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DOPO LA MATURITÀ, LA VITA CONTINUA, O COMINCIA?

La lettera di una madre alla figlia che si affaccia al mondo del lavoro

Il nuovo anno scolastico è appena iniziato, e già si ripropongono i soliti problemi: insegnanti che non ci sono, tagli alle ore di sostegno...
Per fortuna, in mezzo a tutta questa confusione, c’è anche chi, tra mille difficoltà, è riuscita a conseguire la maturità.
Ora per lei si aprono nuove prospettive: si dovrà affacciare al mondo del lavoro, certamente non meno duro...
A voler raccontare la sua storia è stata la mamma, la Signora Romana che le ha scritto una lettera “in occasione del nuovo anno scolastico, affinché tutti i bambini del mondo diventino nostri figli.

Che la sua lettera possa servire da incoraggiamento a chi ancora deve portare a termine il proprio iter scolastico...
 

 

Sei fuori! Sei fuori!
A rileggerle queste parole, seguite dal punto esclamativo, sembrano un traguardo meraviglioso.
E in parte Dio sa quanto lo sia.
Ma, allo stesso tempo, mi rendo conto che un tempo le avrei fatte seguire da puntini di sospensione, inquietanti, carichi di sgomento, di perduta rassicurazione, di rimpianto.
Esci dalle Superiori!
Questa lettera non posso tenermela dentro come un cancro che mi consuma il cuore.

Incredibile. In quei giorni, quando avesti la fortuna (peraltro conquistata con forza, volontà e amore) di affacciarti al mondo delle Superiori, dopo otto anni di splendidi apprendimenti, filtrati con amore, dedizione, umanità e professionalità da parte delle tue insegnanti, ero così carica di aspettative.
In poche parole, ottimista e felice.
Avevamo combattuto una battaglia unica, eccezionale, potente.
Un'emisferctomia a tre anni non è uno scherzo, il ritardo cognitivo qualcosa con cui fare i conti; le sentenze, peraltro non supportate dall'esperienza scientifica, che vomitavano uno stop di apprendimento intorno ai dieci anni massimo…
Qualcosa che non ho mai voluto accettare, perché mi rendevo conto del tuo enorme potenziale, che desiderava soltanto di essere creduto e supportato.
Infatti, contrariamente alle fredde, stupide e superficiali prognosi, ti ritrovavo bambina in grado di scrivere, parlare, camminare, dotata di "umorismo", carica di dolcezza e solarità.
Tutto questo - non posso nasconderlo - è stato frutto di un enorme lavoro su di te, portato avanti da tutti coloro che con amore, dedizione e accurate professionalità hanno reso possibile questo meraviglioso traguardo.
Ed anche grazie a me, la tua mamma, che quando nascesti volli fermamente credere nei tuoi bellissimi occhi, occhi pieni di voglia di vivere, di esserci, e di esserci al meglio.

Ed eccoti alle "Superiori"!
Quante parole, quante lotte, quanta energia per evitare che fossero anni sterili.
Più andavo avanti, più mi rendevo conto che si stavano annullando tutti quegli sforzi.
Non bastò cambiarti di scuola... lottare come una sessantottina incazzata in nome dei tuoi sacrosanti diritti.
Più andavo avanti e più diventava evidente che le parole spese, i contesti, le leggi, i GLH, il Provveditorato, le denunce, erano tutta un'immensa follia.
Parole, parole, parole... Fatti zero!
Tutto annullato. Tutto ridicolo. La continuità educativa rivendicata, a volte appariva, come la improbabile revoca di una condanna a morte.
E poi... i fondi che non ci sono... il Ministero... i "ci dispiace".
Quanta, quanta fatica, Dio mio. Quanta fatica sprecata!
Perchè?
Un circo da baracconi! Ecco cos'erano le Superiori!
Insegnanti disillusi, svogliati, menefreghisti, impreparati, immorali. Persone da educare!
Già!
Per cinque anni hanno finto di non vederti.
Ma tu c'eri! E la tua vitalità non poteva non essere visibile.
Eppure si faceva finta che tu non ci fossi trincerandosi dietro i "non c'è tempo abbastanza per lei", "il programma da terminare", "non si può lasciare indietro la classe!", "le ore di sostegno sono quelle che sono, noi non siamo in grado di seguirla".
Presidi compiacenti verso questa ridicola e immorale condotta.
E, poi, quella fatidica e fastidiosissima frase: "Però la ragazza socializza bene!".
Ma questo era l'ultimo dei tuoi problemi.
Anzi, per meglio dire, questo per te non era e non è mai stato un problema.
 
Sono così felice, figlia mia adorata, che ne sei uscita.
Sei uscita da questa follia quotidiana che ti allontanava sempre più dalla vita, dal piacere di viverla, dalla soddisfazione, dalla tua autostima.
Saremo più vicine d'ora in poi.
Io sarò meno nervosa e tu molto più serena.
Ci hanno tolto cinque meravigliosi anni.
Ora ti aspetta un altro duro scoglio: il mondo del lavoro.
Saranno anche lì battaglie, ma, vedrai, ce la faremo, perché ora non siamo più disposte a farci divorare dall'apatia degli altri, dalla loro sottile indifferenza.
Ti amo, Mamma

 

 

Ultimo aggiornamento: mercoledì 25 gennaio 2006