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LA LEUCEMIA


1° ARTICOLO


 

Quali sono le cause della leucemia linfatica cronica?

Le cause della leucemia linfatica cronica non sono conosciute. Al contrario di altre leucemie non sembra che l’esposizione alle radiazioni ionizzanti per terapia, motivi professionali o accidentali, comporti un rischio maggiore rispetto alla popolazione non esposta. Un particolare tipo di virus è probabilmente la causa di un tipo di leucemia linfatica cronica dei linfociti T diffusa in certe zone del Giappone e dei Caraibi, ma questo tipo di leucemia è praticamente sconosciuto in Italia e negli altri paesi occidentali. Non è una malattia ereditaria, cioè non viene trasmessa da padre in figlio. Tuttavia è probabile che fattori genetici siano importanti perché questa malattia è più diffusa nella popolazione bianca che in quella nera o di pelle gialla.

Perché un linfocita normale diventa neoplastico?

Anche se non si conoscono le cause della leucemia linfatica cronica, numerosi progressi sono stati compiuti negli ultimi anni nella comprensione dei meccanismi che vengono alterati nelle cellule tumorali. La trasformazione neoplastica avviene all’inizio in una sola cellula, nel nostro caso un linfocita B, in seguito all’azione di uno o più fattori, per ora sconosciuti, che alterano il suo DNA e gli conferiscono la proprietà di dividersi e di vivere molto più a lungo rispetto ad un linfocita normale. In termini tecnici si dice che i linfociti in questa malattia hanno perso la capacità di andare incontro ad apoptosi . I linfociti quindi vivono più a lungo del normale e, dividendosi, danno origine ad un maggior numero di cellule che tendono ad accumularsi nel sangue periferico e negli altri organi, spiegandosi così il lento ma progressivo aumento nel corso degli anni dei globuli bianchi e dei linfociti in particolare. A differenza della leucemia linfoblastica acuta , nella leucemia linfatica cronica la trasformazione neoplastica avviene in un linfocita maturo.


Quali sono le conseguenze dell’accumulo dei linfociti anormali?

I linfociti  neoplastici tendono ad invadere il sangue e gli altri organi, soprattutto il midollo emopoietico , la milza , il fegato, i linfonodi . Con il passare del tempo si potranno avere epatomegalia , splenomegalia , linfoadenomegalia . Se i linfociti aumentano in modo significativo nel midollo, essi disturbano la produzione di altri tipi di cellule, con possibile comparsa di anemia e piastrinopenia . A volte i linfociti tumorali perdono la capacità di produrre immunoglobuline normali, provocando una predisposizione alle infezioni ripetute, conseguenza della mancanza di anticorpi.

Quali sono i disturbi della leucemia linfatica cronica?

Molto spesso al momento della diagnosi i pazienti  non avvertono alcun disturbo dovuto alla leucemia o hanno sintomi causati da altre malattie. La leucemia linfatica cronica viene infatti sempre più spesso scoperta casualmente, in seguito all’effettuazione di un emocromo per accertamenti o controlli per altre malattie. A volte i pazienti possono presentare:

  • Pallore cutaneo, palpitazioni , dispnea , astenia (possono essere una conseguenza dell’anemia)
  • Linfoadenomegalia

Nelle fasi più avanzate altri sintomi possono comparire:

  • Febbre più o meno elevata
  • Perdita di peso
  • Infezioni ricorrenti
  • Sudorazioni
  • Emorragie cutanee e mucose (piastrinopenia)
  • Disturbi addominali e digestivi (importante epatomegalia e/o splenomegalia)

I sintomi possono essere molto variabili e variamente associati nel singolo paziente. Essi non sono specifici per la leucemia linfatica cronica e possono essere causati anche da una semplice infezione, per cui il sospetto della malattia deve essere sempre confermato da esami di laboratorio.

Quali sono esami necessari per la diagnosi di leucemia linfatica cronica?  

L’esame fondamentale è rappresentato dall’ emocromo con formula leucocitaria . Nella maggioranza dei casi essi mostreranno una leucocitosi con linfocitosi . Queste alterazioni si possono avere anche a causa di una banale infezione, ma la semplice osservazione del preparato al microscopio può dimostrare alcune anomalie caratteristiche della leucemia linfatica cronica. Se il sospetto rimane, eventualmente dopo un adeguato periodo di osservazione, altri esami si rendono necessari:

  • Agoaspirato e/o biopsia midollare per valutare il numero dei linfociti nel midollo: nella leucemia linfatica cronica sono in genere superiori al 30 per cento
  • In casi speciali, e generalmente a scopo di ricerca, sono eseguiti esami di citogenetica , di biologia molecolare che servono per lo studio di eventuali alterazioni genetiche delle cellule tumorali.
  • Markers immunologici di membrana (immunofenotipo): nella leucemia linfatica cronica  è caratteristica la comparsa del CD5, che in condizioni normale è praticamente assente sui linfociti B.

