MORTE DA SPORT
morte da sport
Questo articolo è rivolto a medici sportivi, atleti in attività,
sedentari. Lo scopo è diverso per ogni categoria.
Ai medici sportivi vuole evidenziare come la morte da sport sia
un fatto tutto sommato molto improbabile. Troppi medici sportivi
adottano nella loro attività un atteggiamento iperconservativo che
alla fine penalizza l'atleta. Tipicamente vengono disincentivati alla
pratica sportiva atleti perfettamente sani sulla base di sospetti,
accertamenti da eseguire ecc. La risposta classica (e stupida) è: non
hai niente, ma è meglio se non fai sport. Questa scarsa
professionalità (che definirei alla Don Abbondio) porta l'atleta,
soprattutto se amatore e avanti con l'età, a passare dalla parte
opposta della barricata, diventando un sedentario convinto, e
probabilmente a morire prematuramente d'infarto dieci soli anni più
tardi, dopo essere ingrassato di quindici chili. Il medico sportivo
deve cioè assumersi la responsabilità di dichiarare non idoneo un
atleta solo se è malato:
non esistono soggetti sani e non idonei!
All'atleta in attività questo articolo vuole da un lato
insegnare come difendersi da tutti coloro che attaccano lo sport come
fonte di potenziali danni fisici e dall'altro a integrare la pratica
sportiva con altre scelte di vita: non ha senso fare sport se non si
segue un'alimentazione corretta o non si cerca di limitare lo stress
del proprio lavoro.
Al sedentario che ha paura di fare sport perché basta una
corsettina di cento metri per sentirsi il cuore in gola, l'articolo
insegnerà che chi muore di sport è già un individuo malato. I
sedentari che si ritengono sani possono tranquillamente fare sport.
Infatti la morte improvvisa è in genere dovuta a un blocco della
funzionalità cardiaca dovuto a una causa meccanica o più
frequentemente elettrica. Perché avvenga, occorrono due fattori
(ripeto DUE): un evento scatenante e un cuore malato.
L'evento scatenante può essere legato alla corsa (mancanza di
ossigeno, acidosi lattica, aumento della temperatura corporea ecc.)
mentre il problema cardiaco può essere noto o meno. Molte patologie
cardiache sono rilevabili con semplici esami come elettrocardiogramma
o ecografia cardiaca. Quest'ultima è spesso consigliata dopo una
visita sportiva, allarmando l'atleta più del dovuto: si tratta
comunque di un esame di routine che viene richiesto a una percentuale
molto alta di soggetti che si sottopongono alla visita sportiva. Le
patologie come la cardiomiopatia ipertrofica, la malattia aritmogena
del ventricolo sinistro, la sindrome di Marfan, la miocardite, le
anomalie congenite delle arterie coronarie, la stenosi aortica in
valvola bicuspide, il QT lungo idiopatico, il Wolf-Parkinson-White
sono per fortuna patologie poco comuni e sicuramente non la causa
principale di morti da sport. La causa principale di gran lunga più
probabile della morte da sport è l'arteriosclerosi coronarica,
cioè in parole povere l'infarto.
Ciò spiega come l'atleta allenato sia in genere protetto più del
sedentario che affronta una prova sportiva: in realtà molte morti da
sport colpiscono atleti occasionali (la classica partitella a calcio
fra amici o la partita di tennis alle due del pomeriggio), gli
sportivi della domenica, tanto per intenderci. Sono soggetti
predisposti perché il loro cuore è già intaccato dall'aterosclerosi
coronarica. Anche atleti di un certo livello possono presentare il
problema: un atleta, la cui autopsia rivelò la completa occlusione di
un vaso coronarico, tre settimane prima aveva corso la maratona in
3h06' (fonte Macchi e Franklin). La stessa fonte cita che il 77% degli
atleti deceduti presentava aterosclerosi coronarica e il 32%
ipertensione arteriosa.
Da tutto ciò è molto facile dedurre che:
a) aiutando a diminuire l'indice di rischio legato al
colesterolo
e i trigliceridi nonché la pressione arteriosa, la corsa diminuisce
la probabilità di rischio in caso di sforzo fisico (un'attività
sportiva, lavorativa o una situazione occasionale, come rincorrere
l'autobus);
b) chi corre deve però tenere presente che la protezione non è
assoluta e che trigliceridi, colesterolo e pressione arteriosa
vanno sempre tenuti sotto controllo.
Correre piano perché il cuore scoppia?
Una delle sciocchezze più grandi che si sentono normalmente dire nel
mondo del fitness è che è consigliabile (soprattutto se si ha una
certa età) correre piano per evitare problemi cardiaci. Alla luce di
quanto detto sopra, dovrebbe essere evidente che questo consiglio è
inutile e fisiologicamente assurdo; l'unico scopo che ottiene è di
limitare grandemente le possibilità sportive (e quindi salutistiche)
del soggetto.
Purtroppo il diffondersi dell'uso del
cardiofrequenzimetro
ha fatto sì che fosse un facile alibi per medici e trainer (che non si
preoccupano di verificare attentamente la salute dell'atleta) e per
soggetti ipocondriaci (sempre
preoccupati per la propria salute) o svogliati (non è necessario fare
fatica!). A questi personaggi sfugge completamente il fatto che un
cuore sano (se non lo è è meglio non correre) ha meccanismi di
controllo tali che impediscono il suo danneggiamento, a qualunque
intensità si corra.
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