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L'INFARTO
Non bisogna preoccuparsi troppo del cuore, come fanno oggi molte persone
sane: piuttosto, bisogna essere contenti di avere nel torace una delle
macchine piú delicate, piú resistenti è più potenti che esistano in
natura.
Rallegratevene e tentate di capirne il funzionamento: ciò lo farà
funzionare anche meglio.
Fate in modo di avere uno stetoscopio ed ascoltate i battiti del vostro
cuore.
Nel suo regolare ritmo di un cupo e lontano tamburo, ascolterete il suono
della vita stessa, mentre il sangue scorre attraverso le valvole e le
cavità di questa pompa naturale.
Il cuore, meccanicamente parlando, è proprio una pompa a pressione che
forza il sangue, carico d'ossigeno, di sostanze nutritive e di rifiuti,
attraverso i vasi sanguigni del corpo.
I cinque o sei litri di sangue del corpo umano, spinti dal cuore, compiono
un giro completo circa ogni minuto.
In 24 ore il cuore riceve e pompa in circolo intorno a 9.000 litri di
sangue.
Nel corso di una vita di settant'anni, il cuore fa circa due miliardi e
mezzo di battiti, senza arrestarsi neppure un momento e senza riposo: cosí
almeno sembra a chi lo ascolti con lo stetoscopio.
Tuttavia, nessun muscolo può resistere senza riposo: e il cuore è appunto
un muscolo.
Le pause fra un battito e l’altro, per quanto brevi, rappresentano un
riposo sufficiente.
Il cuore normale, in pratica, occupa a riposarsi il
doppio del tempo in cui lavora.
Può usufruire di nutrimento supplementare: infatti, nonostante pesi
soltanto un duecentesimo del peso totale del corpo, richiede per sé un
ventesimo del sangue circolante.
È grande all'incirca come un pugno ed è rinchiuso in una
resistente membrana protettiva che si chiama pericardio.
Attaccato al corpo soltanto per mezzo dei grossi vasi sanguigni
che si diramano dalla sua base, il cuore è sistemato nel torace e
orientato diagonalmente in basso verso il lato sinistro.
È diviso in due parti, destra e sinistra, da una parete stagna: ciascuna
di queste parti forma una pompa a sé.
Queste due pompe, a loro volta, hanno due camere ciascuna: l'atrio, che
riceve il sangue delle vene, e il ventricolo, che lo spinge di nuovo nel
corpo attraverso le arterie.
I muscoli specifici del cuore sono disposti e intrecciati in modo che
possono contrarsi, torcersi e spremere il loro contenuto a ogni battito,
cioè a ogni contrazione della pompa.
CHE COSA FA BATTERE IL
CUORE
1.700
anni or sono dall'anatomista Galeno si poneva la domanda
di cosa faceva battere il cuore; ma non trovò risposta che verso il 1890,
quando gli studiosi cominciarono a pensare che fosse in gioco un'energia
elettrochimica.
Infatti, sappiamo attualmente che una specie di apparato elettrico
cronometrico, chiamato nodo atrioventricolare, genera normalmente circa
una settantina di volte il minuto una minuscola scarica elettrica, che si
diffonde per tutte le fibre dei muscolo cardiaco, causandone la
contrazione.
Il cuore, dunque, è una specie di pompa elettro-muscolare,
perfezionata attraverso milioni d'anni di evoluzione, che ha lo scopo di
mantenere il sangue in circolazione in due circuiti principali.
Uno, che parte dalla camera sinistra del cuore, è il "grande circolo"
che il sangue completa attraverso tutto il corpo per la nutrizione dei
tessuti.
Un altro circuito, indipendente e piú corto, va dalla camera destra del
cuore ai polmoni, per consentire al sangue di scaricare l’anidride
carbonica e di ricaricarsi d'ossigeno.
Questo è noto come il "circolo polmonare".
Il sangue venoso scuro, carico di anidride carbonica e di materiale di
rifiuto raccolto nel passaggio attraverso le vene, è aspirato nell'atrio
destro nel momento in cui questo è temporaneamente rilasciato.