Altri esami vengono in genere richiesti dal medico, dopo una visita accurata, per accertare la diffusione della malattia nel corpo e per scoprire eventuali complicanze:

  • Ecografia o TAC dell'addome per valutare la presenza di grossi linfonodi addominali;
  • Radiografia del torace per valutare la presenza di grossi linfonodi nel torace;
  • Dosaggio delle immunoglobuline nel sangue

Cos’è la stadiazione della leucemia linfatica cronica?

I medici, dopo aver valutato la storia  e la visita del paziente, i risultati  degli esami di laboratorio e/o radiologici, effettuano la stadiazione   per stabilire la diffusione della malattia nel corpo, cioè lo stadio o fase di malattia che può essere più o meno avanzata. Esistono molti sistemi di stadiazione della leucemia linfatica cronica. I criteri più importanti prevedono la presenza di epatomegalia, splenomegalia, numero di linfonodi ingrossati, anemia, piastrinopenia, oltre alla linfocitosi. In breve, gli stadi più precoci sono caratterizzati dalla linfocitosi ed, eventualmente, presenza di linfoadenomegalia; negli stadi più avanzati c’è anemia e/o piastrinopenia. I sistemi di stadiazione più usati sono :

  • La classificazione di Rai che prevede cinque stadi , da 0 a IV o, nella sua versione più recente, 3 stadi o gruppi di rischio: basso, medio, alto.
  • La classificazione di Binet che prevede tre stadi: A, B, C
  • La classificazione internazionale che in pratica unifica i due sistemi di stadiazione precedenti.  

Perché è importante la stadiazione della leucemia linfatica cronica?  

Uno stadio più elevato indica una maggiore massa tumorale ed una maggiore diffusione della leucemia nel corpo. Numerosi studi hanno dimostrato che i pazienti con stadio più avanzato hanno una sopravvivenza media minore rispetto a quelli con stadio meno avanzato. Questa non è tuttavia una regola generale, poiché anche pazienti in stadio terzo o quarto possono vivere molti anni in condizioni soddisfacenti, e la prognosi nel singolo caso è spesso difficile da stabilire al momento della diagnosi. La stadiazione è inoltre importante perché serve da guida  alla terapia. I paziente in stadio 0-I  (o A secondo il sistema di stadiazione utilizzato) non vengono quasi mai trattati con farmaci al momento della diagnosi.  

Qual è la terapia della leucemia linfatica cronica?  

Il cardine della terapia della leucemia linfatica cronica rimane la chemioterapia . Questa può essere somministrata per os o per via endovenosa. Un punto importante da sottolineare è che non tutti i pazienti necessitano della terapia antileucemica al momento della diagnosi. Poiché non esiste, almeno per il momento, una terapia efficace nel debellare completamente e sicuramente la leucemia linfatica cronica, spesso è conveniente per il paziente rinviare la chemioterapia al momento della comparsa di complicanze o di aumento della massa tumorale, in modo da risparmiargli i possibili effetti collaterali della chemioterapia. In pratica la terapia è riservata ai pochi casi che  presentano ( al momento della diagnosi o nel corso del follow-up) anemia e/o piastrinopenia grave e non dovuta ad altre cause, grossi linfonodi o notevole ingrossamento della milza o del fegato. Gli altri pazienti vengono seguiti con visita ed esami periodici, in modo da diagnosticare precocemente le eventuali complicanze o la progressione della malattia.  

Quali sono i farmaci utilizzati per la cura della leucemia linfatica cronica?  

Generalmente viene utilizzato il clorambucile con o senza cortisonici . Questi farmaci vengono somministrati per os ciclicamente, cioè per alcuni giorni  ad intervalli di alcune settimane fra un ciclo e l’altro. A volte si usano terapie un po’ più complesse che prevedono l’associazione di vari farmaci per via endovenosa sempre a cicli intervallati da periodi di riposo, ma non è sicuro che esse siano di maggior beneficio rispetto alla terapia per os.   

Come si valuta la risposta alla terapia?  

Al contrario della terapia delle leucemie acute, non ha molto senso parlare di remissione completa per la terapia della leucemia linfatica cronica. Infatti, con i farmaci attualmente disponibili, quasi mai si ottiene la remissione completa, ed anche nei pazienti che, dopo uno o più cicli di chemioterapia, presentano un numero di globuli bianchi totali e di linfociti nella norma, è quasi sempre possibile dimostrare nel midollo o in altri organi la persistenza della malattia. In altre parole, nella maggioranza dei casi si ottiene una risposta parziale. Quasi tutti i pazienti trattati mostrano comunque di ottenere dei benefici dalla terapia, con scomparsa o attenuazione dei sintomi e miglioramento della qualità di vita.  

Cos’è la terapia di supporto?  

