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Rassegna Stampa


Febbraio 2006

CHIUSA LA TIVU' DEI DISABILI

E i redattori di Disco Volante, emittente di Senigallia, rischiano il carcere

C'è una micro-emittente televisiva, Disco Volante, composta per metà da redattori disabili; sono persone che hanno così scoperto uno strumento di espressione, di elaborazione di pensieri, idee, fantasie, di comunicazione, di abbattimento di barriere culturali. Un piccolo quartiere della piccola Senigallia è il raggio d'azione delle frequenze di questa tivù.
Poi succede che c'è una legge nuova di zecca,  inventata da un certo Gasparri. E' una legge che secondo alcuni dovrebbe tra l'altro salvare un canale, Retequattro, dall'esilio nel mondo del Satellitare. Però per soccorrere questo canale qualcun'altro deve farci le spese.
Tanti canali più piccoli, tra i quali Disco volante. Che però non vuole essere zittita, perchè in pochi mesi ha dato prova di avere un ruolo socialmente riconosciuto e socialmente utile. Utile per chi ci lavora e per chi la segue. Disco Volante non ci sta, perchè non è giusto.

Ma torniamo un po' indietro nel tempo.
C'era una volta (e c'è ancora) un'associazione per persone disabili che aveva dato vita ad uno studio-laboratorio di ricerca espressiva ed artistica. Il nome era tutto un programma: Studio Zelig.
Qui le persone disabili fisiche e psichiche avevano trovato il modo di esprimere e comunicare la loro creatività, i loro pensieri; erano riuscite a trovare un modo per abbattere una dellebarriere più impalpabili e difficili da superare, quella della comunicazione.
Poi lo Studio Zelig decise di evolversi, attrezzandosi con un nuovo strumento, più efficace: la creazione di una propria telestreet.
In pratica: una micro-emittente televisiva in grado di trasmettere nel raggio di poche centinaia di metri, giusto nel piccolo quartiere di una città.
Per tre mesi furono mandati in onda servizi filmati e video di produzione propria, che mostravano le condizioni di vita delle persone disabili. Come, ad esempio, il problema delle barriere architettoniche.
Un modo per sensibilizzare, quindi. Ma questa attività aveva anche un forte valore terapeutico per coloro che la realizzavano.

Settembre 2003. I funzionari del ministero delle comunicazioni chiudono Disco Volante, appiccicando i sigilli sui suoi trasmettitori.
Motivo: la tivù non era dotata della richiesta (un po' onerosa, per la verità) concessione governativa.
Ma Disco Volante non rinuncia. La redazione continua a riunirsi, i filmati continuano ad essere trasmessi: "Era una esperienza fondamentale di 'tv terapia' - dice Enea Discepoli, promotore della telestreet - ma non si trattava solo di una opportunità di comunicazione: rappresentava anche la possibilità di assumere un ruolo socialmente riconosciuto e socialmente utile".
Tanto riconosciuto e utile da vincere quest'anno il premio di giornalismo televisivo Ilaria Alpi: "Un premio assegnato proprio a noi - commenta Discepoli - che per lo Stato italiano non dovremmo neppure esistere e per di più con un servizio dedicato a documentare la giornata di Franco Civelli, disabile costretto su una sedia a rotelle". Dopo il danno, la beffa.

Luglio 2004. L'entusiasmo per il premio viene presto dimenticato. Un provvedimento di notifica di un processo penale contro Disco Volante arriva alla redazione. La causa: trasmissione abusiva. Le conseguenza: i redattori rischiano il carcere.

E come per loro, il rischio è presente anche per tutti coloro che lavorano nelle circa 100 telestreet attive nel nostro paese.
Svolgono attività di ricerca, testimoniano spicchi di realtà sommersi, rappresentano spinte innovative, e dal basso, rispetto ad un settore dove vale solo la legge del più forte, del più ricco, del più potente alla faccia di qualunque conflitto d'interesse.

Alla faccia della richiesta fatta da Giovanna Griffagnini, deputata Ds: un'interrogazione, trasformata in un ordine del giorno nell'ottobre del 2003 in cui la Camera impegnava il governo "a non procedere alla chiusura delle emittenti in mancanza dei risultati di un'indagine che consentano una specifica normativa in materia". Richiesta mai presa in considerazione dalla Gasparri.
Alla faccia proprio di quella legge Gasparri che effettivamente una rete, molto potente, l'ha salvata.
Come ha dichiarato infatti Paolo Seventi Longhi, Segretaria Nazionale della Stampa Italiana: "Ancora una volta il Ministero guidato dall'onorevole Maurizio Gasparri colpisce gli anelli più deboli della catena del sistema della comunicazione, mentre le leggi sul conflitto di interessi e quella che porta il nome del Ministro garantiscono all'azienda del Premier il controllo di larga parte della comunicazione televisiva".
E Serventi Longhi non risparmia i tono più polemici quando afferma che "Mediaset e Rai non vengono sanzionate per le accertate violazioni per i tetti pubblicitari, ma le telestreet e le emittenti locali possono essere schiacciate", concludendo, con amarezza che "questa è la realtà dell'informazione in Italia". (

Disco Volante è imbavagliata, ma i suoi redattori non vogliono stare zitti. E non si arrendono.

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: venerdì 10 febbraio 2006