Quando l'atrio si è riempito di sangue, la valvola che si trova nel fondo
dell'atrio stesso si apre e il sangue fluisce nel ventricolo sottostante.
Riempitosi il ventricolo, la pressione della pompa fa bloccare la valvola,
che si rigonfia come un paracadute.
La stessa pressione apre simultaneamente un'altra serie di valvole,
sagomate a mezza luna, e spinge il sangue fuori del ventricolo
immettendolo nell'arteria che conduce direttamente ai polmoni.
Nella sottile trama dei polmoni il sangue venoso si depura, sostituendo il
proprio carico di anidride carbonica con l'ossigeno tratto dall'aria
respirata.
Il sangue torna ossigenato al cuore con un colore rosso
vivo e l'azione della circolazione polmonare si è compiuta in dieci
secondi.
Nel frattempo, la camera sinistra del cuore, piú vigorosa della destra,
porta avanti la fase successiva simultaneamente alla prima: giungendo
fresco dai polmoni, il sangue entra nell'atrio sinistro.
Quando questo è pieno, la valvola si apre e il ventricolo comincia a
riempirsi.
Una frazione di secondo dopo, il ventricolo si contrae, spingendo il suo
contenuto di sangue nell'aorta, la grossa arteria che parte dalla base del
cuore.
Quando la pressione nell'aorta è piú forte che nel ventricolo, le valvole
semilunari situate tra il ventricolo e l'aorta si chiudono.
Il rumore secco che si sente è quello delle valvole semilunari che si
chiudono di scatto.
Dall'aorta, il piú grande vaso sanguigno del corpo, il sangue rosso si
ramifica spingendosi, sempre piú lentamente, in arterie, in arteriole e in
esili capillari, fino a raggiungere ogni cellula del corpo.
Il cuore ripete questo processo di contrazione e di rilassamento, cioè di
sistole e di diastole, giorno dopo giorno, anno dopo anno, durante le
malattie, nel sonno, nella lotta, con perseveranza ed efficienza.
DISFUNZIONI
DEL CUORE
È
ovvio che un organo così importante ha bisogno di certi riguardi, perché
numerose possono essere le cause atte a determinarne le disfunzioni.
Una delle principali è probabilmente la febbre reumatica,
che colpisce spesso i giovani e che può danneggiare il cuore, sebbene
l'ammalato possa apparire del tutto guarito e perfino praticare uno sport.
Inoltre ci sono le malattie cardiache indotte dall’esagerato ritmo della
vita moderna a cui molti attribuiscono in gran parte l'aumento della
mortalità per malattie cardiache verificatosi in questi ultimi anni.
Oggi il cuore non è meno robusto di ieri; la differenza sta nelle
condizioni diverse in cui deve funzionare.
Lunghi anni di continua tensione possono determinare un'alta pressione
sanguigna che può ingrossare il cuore ed accrescere materialmente il
lavoro del cuore.
Con il tempo ne deriva una menomazione permanente che, se non altro,
limita in modo considerevole l'attività fisica di chi ha il cuore in
questo stato.
I
SINTOMI CARDIOCIRCOLATORI
- Angina Pectoris
- Aritmie
- Arteriosclerosi
- Arresto cardiaco
- Colesterolo e prevenzione della cardiopatia
coronarica
- Extrasistole
- Flebite
- Infarto
- Shock
- Varici
INFARTO
L'infarto
miocardico è costituito dalla morte o necrosi di una zona di
miocardio una parte importante del cuore, dovuta all'improvvisa occlusione
di uno o più rami delle arterie coronarie.
L'occlusione del vaso, solitamente causata da trombosi, ha come base l’aterosclerosi
coronarica di cui l'infarto è la complicanza maggiore e più
grave.
Questa condizione morbosa, contro la quale la scienza medica lotta ogni
giorno di, più, rappresenta oggi la più frequente fra le cause di morte ed
è in costante aumento.
Negli Stati Uniti, ad esempio, la mortalità per infarto è
cresciuta a dismisura.