Questo termina indica tutti i tipi di terapie diverse da quella  somministrata con l’intento di curare la malattia, ma non per questo  meno importanti. Comprende le trasfusioni di globuli rossi (per  migliorare l’anemia), di piastrine (per prevenire o curare  emorragie), le immunoglobuline , gli antibiotici, antifungini e antivirali somministrati per prevenire o curare infezioni in atto; i farmaci somministrati  per ridurre la leucopenia da chemioterapia; la nutrizione parenterale in caso di  impossibilità a nutrirsi spontaneamente, spesso a causa delle  complicanze della chemioterapia e della radioterapia; la terapia  antidolorfica; il supporto psicologico ecc.. La terapia di supporto  consente quindi un migliore uso dei farmaci antineoplastici e consente di attenuare o prevenire alcuni degli effetti collaterali  più gravi, rendendo possibile la continuazione a cicli periodici della terapia vera e propria. Per i pazienti affetti da leucemia linfatica cronica potremmo considerare come terapia di supporto anche la splenectomia (asportazioine chirurgica della milza), qualora essa raggiungesse dimensioni notevoli e fosse causa di disturbi o complicanze. A volte la riduzione di volume della milza si può ottenere anche con la radioterapia. Nei pazienti  che hanno una diminuzione delle immunoglobuline nel sangue è indicata anche la somministrazione di queste sostanze nel corso di infezioni gravi e ricorrenti.

Quali sono le prospettive future per i pazienti con leucemia linfatica cronica?  

Il trapianto di midollo può essere un’alternativa valida per alcuni dei rari pazienti giovani. Nuovi farmaci sono in corso di sperimentazione e si sono dimostrati capaci di dare una remissione completa in molti casi: essi sono di solito riservati ai pazienti che non hanno risposto o non rispondono ai farmaci più comunemente usati. Fra questi molto particolarmente è la fludarabina.  

Che differenza c’è fra la leucemia linfatica cronica ed un linfoma?  

In pratica nessuna. Infatti, la leucemia linfatica cronica può essere anche classificata come un linfoma a basso grado di malignità che tende ad invadere il sangue periferico fin dalle prime fasi della malattia. Nei linfomi (molti dei quali originano dai linfociti B), la malattia interessa principalmente i linfonodi, la milza ed altri organi, mentre il numero di linfociti nel sangue è normale. Tuttavia, con metodiche di laboratorio sofisticate, è possibile dimostrare nel sangue la presenza di cellule neoplastiche anche in molti casi di linfoma. Le somiglianze fra i due tipi di malattia sono dimostrate anche dalla possibile evoluzione della leucemia linfatica cronica in linfoma vero e proprio

 



2° ARTICOLO

La leucemia linfatica cronica

Autore:Vincenzo Cordiano

La leucemia linfatica cronica è nella maggior parte dei casi una malattia neoplastica dei linfociti B, le cellule che hanno la funzione di produrre immunoglobuline. Raramente, almeno nei paesi occidentali, essa origina dai linfociti T, cellule del sangue che hanno la funzione principale di difendere l’organismo contro virus, tumori e di rigettare i trapianti incompatibili.

È definita cronica perché ha quasi sempre un decorso molto lento, spesso senza sintomi o con pochi disturbi per il paziente, che può continuare a svolgere una vita normale per molti anni, senza terapia antileucemica.

Quali sono le cause della leucemia linfatica cronica?

Le cause della leucemia linfatica cronica non sono conosciute. Al contrario di altre leucemie non sembra che l’esposizione alle radiazioni ionizzanti per terapia, motivi professionali o accidentali, comporti un rischio maggiore rispetto alla popolazione non esposta. Un particolare tipo di virus è probabilmente la causa di un tipo di leucemia linfatica cronica dei linfociti T diffusa in certe zone del Giappone e dei Caraibi, ma questo tipo di leucemia è praticamente sconosciuto in Italia e negli altri paesi occidentali.
Non è una malattia ereditaria, cioè non viene trasmessa da padre in figlio. Tuttavia è probabile che fattori genetici siano importanti perché questa malattia è più diffusa nella popolazione bianca che in quella nera o di pelle gialla.

Perché un linfocita normale diventa neoplastico?

Anche se non si conoscono le cause della leucemia linfatica cronica, numerosi progressi sono stati compiuti negli ultimi anni nella comprensione dei meccanismi che vengono alterati nelle cellule tumorali.
La trasformazione neoplastica avviene all’inizio in una sola cellula, nel nostro caso un linfocita B, in seguito all’azione di uno o più fattori, per ora sconosciuti, che alterano il suo DNA e gli conferiscono la proprietà di dividersi e di vivere molto più a lungo rispetto ad un linfocita normale. In termini tecnici si dice che i linfociti in questa malattia hanno perso la capacità di andare incontro ad apoptosi o morte cellulare programmata . I linfociti quindi vivono più a lungo del normale e, dividendosi, danno origine ad un maggior numero di cellule che tendono ad accumularsi nel sangue periferico e negli altri organi, spiegandosi così il lento ma progressivo aumento nel corso degli anni dei globuli bianchi e dei linfociti in particolare.
A differenza della leucemia linfoblastica acuta , nella leucemia linfatica cronica la trasformazione neoplastica avviene in un linfocita maturo.

Quali sono le conseguenze dell’accumulo dei linfociti anormali?

I linfociti neoplastici tendono ad invadere il sangue e gli altri organi, soprattutto il midollo emopoietico , la milza , il fegato, i linfonodi . Con il passare del tempo si potranno avere epatomegalia , splenomegalia , linfoadenomegalia . Se i linfociti aumentano in modo significativo nel midollo, essi disturbano la produzione di altri tipi di cellule, con possibile comparsa di anemia e piastrinopenia.
A volte i linfociti tumorali perdono la capacità di produrre immunoglobuline normali, provocando una predisposizione alle infezioni ripetute, conseguenza della mancanza di anticorpi.

