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Associazione Sergio Maiorano onlus

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ERNIA


              

     L'ernia è costituita dalla fuoriuscita totale o parziale di un viscere o di un altro organo dalla cavità in cui si trova normalmente. Le ernie più comuni sono quelle che riguardano la cavità addominale con rottura dell'orifizio inguinale (nei soggetti maschi) e della fascia della coscia (nelle femmine), ma esistono anche ernie crurali, ombelicali e diaframmatiche. Possono essere provocate da tre meccanismi: la persistenza dopo la nascita di un orifizio embrionale, l'indebolimento della parete addominale oppure una lesione della parete per trauma o per intervento chirurgico.

L'ernia inguinale è più frequente negli uomini che nelle donne (di un fattore dieci) per l'anatomia del canale inguinale, la struttura ove passa il funicolo spermatico che arriva ai testicoli, ove è più probabile la discesa di una parte dell'addome. Tale "discesa" prelude quindi alla fuoriuscita dalla parete addominale (l'ernia vera e propria) in un punto in cui, per debolezza o particolari fattori aggravanti (sforzi, tosse cronica, stitichezza), la parete cede.

I sintomi sono un senso di pesantezza all'inguine e un rigonfiamento che scompare in posizione sdraiata ma che si mostra evidente sotto sforzo o in piedi. Il rigonfiamento può quindi crescere di volume, fino a portare alla complicanza più grave dell'ernia, la sua strozzatura: in questo caso l'orifizio attraverso il quale si protende l'ernia opera uno strangolamento dei vasi sanguigni dell'intestino, provocando fortissimi dolori e vomito. La strozzatura dell'ernia si verifica statisticamente nel quattro per cento dei casi ma è un'eventualità grave per cui l'intervento chirurgico diventa urgentissimo.

La tecnica chirurgica si è perfezionata nel tempo, fino ad arrivare all'applicazione di moderne protesi biocompatibili (piccole reti) su misura per riparare la parete che ha ceduto. L'intervento può prevedere la sutura sui muscoli dell'addome oppure, per eliminare il dolore e il fastidio delle trazioni dei punti interni, può sfruttare la spinta dall'interno dell'addome che finisce per incorporare la protesi nella sua parete. Una tecnica ibrida (tecnica di Valenti) è stata messa a punto dal 1992 da ricercatori italiani: essa prevede l'uso di due reti, una posizionata verticalmente e una orizzontalmente e suturate solo lungo un lato, mentre dall'altro sono lasciate libere. Questa tecnica consente alle reti di meglio adattarsi in base alla conformazione dell'ernia, minimizza le recidive e migliora i tempi di recupero e il confort del paziente. Con la tecnica laparoscopica invece si introduce la rete arrotolata attraverso piccole incisioni; essa viene distesa all'interno della cavità con l'aiuto di sonde con microtelecamera, e fissata con punti metallici. Quest'ultima tecnica, meno invasiva, è però più soggetta a recidive e viene usata solo in casi particolari di ernia bilaterale o nel caso di ernie precedentemente trattate chirurgicamente con intervento tradizionale o per chi pratica sport.

 Mal di schiena

 Cosa fare contro il mal di schiena

mal di schiena      Questo articolo tratta delle patologie della schiena che riguardano soprattutto le degenerazioni della colonna vertebrale. La colonna vertebrale è il complesso di ossa che forniscono il sostegno mediano e posteriore del corpo. È divisa in colonna cervicale (sette vertebre), dorsale (dodici vertebre), lombare (cinque vertebre), sacrale (cinque vertebre) e coccige. Nel canale vertebrale, situato al suo interno, scorre il midollo spinale. Fra le vertebre sono presenti strutture elastiche (dischi) che permettono alla colonna di sopportare carichi notevoli. La colonna vertebrale ha quattro deviazioni fisiologiche (cervicale, dorsale, lombare e sacro-coccigea) che consentono carichi dieci volte superiori rispetto a una struttura rettilinea. Il disco intervertebrale è formato da un nucleo polposo (molto ricco d'acqua, quasi il 90%) e da un anello fibroso esterno che contiene il nucleo. La struttura del disco funziona da ammortizzatore.

La pressione subita dai dischi dipende ovviamente dalla posizione: è minima in posizione orizzontale, intermedia in posizione verticale e massima quando si è seduti o si è piegati in avanti con un peso in mano che sposta ulteriormente il baricentro. I dischi sono praticamente privi di innervazione; ciò se da un lato consente di muoversi senza provare dolore, dall'altro non permette di accorgersi delle degenerazioni discali se non quando il quadro è diventato sufficientemente grave. Con l'età il disco s'impoverisce d'acqua (l'abbassamento di statura con l'invecchiamento è dovuto in gran parte alla diminuzione di volume dei dischi) a seguito di processi degenerativi che colpiscono i mucopolisaccaridi che hanno il compito di trattenere l'acqua assicurando l'elasticità della struttura. Il processo degenerativo che colpisce i dischi è detto condrosi, mentre si parla di osteocondrosi quando sono coinvolte anche le vertebre. L'osteocondrosi agisce anche sul sistema nervoso spinale provocando dolore (il 10% circa dei pazienti presenta una grave invalidità). Il processo degenerativo può produrre anche altre patologie (la spondiloartrosi, cioè la degenerazione delle articolazioni intervertebrali poste dietro ai dischi). 

      L'ernia del disco è la patologia classica dei dischi intervertebrali. A seguito della diminuzione del contenuto acquoso del disco (a settant'anni ci può essere una riduzione anche del 10% della quantità d'acqua), le vertebre si avvicinano (il disco è meno elastico); per rispondere alla nuova situazione il disco cerca di trattenere più acqua e si gonfia (protrusione discale), pur non avendo più le strutture perfettamente integre per contenerla. Se il nucleo polposo si rompe l'ernia non si verifica, ma se è invece l'anello che si crepa a seguito della pressione del nucleo interno, si verifica il prolasso, cioè l'ernia costituita dai materiali generati dalla rottura. Quando questi materiali toccano le innervazioni il paziente prova dolore. L'ernia del disco è molto frequente nella regione lombare, meno nella cervicale, rara nella dorsale. ernia del disco

Le cure - La terapia nella fase acuta si basa su antiinfiammatori e antidolorifici (farmaci che non possono e non devono diventare la risposta "cronica" al problema), ma se i sintomi persistono l'intervento chirurgico di asportazione dell'ernia è la soluzione più indicata.

La gestione di un'ernia non grave passa soprattutto attraverso una corretta educazione (come comportarsi nella vita di tutti i giorni); ormai sempre meno peso hanno le terapie fisiche a livello lombare (massaggi, elettroterapia, magnetoterapia, laser, ultrasuoni, agopuntura) in quanto non rimuovono la causa (cioè la protrusione discale, ma si limitano ad agire sull'infiammazione o sul dolore). In genere le manipolazioni sono controindicate in caso di ernie gravi o di deficit muscolare del paziente, per cui è bene diffidare di terapeuti che eseguono manipolazioni senza aver sottoposto il paziente a esami. Non esiste infine nessun studio scientificamente incontestabile che dimostri l'efficacia dell'ozonoterapia. In alcuni casi particolari, il nucleo erniato può essere sciolto con particolari enzimi.

  

Ultimo aggiornamento: venerdì 22 settembre 2006