Questo enorme incremento, dovuto in parte all'aumento della vita media,
corrisponde anche a un incremento reale; ciò è particolarmente valido per
le nazioni altamente industrializzate rispetto ai paesi economicamente
arretrati e per la città rispetto alla campagna.
L'infarto miocardico è, nel 98 per cento dei casi, conseguenza
dell'aterosclerosi coronarica; altre cause eccezionali possono
essere embolie, anomalie congenite, ecc.
E più frequente nell'uomo che nella donna, almeno sino ai 40 anni, ed è
strettamente legato a condizioni di surmenage psicofisico, abuso di
tabacco, ipercolesterolemia, obesità, vita sedentaria.
A questi elementi, che possono essere considerati predisponenti, vanno
aggiunte alcune situazioni che talora possono risultare scatenanti quali
sforzi, emozioni, interventi chirurgici e gravi emorragie.
SINTOMI
L'infarto miocardico insorge con un violento dolore dietro lo
sterno al centro del petto, spesso irradiato al braccio sinistro
o al collo. cui si accompagnano senso di morte imminente e stato di
agitazione.
Il soggetto è pallido, ipoteso, tachicardico, con sudorazione fredda e
spesso dispnoico.
II dolore, che può durare anche parecchie ore. non cede ai composti
nitrati come nell'angina pectoris e spesso nemmeno agli oppiacei.
E questa la fase acuta, in cui è più alta la mortalità
per le numerose e gravi complicanze che possono insorgere: shock
cardiogeno, fibrillazione ventricolare o arresto cardiaco, gravi aritmie,
blocchi atrio-ventricolari, insufficienza cardiaca.
La fase acuta dell'infarto miocardico può assumere questi diversi quadri
clinici che ne condizionano l'evoluzione e la prognosi per la loro alta
pericolosità.
L'infarto non complicato evolve solitamente in circa 40-50 giorni,
durante i quali nella zona colpita si forma una vera e propria cicatrice.
L'estensione della lesione e la modalità del decorso, complicato o meno,
condizionano l'efficienza futura del soggetto colpito.
DIAGNOSI
La diagnosi dell'infarto miocardico,
oltre che sulla sintomatologia, si basa su vari esami del sangue.
Dal tessuto del cuore colpito si versa nel sangue circolante una serie di
enzimi il cui dosaggio permette di diagnosticare l'avvenuta lesione.
I più importanti sono le transaminasi, la
creatinfosfochinasi, la latticodeidrogenasi e
altri.
Gli elementi diagnostici essenziali vengono però forniti
dall'elettrocardiogramma, che consente di accertare l'esistenza o meno
dell'infarto, la sede di questo e l'evoluzione che ha subito.
Sin dalle prime ore compaiono alterazioni caratteristiche con segni di
lesione nella zona cosiddetta subepicardica accompagnati o meno da quello
che è il segno caratteristico cioè l'onda Q di necrosi (primo stadio).
Dopo alcuni giorni o dopo alcune settimane il quadro tende a cambiare per
la progressiva riduzione dei segni di lesione e la progressiva comparsa
dei segni di ischemia subepicardica e di necrosi (secondo stadio).
Con il passare del tempo i segni di necrosi si fanno più evidenti e quelli
di ischemia o si accentuano o tendono a regredire (terzo stadio).
La diagnosi della sede colpita da infarto è possibile osservando in quali
derivazioni elettrocardiografiche, che esplorano differenti zone del
miocardio, i segni caratteristici compaiano ed evolvano.
L'elettrocardiogramma è essenziale anche per l'accertamento di alcune
complicanze dell'infarto quali i blocchi e le aritmie.
II controllo radiologico del volume del cuore, oltre che nella fase acuta,
è utile nella fase di stabilizzazione per valutare gli esiti dell'infarto.
TERAPIA
La terapia dell'infarto miocardico acuto si basa
anzitutto sul riposo assoluto, sui dilatatori delle coronarie e sugli
anticoagulanti.
Vengono pure impiegati analgesici per lenire il dolore,
sedativi e glicosidi cardioattivi nell'eventuale insufficienza cardiaca.