Quali sono i disturbi della leucemia linfatica cronica?

Molto spesso al momento della diagnosi i pazienti non avvertono alcun disturbo dovuto alla leucemia o hanno sintomi causati da altre malattie. La leucemia linfatica cronica viene infatti sempre più spesso scoperta casualmente, in seguito all’effettuazione di un emocromo per accertamenti o controlli per altre malattie.
A volte i pazienti possono presentare:

  • Pallore cutaneo, palpitazioni , dispnea , astenia (possono essere una conseguenza dell’anemia)
  • Linfoadenomegalia

Nelle fasi più avanzate altri sintomi possono comparire:

  • Febbre più o meno elevata
  • Perdita di peso
  • Infezioni ricorrenti
  • Sudorazioni
  • Emorragie cutanee e mucose (piastrinopenia)
  • Disturbi addominali e digestivi (importante epatomegalia e/o splenomegalia)

I sintomi possono essere molto variabili e variamente associati nel singolo paziente. Essi non sono specifici per la leucemia linfatica cronica e possono essere causati anche da una semplice infezione, per cui il sospetto della malattia deve essere sempre confermato da esami di laboratorio.

Quali sono esami necessari per la diagnosi di leucemia linfatica cronica?

L’esame fondamentale è rappresentato dall’ emocromo con formula leucocitaria . Nella maggioranza dei casi essi mostreranno una leucocitosi con linfocitosi. Queste alterazioni si possono avere anche a causa di una banale infezione, ma la semplice osservazione del preparato al microscopio può dimostrare alcune anomalie caratteristiche della leucemia linfatica cronica.

Se il sospetto rimane, eventualmente dopo un adeguato periodo di osservazione, altri esami si rendono necessari:
Agoaspirato e/o biopsia midollare per valutare il numero dei linfociti nel midollo: nella leucemia linfatica cronica sono in genere superiori al 30 per cento.
In casi speciali, e generalmente a scopo di ricerca, sono eseguiti esami di citogenetica o di biologia molecolare che servono per lo studio di eventuali alterazioni genetiche delle cellule tumorali ed i markers immunologici di membrana (immunofenotipo): nella leucemia linfatica cronica è caratteristica la comparsa del CD5, che in condizioni normale è praticamente assente sui linfociti B.
Altri esami vengono in genere richiesti dal medico, dopo una visita accurata, per accertare la diffusione della malattia nel corpo e per scoprire eventuali complicanze:

  • Ecografia o TAC dell'addome per valutare la presenza di grossi linfonodi addominali;
  • Radiografia del torace per valutare la presenza di grossi linfonodi nel torace;
  • Dosaggio delle immunoglobuline nel sangue

Cos’è la stadiazione della leucemia linfatica cronica?

I medici, dopo aver valutato la storia e la visita del paziente, i risultati degli esami di laboratorio e/o radiologici, effettuano la stadiazione per stabilire la diffusione della malattia nel corpo, cioè lo stadio o fase di malattia che può essere più o meno avanzata.
Esistono molti sistemi di stadiazione della leucemia linfatica cronica. I criteri più importanti prevedono la presenza di epatomegalia, splenomegalia, numero di linfonodi ingrossati, anemia, piastrinopenia, oltre alla linfocitosi. In breve, gli stadi più precoci sono caratterizzati dalla linfocitosi ed, eventualmente, presenza di linfoadenomegalia; negli stadi più avanzati c’è anemia e/o piastrinopenia.

I sistemi di stadiazione più usati sono :

  • La classificazione di Rai che prevede cinque stadi , da 0 a IV o, nella sua versione più recente, 3 stadi o gruppi di rischio: basso, medio,alto.
  • La classificazione di Binet che prevede tre stadi: A, B, C
  • La classificazione internazionale che in pratica unifica i due sistemi di stadiazione precedenti.

Perché è importante la stadiazione della leucemia linfatica cronica?

Uno stadio più elevato indica una maggiore massa tumorale ed una maggiore diffusione della leucemia nel corpo. Numerosi studi hanno dimostrato che i pazienti con stadio più avanzato hanno una sopravvivenza media minore rispetto a quelli con stadio meno avanzato. Questa non è tuttavia una regola generale, poiché anche pazienti in stadio terzo o quarto possono vivere molti anni in condizioni soddisfacenti, e la prognosi nel singolo caso è spesso difficile da stabilire al momento della diagnosi.
La stadiazione è inoltre importante perché serve da guida alla terapia. I paziente in stadio 0-I (o A secondo il sistema di stadiazione utilizzato) non vengono quasi mai trattati con farmaci al momento della diagnosi.

Qual è la terapia della leucemia linfatica cronica?

