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QUINDICENNI ROMANI TRA INCIVILTA' ED
EMARGINAZIONE
A distanza
di poche ore due tragedie dell'incomprensione
Tristi le notizie che ci giungono
da Roma.
Protagonisti due giovani ragazzi,
accomunati dai loro 15 anni, e dalla loro disabilità.
Sono due storie diverse che nella loro tragicità
ci auguriamo possano trovare entrambe un
finale di speranza.
La più grave riguarda un giovane
disabile, di cui non sono note le generalità, che soffriva da tempo di
crisi depressive.
Sembra questa la motivazione che lo ha portato a gettarsi dal secondo
piano della sua abitazione di via Giovanni Battista Scozzak, a Tor Bella
Monaca, Roma.
Il ragazzo, trasportato al policlinico di Tor Vergata, non è in pericolo
di vita, ma ha riportato varie fratture su tutto il corpo, tra cui alle
gambe.
E sempre dalla capitale, zona
Centocelle, arriva la storia di un insulto pubblico, degradante e di una
pesantezza volgare.
Katiuscia, la protagonista
dell'intolleranza subita da un'operatrice scolastica, purtroppo si è
dovuta scoprire "handicappata" nel vero senso della parola, proprio
nell'ambiente, la scuola, che dovrebbe essere più libero dalle barriere,
almeno culturali.
Invece di aiutare al bagno la studentessa del
Classico "Benedetto da Norcia",
l'operatrice ha intimato a Katiuscia di restarsene a casa: "Per me
- le ha detto, come riferisce la madre, Teresa Eroe - te la puoi anche
fare addosso". E detto pubblicamente, di fronte a tutti.
"Voglio dire subito - spiega la madre - che gli insegnanti e
gli studenti sono meravigliosi.
Sempre pronti ad aiutarla e a renderle meno pesante la sua condizione.
Ma ieri si è superato il limite. Quando mia figlia ha chiesto di poter
essere accompagnata in bagno, una sua compagna è andata a chiamare la
bidella e l'insegnante ha chiamato una collega che, e la ringrazio, fin
dall'inizio si è resa disponibile ad assistere Katiuscia.
Una volta entrata in classe la bidella si é rivolta in modo offensivo
a mia figlia, anche dicendole 'che vieni a fare a scuola'".
Tornata a casa Katiuscia in lacrime ha chiesto aiuto alla mamma.
"Io mi sento psicologicamente morta, lo scorso anno per un mese sono
stata dalle 9 e fino alla fine delle lezioni, nella scuola per
accompagnare mia figlia al bagno in attesa che arrivasse il sostegno che
la legge prevede, non so cosa posso fare di più, aiutatemi a garantire a
mia figlia il diritto allo studio in condizioni più umane", è
l'appello della donna.
La madre vuole ringraziare quanti, nella scuola, sono vicini alla figlia:
"A partire dall'autista del pulmino che ogni mattina la accompagna a
scuola, ai suoi compagni e agli insegnanti. Tutte persone dolcissime, che
con Katiuscia hanno instaurato un rapporto meraviglioso".
A bordo del pulmino, durante il tragitto, suonano le note delle canzoni di
Renato Zero che la ragazza adora. "Anche per queste piccole grandi
cose lei - dice la mamma - è felice di andare a scuola.
Ma da ieri il peso della mortificazione è diventato troppo pesante".
Informato del fatto,
l'assessore alla famiglia della Provincia
di Roma Claudio Cecchini non si è tirato indietro nel cercare di
inquadrare anche politicamente la spinosa questione: "Se è vero quanto
raccontato dalla mamma sono indignato per il comportamento inaccettabile
del personale del liceo classico san Benedetto da Norcia nei confronti
della studentessa disabile. Proprio la circolare del ministero
dell'Istruzione prevede - ricorda l'assessore - che i bidelli,
appositamente formati attraverso dei corsi, siano essi stessi operatori
scolastici che assolvono al compito di assistere i ragazzi".
L'assessore ha assicurato che, per quanto riguarda Katiuscia da lunedì
sarà presente l'operatore inviato dalla Provincia di Roma così "come
del resto era già nei programmi anche se - spiega - i tempi
purtroppo sono slittati".
Al di là del fatto singolo, va
registrata la difficoltà di assicurare alle scuole personale qualificato:
"La provincia di Roma, così come il comune di Roma per le scuole di
sua competenza, tenta di surrogare alla mancanza di fondi delle scuole,
che comunque fanno il possibile - spiega l'assessore - ma lo
sforzo è notevole.
Noi garantiamo 121 operatori, con una spesa di oltre 2 milioni di
euro, a fronte di una richiesta, per l'anno scolastico in corso, a Roma,
di 232. Un anno che vede un aumento di richieste: 104 istituti hanno
chiesto assistenza per 1.811 alunni disabili. Lo facciamo anche se non è
di nostra competenza sulla base della normativa vigente ma consapevoli che
le scuole da sole non ce la fanno".
Situazione grave, per la scuola,
ma anche per una società che evidentemente non fa abbastanza, se episodi
così gravi sono all'ordine del giorno
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