Questa terapia si protrae sia durante l'evoluzione sia dopo la fase
ospedaliera e spesso viene mantenuta per tutta la vita.
II riposo a letto è importante nella prima fase ma, superato lo stadio
acuto, si tende a far muovere precocemente il paziente.
Se insorgono complicanze la relativa terapia viene aggiunta a quella in
corso e adattata caso per caso, e si può dire anche momento per momento.
In particolare, va sottolineato come l'alta mortalità dell'infarto
sia dovuta soprattutto alle complicanze della fase acuta
che, per la loro comparsa improvvisa e per la loro alta pericolosità,
devono essere immediatamente affrontate o addirittura prevenute.
A questo scopo oggi i pazienti colpiti da infarto miocardico acuto vengono
ricoverati in reparti speciali, le cosiddette Unità coronariche
o Unità di cura coronarica ove è possibile, grazie a
particolari attrezzature, controllare in continuazione una serie di
parametri clinici quali l'elettrocardiogramma, la pressione arteriosa, la
pressione venosa, la temperatura cutanea e la diuresi, e dove esiste la
possibilità di cogliere la complicanza al suo primo insorgere.
L'infarto miocardico, per la sua notevole frequenza, rappresenta
oggi un vero problema sociale.
Il soggetto colpito, per quanto la lesione evolva benignamente, può
restare compromesso ed è sempre un coronaropatico.
Oltre alla terapia, quindi, ci si deve porre il problema della
prevenzione, che consiste nel controllo di quei soggetti che per varie
ragioni possono essere i candidati più probabili all'infarto.
Adeguate regole di vita e il controllo di condizioni predisponenti quali
l'ipertensione, il diabete, l'obesità
e i disturbi del metabolismo lipidico,
sono in definitiva il mezzo più efficace per combattere l'infarto
miocardico.
ANCORA
SULL'INFARTO...
Per
infarto si intende la morte di una porzione di tessuto conseguente
all'interruzione del flusso sanguigno e, quindi, al mancato apporto di
ossigeno e di nutrimento alla zona colpita.
In caso d'emergenza, cioè in presenza di un infarto cardiaco o di un
arresto cardiaco, contano soprattutto due cose: bisogna
riconoscere correttamente i sintomi e poi agire con la
maggior rapidità possibile.
La causa è l'ostruzione di un'arteria da parte di un trombo o di
un embolo, cioè di un minuscolo blocco di sangue raggrumato o di
sostanze estranee provenienti da altra sede (trombi o emboli).
L'infarto, che può verificarsi in qualsiasi tessuto, quando avviene nel
miocardio o muscolo del cuore (infarto cardiaco), di solito è conseguenza
di una trombosi delle coronarie.
Altre gravi forme di infarto possono riguardare il cervello, i
polmoni, l'intestino, il rene, il fegato, la milza.
Segnali di pericolo in persone sane fino a quel momento sono:
- dolore
costrittivo, opprimente o bruciante al petto, che dura da 2 a
15 minuti o più e spesso, la prima volta, si manifesta in caso di sforzo
fisico, di agitazione, dopo un pasto copioso o per il freddo
- Segnali di
pericolo in persone che soffrono di angina pectoris: crisi più
frequenti, più forti, di maggior durata e che si verificano persino in
condizioni di riposo con i sintomi descritti in precedenza e non
scompaiono dopo aver preso il farmaco prescritto dal medico
(nitroglicerina)
- Sintomo non allarmante: di solito
una breve fitta nella gabbia toracica localizzabile esattamente con un
solo dito non proviene dal cuore ed è generalmente innocua
Sintomi dell'infarto:
- Dolore costrittivo, opprimente o bruciante nella
regione dello sterno o del cuore
- Dolore che può irradiarsi al collo, alla
mandibola, alle braccia e alle spalle oppure alla parte alta del ventre
- Nausea, vertigini, senso di debolezza, accessi di
sudorazione, difficoltà di respirazione, polso irregolare
- Stato d'angoscia, pallore del viso
- Dolori che durano almeno 15 minuti
Attenzione: non sempre si manifestano tutti questi sintomi tipici.