Il cardine della terapia della leucemia linfatica cronica rimane la chemioterapia . Questa può essere somministrata per os o per via endovenosa.
Un punto importante da sottolineare è che non tutti i pazienti necessitano della terapia antileucemica al momento della diagnosi. Poiché non esiste, almeno per il momento, una terapia efficace nel debellare completamente e sicuramente la leucemia linfatica cronica, spesso è conveniente per il paziente rinviare la chemioterapia al momento della comparsa di complicanze o di aumento della massa tumorale, in modo da risparmiargli i possibili effetti collaterali della chemioterapia.
In pratica la terapia è riservata ai pochi casi che presentano ( al momento della diagnosi o nel corso del follow-up) anemia e/o piastrinopenia grave e non dovuta ad altre cause, grossi linfonodi o notevole ingrossamento della milza o del fegato. Gli altri pazienti vengono seguiti con visita ed esami periodici, in modo da diagnosticare precocemente le eventuali complicanze o la progressione della malattia.

Quali sono i farmaci utilizzati per la cura della leucemia linfatica cronica?

Generalmente viene utilizzato il clorambucile con o senza cortisonici. Questi farmaci vengono somministrati per os ciclicamente, cioè per alcuni giorni ad intervalli di alcune settimane fra un ciclo e l’altro. A volte si usano terapie un po’ più complesse che prevedono l’associazione di vari farmaci per via endovenosa sempre a cicli intervallati da periodi di riposo, ma non è sicuro che esse siano di maggior beneficio rispetto alla terapia per os.

Come si valuta la risposta alla terapia?

Al contrario della terapia delle leucemie acute, non ha molto senso parlare di remissione completa per la terapia della leucemia linfatica cronica. Infatti, con i farmaci attualmente disponibili, quasi mai si ottiene la remissione completa, ed anche nei pazienti che, dopo uno o più cicli di chemioterapia, presentano un numero di globuli bianchi totali e di linfociti nella norma, è quasi sempre possibile dimostrare nel midollo o in altri organi la persistenza della malattia. In altre parole, nella maggioranza dei casi si ottiene una risposta parziale. Quasi tutti i pazienti trattati mostrano comunque di ottenere dei benefici dalla terapia, con scomparsa o attenuazione dei sintomi e miglioramento della qualità di vita.

Cos’è la terapia di supporto?

Questo termine indica tutti i tipi di terapie diverse da quella somministrata con l’intento di curare la malattia, ma non per questo meno importanti.
Comprende le trasfusioni di globuli rossi (per migliorare l’anemia), di piastrine (per prevenire o curare emorragie), le immunoglobuline , gli antibiotici, antifungini e antivirali somministrati per prevenire o curare infezioni in atto; il filgrastim o farmaci simili somministrati per ridurre la leucopenia da chemioterapia; la nutrizione parenterale in caso di impossibilità a nutrirsi spontaneamente, spesso a causa delle complicanze della chemioterapia e della radioterapia; la terapia antidolorfica; il supporto psicologico ecc..
La terapia di supporto consente quindi un migliore uso dei farmaci antineoplastici e consente di attenuare o prevenire alcuni degli effetti collaterali più gravi, rendendo possibile la continuazione a cicli periodici della terapia vera e propria.
Per i pazienti affetti da leucemia linfatica cronica potremmo considerare come terapia di supporto anche la splenectomia (asportazione chirurgica della milza), qualora essa raggiungesse dimensioni notevoli e fosse causa di disturbi o complicanze. A volte la riduzione di volume della milza si può ottenere anche con la radioterapia. Nei pazienti che hanno una diminuzione delle immunoglobuline nel sangue è indicata anche la somministrazione di queste sostanze nel corso di infezioni gravi e ricorrenti.

Quali sono le prospettive future per i pazienti con leucemia linfatica cronica?

Il trapianto di midollo allogenico può essere un’alternativa valida per alcuni dei rari pazienti giovani. Nuovi farmaci sono in corso di sperimentazione e si sono dimostrati capaci di dare una remissione completa in molti casi: essi sono di solito riservati ai pazienti che non hanno risposto o non rispondono ai farmaci più comunemente usati.
Fra questi molto usata è la fludarabina che, combinata con la ciclofosfamide è divenuta in pratica la terapia di scelta.Buoni risultati si sono ttenuti anche con l'autotrapianto che si avvia ad uscire dalla fase sperimentale e può essere proposto anche a soggetti no più giovanissimi.

Che differenza c’è fra la leucemia linfatica cronica ed un linfoma?

In pratica nessuna. Infatti, la leucemia linfatica cronica può essere anche classificata come un linfoma a basso grado di malignità che tende ad invadere il sangue periferico fin dalle prime fasi della malattia. Nei linfomi (molti dei quali originano dai linfociti B), la malattia interessa principalmente i linfonodi, la milza ed altri organi, mentre il numero di linfociti nel sangue è normale. Tuttavia, con metodiche di laboratorio sofisticate, è possibile dimostrare nel sangue la presenza di cellule neoplastiche anche in molti casi di linfoma. Le somiglianze fra i due tipi di malattia sono dimostrate anche dalla possibile evoluzione della leucemia linfatica cronica in linfoma vero e proprio.

 

Leucemia linfoblastica (linfatica) acuta

 

La leucemia linfoblastica o linfoide acuta è una neoplasia maligna che origina nel midollo emopoietico da cellule della serie linfoide.

