della parete per trauma o
per intervento chirurgico.
L'ernia inguinale è più frequente negli uomini che nelle donne (di un
fattore dieci) per l'anatomia del canale inguinale, la
struttura ove passa il funicolo spermatico che arriva ai
testicoli, ove è più probabile la discesa di una parte dell'addome.
Tale "discesa" prelude quindi alla fuoriuscita dalla parete addominale
(l'ernia vera e propria) in un punto in cui, per debolezza o
particolari fattori aggravanti (sforzi, tosse cronica, stitichezza),
la parete cede.
I sintomi sono un senso di pesantezza all'inguine e un rigonfiamento
che scompare in posizione sdraiata ma che si mostra evidente sotto
sforzo o in piedi. Il rigonfiamento può quindi crescere di volume,
fino a portare alla complicanza più grave dell'ernia, la sua
strozzatura: in questo caso l'orifizio attraverso il quale si protende
l'ernia opera uno strangolamento dei vasi sanguigni dell'intestino,
provocando fortissimi dolori e vomito. La strozzatura dell'ernia si
verifica statisticamente nel quattro per cento dei casi ma è
un'eventualità grave per cui l'intervento chirurgico diventa
urgentissimo.
La tecnica chirurgica si è perfezionata nel tempo, fino ad arrivare
all'applicazione di moderne protesi biocompatibili (piccole reti) su
misura per riparare la parete che ha ceduto. L'intervento può
prevedere la sutura sui muscoli dell'addome oppure, per eliminare il
dolore e il fastidio delle trazioni dei punti interni, può sfruttare
la spinta dall'interno dell'addome che finisce per incorporare la
protesi nella sua parete. Una tecnica ibrida (tecnica di Valenti) è
stata messa a punto dal 1992 da ricercatori italiani: essa prevede
l'uso di due reti, una posizionata verticalmente e una orizzontalmente
e suturate solo lungo un lato, mentre dall'altro sono lasciate libere.
Questa tecnica consente alle reti di meglio adattarsi in base alla
conformazione dell'ernia, minimizza le recidive e migliora i tempi di
recupero e il confort del paziente. Con la tecnica laparoscopica
invece si introduce la rete arrotolata attraverso piccole incisioni;
essa viene distesa all'interno della cavità con l'aiuto di sonde con
microtelecamera, e fissata con punti metallici. Quest'ultima tecnica,
meno invasiva, è però più soggetta a recidive e viene usata solo in
casi particolari di ernia bilaterale o nel caso di ernie
precedentemente trattate chirurgicamente con intervento tradizionale o
per chi pratica sport.
Mal di schiena
Cosa fare contro il
mal di schiena
 |
Questo articolo tratta
delle patologie della schiena che riguardano soprattutto le
degenerazioni della colonna vertebrale. La colonna vertebrale
è il complesso di ossa che forniscono il sostegno mediano e
posteriore del corpo. È divisa in colonna cervicale (sette
vertebre), dorsale (dodici vertebre), lombare (cinque vertebre),
sacrale (cinque vertebre) e coccige. Nel canale vertebrale,
situato al suo interno, scorre il midollo spinale. Fra le vertebre
sono presenti strutture elastiche (dischi) che permettono alla
colonna di sopportare carichi notevoli. La colonna vertebrale ha
quattro deviazioni fisiologiche (cervicale, dorsale, lombare e
sacro-coccigea) che consentono carichi dieci volte superiori
rispetto a una struttura rettilinea. Il disco intervertebrale è
formato da un nucleo polposo (molto ricco d'acqua, quasi il 90%) e
da un anello fibroso esterno che contiene il nucleo. La struttura
del disco funziona da ammortizzatore. |
La pressione subita dai dischi dipende ovviamente dalla posizione: è
minima in posizione orizzontale, intermedia in posizione verticale e
massima quando si è seduti o si è piegati in avanti con un peso in
mano che sposta ulteriormente il baricentro. I dischi sono
praticamente privi di innervazione; ciò se da un lato consente di
muoversi senza provare dolore, dall'altro non permette di accorgersi
delle degenerazioni discali se non quando il quadro è diventato
sufficientemente grave. Con l'età il disco s'impoverisce d'acqua
(l'abbassamento di statura con l'invecchiamento è dovuto in gran parte
alla diminuzione di volume dei dischi) a seguito di processi
degenerativi che colpiscono i mucopolisaccaridi che hanno il compito
di trattenere l'acqua assicurando l'elasticità della struttura. Il
processo degenerativo che colpisce i dischi è detto condrosi,
mentre si parla di osteocondrosi quando sono coinvolte anche le
vertebre. L'osteocondrosi agisce anche sul sistema nervoso spinale
provocando dolore (il 10% circa dei pazienti presenta una grave
invalidità). Il processo degenerativo può produrre anche altre
patologie (la spondiloartrosi, cioè la degenerazione delle
articolazioni intervertebrali poste dietro ai dischi).
|
L'ernia del
disco è la patologia classica dei dischi
intervertebrali. A seguito della diminuzione del contenuto acquoso
del disco (a settant'anni ci può essere una riduzione anche del
10% della quantità d'acqua), le vertebre si avvicinano (il disco è
meno elastico); per rispondere alla nuova situazione il disco
cerca di trattenere più acqua e si gonfia (protrusione discale),
pur non avendo più le strutture perfettamente integre per
contenerla. Se il nucleo polposo si rompe l'ernia non si verifica,
ma se è invece l'anello che si crepa a seguito della pressione del
nucleo interno, si verifica il prolasso, cioè l'ernia costituita
dai materiali generati dalla rottura. Quando questi materiali
toccano le innervazioni il paziente prova dolore. L'ernia del
disco è molto frequente nella regione lombare, meno nella
cervicale, rara nella dorsale. |
 |
Le cure
- La terapia nella fase acuta si basa su antiinfiammatori e
antidolorifici (farmaci che non possono e non devono diventare la
risposta "cronica" al problema), ma se i sintomi persistono
l'intervento chirurgico di asportazione dell'ernia è la soluzione più
indicata.
La gestione di un'ernia non grave passa soprattutto
attraverso una corretta educazione (come comportarsi nella vita di
tutti i giorni); ormai sempre meno peso hanno le terapie fisiche a
livello lombare (massaggi, elettroterapia, magnetoterapia, laser,
ultrasuoni, agopuntura) in quanto non rimuovono la causa (cioè la
protrusione discale, ma si limitano ad agire sull'infiammazione o sul
dolore). In genere le manipolazioni sono controindicate in caso di
ernie gravi o di deficit muscolare del paziente, per cui è bene
diffidare di terapeuti che eseguono manipolazioni senza aver
sottoposto il paziente a esami. Non esiste infine nessun studio
scientificamente incontestabile che dimostri l'efficacia dell'ozonoterapia.
In alcuni casi particolari, il nucleo erniato può essere sciolto con
particolari enzimi.
|