Inoltre talvolta sono poco pronunciati, e ciononostante può trattarsi di
un infarto cardiaco
[Tratto da Salus.it]
DA DISTINGUERE DALL'ANGINA
PECTORIS
Il
termine Angina Pectoris deriva dal latino e letteralmente
significa dolore di petto: si tratta infatti di una sindrome clinica
caratterizzata da un dolore localizzato al petto, a carattere gravativo e
costrittivo, non sempre molto violento, tipicamente precipitato dallo
sforzo ed alleviato dal riposo o dall'assunzione sublinguale di
nitroglicerina (trinitrina).
L'angina pectoris non va quindi confusa con un attacco cardiaco, ma indica
solo che il flusso sanguigno diretto al cuore (arterie coronarie) è
insufficiente rispetto alle necessità del cuore stesso in quel determinato
momento.
Pertanto, alla base del fenomeno, c'è sempre la presenza di un
circolo coronarico alterato, generalmente per
aterosclerosi (deposito di grasso nella parete delle arterie),
per cui esso è in grado di portare sangue al cuore in condizioni di riposo
o di sforzi minimi.
Quando, invece, il cuore richiede un maggiore
afflusso di sangue a causa di uno sforzo importante (esempio:
salire le scale, sforzo nella defecazione o nellatto sessuale), ecco che
le arterie coronariche non riescono a fornire al muscolo cardiaco sangue a
sufficienza, derivandone angina pectoris.
In altri casi, più rari, le coronarie sono normali, ma un embolo oppure
uno spasmo della parete delle coronarie stesse, può causare un
restringimento momentaneo del vaso con conseguente minor afflusso di
sangue al cuore ed insorgenza del dolore.
SINTOMI E SEGNI
Il dolore dell'Angina Pectoris, estremamente
variabile, viene avvertito più frequentemente nella regione dietro lo
sterno; può essere un dolore vago, appena fastidioso, oppure può divenire
rapidamente una sensazione di schiacciamento, grave e molto intensa.
Esso generalmente si irradia alla spalla ed al braccio sinistro, fino alle
dita, ma anche alla gola, alla schiena, alle mandibole, ai denti e,
talora, al braccio destro.
Il tipico dolore dell'angina pectoris è caratteristicamente scatenato
dall'attività fisica, in genere non dura più di pochi minuti e si placa o
scompare con il riposo.
L'angina peggiora quando lo sforzo è compiuto dopo un pasto;
è più intensa se fa freddo, per cui uno sforzo che non produce sintomi
durante l'estate, può invece indurre attacchi anginosi in inverno.
Una crisi di angina può anche essere scatenata da una passeggiata al vento
freddo, dal primo contatto col l'aria fredda all'uscita da un ambiente
riscaldato.
Le crisi possono variare di frequenza, da molte in un giorno a sporadiche,
intervallate da periodi senza alcun sintomo di settimane, mesi, o anni;
possono aumentare di frequenza oppure scomparire, ad esempio se si
sviluppa un circolo collaterale coronarico adeguato.
Dato che le caratteristiche dell'angina per un dato soggetto sono di
solito costanti, ogni modificazione del quadro sintomatologico in senso
negativo (aumento di intensità delle crisi, durata più lunga, comparsa
quando si sta seduti o al risveglio) deve essere vista come un
aggravamento della malattia.
TERAPIA
La terapia dell'infarto miocardico acuto si basa anzitutto sul riposo
assoluto, sui dilatatori delle coronarie e sugli anticoagulanti.
Vengono pure impiegati analgesici per lenire il dolore,
sedativi e glicosidi cardioattivi nell'eventuale insufficienza cardiaca.
Questa terapia si protrae sia durante l'evoluzione sia dopo la fase
ospedaliera e spesso viene mantenuta per tutta la vita.
II riposo a letto è importante nella prima fase ma, superato lo stadio
acuto, si tende a far muovere precocemente il paziente.
Se insorgono complicanze la relativa terapia viene aggiunta a quella in
corso e adattata caso per caso, e si può dire anche momento per momento.