Nel midollo esistono due grandi categorie (o serie ) di cellule: la linfoide (che comprende un tipo di globuli bianchi, i linfociti, e le plasmacellule che da essi originano) e la mieloide ( detta anche non linfoide) che comprende in pratica tutti gli altri tipi di cellule (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine e loro precursori).
Le cellule più immature di entrambe le serie vengono chiamate blasti ed in condizioni normali sono meno del 5% di tutte le cellule midollari. Se la trasformazione tumorale riguarda i blasti della serie linfoide si parla di leucemia linfoblastica (o linfatica o linfoide) acuta; negli altri casi si parla di leucemia non linfoblastica (o mieloide o mieloblastica) acuta.
Nelle leucemie acute i blasti midollari sono in genere superiori al 20% di tutte le cellule del midollo. Inoltre i blasti compaiono in variabile proporzione anche nel sangue periferico, dove normalmente sono assenti.
Il termine acuta si riferisce alla rapidità di insorgenza dei sintomi e della progressione della malattia che, se non curata, può condurre a morte in breve tempo, a differenza della leucemia cronica il cui decorso è in genere molto meno tumultuoso. Esso non implica un giudizio negativo poiché molti casi di leucosi acuta possono essere curati con la sola chemioterapia.

Quali sono le cause della leucemia linfoblastica acuta?

Sostanzialmente sono sconosciute. Sicuramente non è ereditaria, cioè non può essere trasmessa dai genitori ai figli. Sebbene alcuni virus siano in grado di provocare tumori negli animali, non c'è evidenza che questo avvenga anche nell'uomo.
Alcun casi di leucemia infantile insorta nei primi mesi di vita possono essere state causate da infezioni o esposizione durante la vita intrauterina a radiazioni ionizzanti. In alcune zone ristrette del Giappone e dei Caraibi, un virus provoca un tipo di leucemia linfoblastica, molto rara nelle altre zone del mondo. Nella maggioranza dei casi non si riesce ad identificare una causa scatenante.

Perché compare la leucemia linfoblastica acuta?

Anche se le cause non sono conosciute, si cominciano a comprendere i meccanismi con i quali la malattia insorge.
La leucemia, come ogni altro tipo di tumore, è considerata oggi una malattia genetica, che insorge in seguito all'alterazione dell'ordinato processo di maturazione dei blasti da parte di qualche agente finora sconosciuto, probabilmente uno o più di quelli citati nel paragrafo precedente.
Quando i blasti sono trasformati in senso neoplastico essi perdono la capacità di dare origine alle cellule più mature che normalmente presenti nel sangue periferico; essi continuano pertanto a dividersi, aumentando progressivamente di numero, ma senza maturare. In conseguenza di questo, in un tempo più o meno breve, compariranno disturbi legati alla mancanza di linfociti maturi nel sangue periferico da un lato e , dall'altro all'accumularsi dei linfoblasti dapprima nel midollo, e poi nel sangue periferico e in altri organi e tessuti.
Nel midollo l’aumento dei blasti provoca una diminuzione delle altre cellule, anche di quelle che danno origine a piastrine, globuli rossi e granulociti.

 

Come si manifesta la leucemia acuta?

Purtroppo non ci sono sintomi che consentano sicuramente di porre una diagnosi di leucemia acuta a prima vista. I disturbi dipendono innanzitutto dalla diminuzione delle cellule mature nel sangue, cosicché si potranno avere:

  • astenia, facile stancabilità , palpitazioni, difficoltà di respiro (a causa della mancanza di globuli rossi)
  • febbre ed infezioni, a causa della mancanza di globuli bianchi maturi e funzionanti
  • petecchie, ecchimosi, epistassi ed altre manifestazioni emorragiche da mancanza di piastrine
  • rigonfiamento di linfonodi.
  • dolori ossei.

Possono esserci disturbi dovuti anche all’accumularsi dei linfoblasti anomali nel midollo, nel sangue o in altri organi.
I disturbi e i sintomi sono variabili da paziente a paziente e possono essere variamente combinati, perché il tipo di cellule mancanti e la gravità del deficit sono molto diversi da caso a caso. Inoltre si tratta di sintomi aspecifici, che possono essere dovuti anche a numerose altre malattie (es. banali infezioni), e questo spiega perché a volte ci possa essere un certo ritardo nella diagnosi.

Come si fa diagnosi di leucemia linfoblastica acuta?

