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Rassegna stampa
DIRITTI:
Porre fine
alla povertà per dare più forza ai disabili
Isaac Baker
NAZIONI UNITE, 12 febbraio
2005 (IPS) - Gli stati membri delle Nazioni Unite e i gruppi in difesa dei
disabili hanno presentato all’inizio di febbraio la prima stesura di un
accordo per la tutela dei diritti fondamentali - una vita autonoma,
occupazione e uguaglianza - aprendo la strada al primo trattato
internazionale per i diritti dei disabili.
La bozza del documento verrà
ora revisionata dall’Assemblea Generale, per essere poi formalizzata in
una successiva convenzione Onu, in data ancora da definire.
In quella che
viene considerata una svolta fondamentale, l’attenzione è rivolta sia allo
sviluppo politico e socioeconomico, che ad un maggiore accesso
all’ambiente fisico.
”Le decisioni
adottate da questa commissione avranno conseguenze dirette su chi deve
affrontare la propria vita e il proprio sviluppo personale con un
handicap”, ha dichiarato Luis Gallegos Chiriboga, presidente della
commissione che ha curato questa prima stesura.
”Dobbiamo
rispondere ai bisogni di un segmento della popolazione mondiale che,
malgrado la disabilità, ci dà una lezione sulla vita e su come superare le
avversità”.
L’Onu stima che
600 milioni di persone in tutto il mondo - circa un decimo dell’intera
popolazione - vive attualmente con una qualche forma di invalidità, dalla
cecità o sordità, fino all’immobilità o ai vari disagi psichici.
Sebbene i
disabili rappresentino circa il 10 per cento della popolazione globale,
secondo le organizzazioni di difesa dei disabili e altre Ong, i loro
diritti sono stati ampiamente trascurati sullo scenario internazionale.
”La disabilità è
una componente naturale della diversità umana, e i problemi che devono
affrontare i disabili per godere pienamente dei loro diritti umani
derivano dall’incapacità di inclusione da parte della società”, ha detto
all’IPS Venus Ilagan, presidente di Disabled Peoples' International.
”Sono le
barriere della società - fisiche, dell’informazione, legali, attitudinali
e d’altro tipo - le cose che devono essere ‘curate’, non i disabili”.
”La nostra
speranza è che la nuova Convenzione fornisca una guida agli stati membri
dell’Onu su come affrontare queste barriere sociali, così che i disabili
possano pienamente godere dei loro diritti umani”, ha dichiarato Ilagan.
Tutti i 191
stati membri dell’Onu erano nell’elenco dei partecipanti ai lavori della
commissione, e oltre 100 hanno subito espresso il loro sostegno al
trattato.
Altri hanno
invece manifestato la loro opposizione a un documento vincolante. Il
presidente Bush, per esempio, afferma che gli stati dovrebbero agire
individualmente per promuovere i diritti dei disabili.
Per assicurare
che le persone diversamente abili fossero ascoltate durante le trattative,
la commissione Onu ha invitato centinaia di relatori e rappresentanti di
gruppi in difesa della disabilità, nel corso di una sessione durata due
settimane.
Una delle
principali questioni discusse è la preponderanza della povertà tra i
portatori di handicap.
La Banca
Mondiale riferisce che una persona su cinque dei 450 milioni di poveri del
mondo è invalida, il che significa che i disabili hanno il doppio delle
probabilità di vivere in povertà. I disabili poveri occupano
tendenzialmente i gradini più bassi del livello di povertà, non avendo
quasi nessun accesso ai beni di prima necessità.
Sue Stubbs,
coordinatrice del Consorzio Internazionale per la disabilità e lo sviluppo
(IDDC), ritiene vitale concentrare la Convenzione sul tema della povertà
tra i disabili.
”Questa
Convenzione può aiutare a garantire che bambini, donne e uomini portatori
di handicap vengano inclusi in tutti gli sforzi internazionali per ridurre
la povertà e offrire uno standard di vita di base a tutti gli esseri
umani”, ha dichiarato Stubbs.
L’Onu è stata
criticata dai gruppi per i diritti dei disabili, per non aver incluso
sufficientemente le persone disabili nelle direttive per la riduzione
della povertà.
Gruppi come
Handicap International e IDDC sostengono che gli Obiettivi del millennio
delle Nazioni Unite (MDG), una serie di traguardi tra cui ridurre la
povertà del 50 per cento, non prendono adeguatamente in considerazione i
portatori di handicap. E poiché questi ultimi rappresentano circa il 20
per cento dei poveri del mondo, ciò potrebbe minare la capacità dell’Onu
di conseguire gli obiettivi, secondo questi gruppi.
”Tra gli MDG,
sei su otto sono strettamente legati alla disabilità e non possono essere
conseguiti senza prendere in considerazione le questioni ad essa
relative”, segnala il rapporto dell’IDDC alla commissione Onu.
Alexander
Wood, direttore esecutivo della Disability Network di New York, ha
affermato che molti disabili non sono nella condizione di trovare
un’occupazione decente.
”Sono tutte
questioni concatenate: per avere accesso al posto di lavoro è necessario
il trasporto, e serve un sistema di istruzione inteso a costruire quelle
capacità che consentirebbero ai disabili di imparare a leggere e a
scrivere e a competere alla pari sul mercato del lavoro”, ha detto Wood.
Secondo Wood,
negli Stati Uniti - uno dei paesi più ricchi al mondo - il 70 per cento
dei disabili in età lavorativa sono disoccupati per la mancanza di servizi
di istruzione, formazione sul lavoro, alloggio e altri fattori.
La commissione
Onu ha incluso nella bozza del trattato diverse questioni relative al
diritto al lavoro.
Nelle
discussioni Onu, i gruppi per i diritti dei disabili hanno parlato anche
del bisogno di inclusione nelle rispettive società, che ritengono
ampiamente inaccessibili per i disabili.
Queste
organizzazioni hanno espresso preoccupazione per fattori quali il
pregiudizio e la discriminazione, l’insufficienza di servizi di assistenza
sanitaria e alloggi, le limitazioni nel trasporto e nella mobilità, e
altre barriere che portano alla ineguaglianza e alla non emancipazione del
disabile.
Anche Matthew
Sapolin, direttore esecutivo dell’Ufficio comunale per i disabili della
città di New York, sostiene che il problema non sono le infermità dei
disabili, bensì le limitazioni della società nei loro confronti.
”Il problema non
è la mia invalidità”, ha dichiarato Sapolin, non vedente, durante il
dibattito all’Onu sui diritti dei disabili. “Il problema è il contesto nel
quale viviamo, e come affrontare e sconfiggere queste barriere”.(FINE/2005
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