In particolare, va sottolineato come l'alta mortalità dell'infarto
sia dovuta soprattutto alle complicanze della fase acuta
che, per la loro comparsa improvvisa e per la loro alta pericolosità,
devono essere immediatamente affrontate o addirittura prevenute.
A questo scopo oggi i pazienti colpiti da infarto miocardico acuto vengono
ricoverati in reparti speciali, le cosiddette Unità coronariche
o Unità di cura coronarica ove è possibile, grazie a
particolari attrezzature, controllare in continuazione una serie di
parametri clinici quali l'elettrocardiogramma, la pressione arteriosa, la
pressione venosa, la temperatura cutanea e la diuresi, e dove esiste la
possibilità di cogliere la complicanza al suo primo insorgere.
L'infarto miocardico, per la sua notevole frequenza, rappresenta
oggi un vero problema sociale.
Il soggetto colpito, per quanto la lesione evolva benignamente, può
restare compromesso ed è sempre un coronaropatico.
Oltre alla terapia, quindi, ci si deve porre il problema della
prevenzione, che consiste nel controllo di quei soggetti che per varie
ragioni possono essere i candidati più probabili all'infarto.
Adeguate regole di vita e il controllo di condizioni predisponenti quali
l'ipertensione, il diabete, l'obesità
e i disturbi del metabolismo lipidico,
sono in definitiva il mezzo più efficace per combattere l'infarto
miocardico.
L'ABC DELLA RIANIMAZIONE
PER L'UOMO DELLA STRADA
INTRODUZIONE
È ormai accettato da tutti che la morte di una persona coincide con la
morte del suo cervello: Quando il cervello smette di funzionare non c'è
più vita.
Il cervello è un organo molto delicato: affinché questo possa svolgere le
sue normali funzioni ha bisogno di un continuo apporto di ossigeno e
zuccheri che gli arrivano attraverso la circolazione sanguigna.
Senza ossigeno e senza zuccheri il cervello muore nel giro di
tre-cinque minuti.
Questo spiega come ci sia veramente poco tempo per intervenire su un
soggetto in cui si sia fermata la sua circolazione e/o il suo respiro,
prima che il suo cervello sia irreparabilmente danneggiato.
È importante, quindi, che tutti siano in grado di riconoscere queste
situazioni di emergenza e che siano capaci di avviare alcune semplici
manovre che permettano di conservare l'ossigenazione e la circolazione.
Ognuno di noi dovrebbe saper fare una respirazione bocca-bocca
e il massaggio cardiaco esterno.
Ed è per questo motivo che mi premuro di descrive molto brevemente e
semplicemente quello che il semplice uomo della strada può fare per
salvare una vita umana.
HAI UN'IDEA DELLE
CONSEGUENZE DI UN INFARTO?
Ci sono infarti che non incidono in modo rilevante sulla qualità e la
durata della vita di chi ne è colpito.
Altri, più gravi, provocano danni irreparabili al cuore, invalidità
cronica e ridotta sopravvivenza.
Nell'infarto la morte si verifica più frequentemente ancor prima che si
giunga in ospedale.
Naturalmente i danni dell'infarto investono anche il
mondo che circonda il malato.
La metà delle persone colpite ha meno di 60 anni.
Un dato che ha conseguenze "pesanti" sulle famiglie che perdono,
così, un sostegno fondamentale e sulla società che deve privarsi di un
cittadino produttivo.
Ogni anno in Italia si spendono centinaia di milioni di euro per curare
l'infarto miocardico e le sue conseguenze.
COME
INTERVIENI PER AIUTARE UN INFARTUATO?
Quando, attraverso il riconoscimento dei sintomi, si
ha il sospetto di un infarto in corso è necessario non perdere
tempo e procedere il più rapidamente possibile al
ricovero immediato presso un centro adeguatamente attrezzato.
Infatti il pericolo di morte è massimo nella prima ora dopo l'attacco e
dopo 3 ore diminuisce fortemente la possibilità di bloccare o limitare il
danno cardiaco.