Il vostro medico potrà sospettare la malattia in seguito ai sintomi riferiti da voi e/o alle anomalie riscontrate durante la visita (es., pallore o emorragie cutanee, epatomegalia, splenomegalia, linfoadenomegalia ecc.).
Per questo richiederà un esame emocromocitometrico e la formula leucocitaria: il primo valuta il numero dei vari tipi di cellule del sangue e la quantità di emoglobina ; il secondo consente di valutare l’aspetto dei globuli e delle piastrine e stabilire se sono normali o patologici.
In un paziente con leucemia linfoblastica acuta questi esami dimostreranno un aumento dei globuli bianchi (ma a volte si può avere una diminuzione), spesso con anemia e/o piastrinopenia ,variamente associate nel singolo caso; inoltre alla formula leucocitaria potrà esserci una percentuale di cellule immature, di blasti cioè.
Queste anomalie degli esami di laboratorio ed i sintomi sopra ricordati non possono essere utilizzati per la diagnosi certa di leucemia acuta, in quanto possono essere dovuti a molte altre cause.
Dopo aver conosciuto l’esito di questi esami è probabile che il vostro medico vi invii presso un centro specializzato, dove sarete sottoposti ad altri prelievi di sangue ed al prelievo del midollo mediante agoaspirato. In genere è eseguita anche la biopsia osteomidollare.
Sui campioni prelevati saranno effettuati studi estremamente sofisticati per stabilire il tipo di leucemia come la citochimica, l’immunofenotipo, la citogenetica e la biologia molecolare. Conosciuto il referto di tutti questi esami viene eventualmente confermata la diagnosi e calcolato il livello di rischio, cioè la probabilità di andare incontro a recidiva della malattia con la terapia standard.
Esistono tre livelli di rischio: basso, standard, alto. Il livello di rischio calcolato può condizionare il programma terapeutico: nei casi ad alto rischio è molto probabile che venga proposto il trapianto di midollo, o l’inserimento in studi clinici per valutare nuovi farmaci, nuove terapie ecc..

Quanti tipi di leucemia linfoblastica acuta esistono?

Fino a qualche anno addietro il sistema di classificazione più usato era quello proposto dal gruppo FAB (French-American-British), nella quale vengono presi in considerazione tre tipi di leucemia indicati con la sigla L1, L2 e L3 rispettivamente.
Comunque questa classificazione, che si basa sulla sola osservazione dei preparati di sangue periferico e midollare al microscopio, deve essere integrata con gli altri studi per stabilire se la leucemia sia originata dai linfociti B o T, se ci siano anomalie dei cromosomi, ecc., fattori tutti che possono influenzare il livello di rischio e quindi la terapia.
Oggi la classificazione FAB non è più utilizzata e la leucemia linfoblastica acuta è considerata a tutti gli effetti un linfoma e come tale è considerato nelle classificazioni REAL e WHO.

Come viene curata la leucemia linfoblastica acuta?

Il cardine della cura è la chemioterapia, sia nei bambini sia negli adulti. Questa è somministrata per via endovenosa, eventualmente attraverso un catetere venoso centrale. Alcuni farmaci possono essere somministrati per os o per via intramuscolare.
A volte è necessaria la somministrazione intratecale: in questo caso una puntura lombare aveva dimostrato probabilmente la presenza di cellule tumorali nel liquor e quindi nel sistema nervoso centrale. Se il rischio di questa complicanza è elevato, i medici potranno decidere di effettuare questo tipo di terapia come profilassi, per prevenire una eventuale localizzazione alle meningi; alcuni centri consigliano anche la radioterapia sul cranio, sul midollo spinale, sui testicoli per aumentare la probabilità di uccidere tutte le cellule annidate in queste zone dell’organismo difficilmente raggiungibili dai farmaci: queste regioni del corpo sono conosciute anche come "santuari" della malattia.
Molti centri hanno comunque eliminato la radioterapia cranio-spinale e testicolare dai loro protocolli, soprattutto nei bambini. Altro tipo di terapia, ancora sperimentale, è l’immunoterapia, in genere associata ad altre forme di terapia La chemioterapia viene somministrata in tre-quattro fasi:

  • induzione della remissione
  • terapia postremissione (a volte suddivisa in fase di consolidamento e fase di intensificazione della remissione)
  • terapia di mantenimento

Con la terapia di induzione si cerca di ottenere la remissione completa, ottenibile nel 90-95% dei casi delle leucemia linfoblastica acuta dei bambini, di meno negli adulti.
Per remissione completa si intende il ripristino delle condizioni normali nel midollo e nel sangue periferico: meno del 5% di blasti nel sangue periferico ed assenza di anemia, piastrinopenia, leucocitosi e/o leucopenia. Ottenere la remissione completa rappresenta indubbiamnete il primo, fondamentale, importante passo verso la guarigione definitiva
.Tuttavia non abbiamo oggi a disposizione un mezzo sicuro che ci consenta di stabilire se dopo questa prima fase di terapia siano state distrutte tutte le cellule leucemiche. È per questo motivo che si esegue sempre la terapia postremissione con la speranza che, continuando la terapia, si riesca ad eliminare anche l’ultima cellula eventualmente rimasta.
La terapia di mantenimento consiste nella continuazione della terapia per un periodo di circa due-tre anni dopo l’ottenimento della remissione completa, ed ha lo scopo di mantenere la remissione eliminando eventuali cellule rimaste. Il 70-75% dei bambini con leucemia linfoblastica acuta che ottengono la remissione completa sono lungosopravviventi e possono essere considerati guariti definitivamente. Le percentuali sono inferiori negli adulti.
I farmaci più utilizzati per indurre la remissione sono la vincristina, i cortisonici, la daunorubicina e la L-asparaginasi. Nella fase postremissione è probabile che vengano usati altri farmaci come l’etoposide, la citarabina. Nella fase di mantenimento sono utilizzati in genere il methotrexate e la 6-mercaptopurina, che possono essere somministrati per os.
È opportuno che i pazienti con leucemia acuta siano trattati in centri specializzati da parte di persone esperte e competenti.

 

Cos’è la terapia di supporto?

Questo termine indica tutti i tipi di terapia diversi da quella somministrata con l’intento di curare la malattia, ma non per questo meno importante. Comprende le trasfusioni di globuli rossi (per migliorare l’anemia), di piastrine (per prevenire o curare emorragie), gli antibiotici, antifungini e antivirali somministrati per prevenire o curare infezioni in atto; i farmaci somministrati per ridurre la leucopenia; la nutrizione parenterale in caso di impossibilità a nutrirsi spontaneamente, spesso a causa delle complicanze della chemioterapia e della radioterapia; la terapia antidolorfica;il supporto psicologico ecc.. La terapia di supporto consente quindi un migliore uso dei farmaci antineoplastici e consente di attenuare o prevenire alcuni degli effetti collaterali più gravi, rendendo possibile la continuazione a cicli periodici della terapia vera e propria.

Cos’è la leucemia linfoblastica acuta resistente o refrattaria?

È una leucemia che non è andata in remissione completa con la terapia standard o convenzionale. Questo avviene nel 20-30% dei casi (frequentemente nei pazienti più anziani) perché le cellule leucemiche possiedono dei meccanismi che inattivano in qualche modo i farmaci somministrati e le rendono resistenti o refrattarie ai farmaci. Qualche volta questo si può superare somministrando farmaci diversi a dose più elevate, eventualmente con il trapianto del midollo.

Cos’è la leucemia linfoblastica acuta in recidiva?

È una leucemia linfoblastica acuta che si ripresenta dopo aver ottenuto una remissione completa, evidentemente perché erano rimaste cellule leucemiche in qualche zona dell’organismo. In numerosi centri si stanno sperimentando nuovi protocolli di terapia per le leucemie recidivate: è probabile quindi che, in caso di malattia recidivata, vi verrà chiesto di partecipare a qualcuno di questi studi progettati per cercare di migliorare la prognosi di questa condizione, la cui terapia non ha dato finora risultati soddisfacenti.
Discutete liberamente con i vostri medici e non abbiate remore a partecipare a questi studi. Anche in questo caso è probabile che vi venga proposto un trapianto di midollo, poiché le probabilità di ottenere una seconda remissione completa duratura con la terapia convenzionale sono scarse. Le recidive più temibili sono a livello midollare, meningeo e testicolare.

Cos’è il follow-up?

È la visita periodica (ed eventualmente gli esami di laboratorio, radiografie ecc.) cui devono sottoporsi tutti i pazienti, anche quelli in remissione completa da molti anni. Ha scopi diversi a seconda dello stato della malattia: se il soggetto è in remissione completa e senza terapia serve ad effettuare una diagnosi precoce di eventuali recidive e/o complicanze anche tardive della terapia precedente.
Come per tutte le malattie, le possibilità terapeutiche, e le probabilità di cura, sono in genere maggiori se la diagnosi è precoce; se la malattia è in remissione continua ma ancora in terapia di mantenimento, il follow-up, oltre alle finalità di cui al paragrafo precedente serve a valutare, gli effetti collaterali della chemioterapia, la presenza di infezioni cui i pazienti, specie se bambini, sono predisposti in questa fase.
È buona norma valutare la possibilità di vaccinare contro le comuni malattie dell’infanzia i conviventi dei bambini, per evitare che qualche fratellino possa contagiare il piccolo paziente. Discutete il problema con i medici. Spesso i bambini leucemici vengono rivaccinati dopo la fine della chemioterapia. In genere sono da preferire i vaccini ottenuti da microorganismi uccisi. se la malattia non è in remissione completa, si valuta l’efficacia della terapia di base e/o della terapia di supporto; si prendono in considerazione terapie di salvataggio ecc..

Ci possono essere effetti collaterali della terapia?

Si, purtroppo. Possono comparire anche a distanza di tempo ed essere di una certa gravità (sterilità, secondi tumori, deficit intellettivi, ecc).
Per esempio i bambini curati e guariti per la leucosi linfoblastica acuta possono presentare deficit di crescita e ridotta statura. Il 25% circa dei bambini guariti dalla leucemia linfatica acuta (LLA) ha questo effetto collaterale. Alcuni di questi bambini sono trattati con ormone della crescita (GH).
Recentemente uno studio retrospettivo condotto al St. Jude Children's Research Hospital di Londra (1) ha contribuito a fugare i dubbi avanzati da qualche autore sulla possibilità che l'ormone della crescita possa aumentare il rischio di recidiva o di secondi tumori non ematologici. Lo studio non ha infatti dimostrato un aumento del rischio di recidiva della LLA e di secondi tumori nei bambini trattati con GH rispetto a quelli non trattati.
Ricordate che gli effetti non compaiono in tutti i soggetti trattati ma solo in una minima percentuale di essi; possono essere inoltre di gravità molto lieve e passare inosservati o quasi.

 

 

Ultimo aggiornamento: venerdì 22 settembre 2006