I primi gesti concreti da fare dopo aver chiamato il soccorso sanitario
sono:
- tenere l'infartuato a letto, seduto o sdraiato,
liberandolo da indumenti che non lo fanno respirare bene
- mantenerlo tranquillo
- se è necessario attuare correttamente il massaggio
cardiaco e la respirazione bocca a bocca
- se l'ambulanza non è immediatamente reperibile,
servirsi di un mezzo diverso e disponibile
LE
CIFRE DELL'INFARTO
Nel 1993 in Italia sono morte 73.837 persone per
malattie coronariche e 38.939 per infarto acuto.
Negli Stati Uniti ogni anno viene colpito da un infarto 1 milione e mezzo
di persone.
Con queste cifre l'infarto si presenta come la malattia del nostro secolo:
- Ogni 6 minuti un italiano è colpito da un infarto
- Ogni anno sono colpiti da infarto 150 mila
italiani
- La metà degli italiani colpiti da infarto ha
un'età inferiore a 60 anni
- 1/4 delle morti si verifica nelle prime 2 ore
della malattia e quasi sempre prima del ricovero in ospedale mentre la
mortalità nelle Unità di cura intensiva coronarica è del 9-11%
- Durante i primi 12 mesi dopo l'infarto la
mortalità è del 10-13% e, successivamente, del 4/6% all'anno
- Il 10% dei malati ha un secondo infarto entro 1
anno
I più importanti fattori di rischio per l'insorgenza della malattia
delle coronarie sono:
- Il fumo
- L'ipercolesterolomia
- L'ipertensione arteriosa
Altri fattori meno incisivi sono la predisposizione familiare
alle malattie vascolari, il diabete, l'obesità,
l'iperuricemia, la vita sedentaria, lo
stress.
SAI COME EVITARE L'INFARTO?
L'educazione sanitaria si sta dimostrando lo strumento
principale per prevenire l'infarto.
In particolare, è possibile ridurre sensibilmente il rischio di infarto
rispettando 3 principi che, oltretutto, contribuiscono a rendere più
piacevole e interessante la nostra esistenza.
VITA
SANA
Non fumare.
L'infarto miocardico prima dei 35 anni viene osservato quasi sempre nei
forti fumatori fino ad essere considerati una malattia "da fumo".
Il fumo è un veleno che nuoce in modi diversi per gli
effetti combinati dei numerosi prodotti chimici presenti nel tabacco.
I fumatori sono colpiti dall'infarto 3 volte più spesso di coloro che non
fumano e dopo un infarto la mortalità fra coloro che seguitano a fumare è
tripla rispetto a quelli che non fumano.
Controllare il proprio peso e mantenere basso il
colesterolo, mangiare meno grassi e più verdure, curare la
pressione alta.
Il colesterolo è un grasso normalmente presente nel
sangue.
Il suo valore in un adulto non dovrebbe superare i 180-220 milligrammi per
cento per cui una quantità abnormemente alta favorisce l'insorgenza di
aterosclerosi.
Le cause sono dovute a fattori genetici o all'alimentazione ricca di
grassi di origine animale.
L'obesità è strettamente legata all'alimentazione e non a
disfunzioni ghiandolari.
L'aumento di peso è dovuto al fatto che si mangia troppo rispetto alla
vita che si conduce e all'attività che si svolge.
Di conseguenza l'obesità favorisce l'insorgenza di malattie quali il
diabete, l'ipertensione e le malattie cardiovascolari.
L'ipertensione è l'aumento della pressione del sangue al
di sopra di 140 millimetri di mercurio per la massima e di 90 per la
minima.
Le conseguenze dell'ipertensione sul cuore sono l'aterosclerosi coronarica
e la cardiopatia ipertensiva.
VITA
ATTIVA
Fare attività fisica e praticare lo sport in modo
continuativo.
Si considera sedentario chi non raggiunge almeno 5 chilometri al giorno di
cammino.
VITA
SERENA
Evitare le tensioni emotive continue e gli stress di
una vita lavorativa troppo intensa o di una vita di relazione troppo
conflittuale.
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