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Rassegna Stampa


Primo trapianto al mondo di cellule staminali nel cervello umano

 

Via libera negli States al primo trapianto al mondo di cellule staminali nel cervello umano. L'intervento è stato approvato dalla Food an Drung Administration (Fda) e verrà eseguito su sei bambini colpiti dal morbo di Batten, una rara malattia genetica alla cecità, alla paralisi, al mutismo, fino alla morte. Questa patologia è causata da un difetto genetico che impedisce la produzione dell'enzima che elimina i rifiuti metabolici. Le staminali che verranno trapiantate sono cellule fetali ancora immature che potranno così svilupparsi nel cervello in modo da ripristinarne la funzionalità e fare in modo che torni a produrre l'enzima mancante. E' la prima volta che si procede ad utilizzare staminali immature, provenienti da feti abortiti: nei precedenti casi di trapianto avvenuto su pazienti malati di Parkinson o colpiti da ictus, le cellule avevano un grado di maturazione molto più avanzato.

 


 

Via libera negli States al primo trapianto al mondo di cellule staminali nel cervello umano. L'intervento è stato approvato dalla Food an Drung Administration (Fda) e verrà eseguito su sei bambini colpiti dal morbo di Batten, una rara malattia genetica alla cecità, alla paralisi, al mutismo, fino alla morte. Questa patologia è causata da un difetto genetico che impedisce la produzione dell'enzima che elimina i rifiuti metabolici. Le staminali che verranno trapiantate sono cellule fetali ancora immature che potranno così svilupparsi nel cervello in modo da ripristinarne la funzionalità e fare in modo che torni a produrre l'enzima mancante.

E' la prima volta che si procede ad utilizzare staminali immature, provenienti da feti abortiti: nei precedenti casi di trapianto avvenuto su pazienti malati di Parkinson o colpiti da ictus, le cellule avevano un grado di maturazione molto più avanzato.
Saranno fornite dalla società californiana Stem Cells di Palo Alto - la compagnia fondata da uno dei luminari della ricerca sulle staminali, il professor Inving Weissman - attraverso una fondazione senza fini di lucro.

Prima di procedere con il tentativo di operare i sei bambini gli scienziati californiani hanno condotto per anni esperimenti sui topi: "ormai non c'è altro da fare - ha spiegato il direttore della Stem Cells Martin McGlyn - se non procedere su esseri umani. Non possiamo domandare ad un topo come si sente".
Perchè la sperimentazione abbia effetto, ora manca solo il via libera di una commissione di esperti dello Stanford University Medical Center.
L'intervento ha già sollevato reazioni, anche se "non esiste per ora alcuna minaccia all'identità dell'individuo" afferma Arthur Chaplan, direttore del centro di Bioetica dell'Università di Pennsylvania; polemiche e proteste nascono però dalla scelta di utilizzare cellule staminali ricavate da feti abortiti. D'altra parte già si sa: si tratta di una battaglia infinita.

 



 

PRONTO A MORIRE PER LA RICERCA SULLE STAMINALI
Giuseppe, disposto a far da cavia, intanto ha cominciato lo sciopero della fame

 

Vuole poter sperare.
O almeno vuole una risposta che dopo tante forme di protesta non è ancora arrivata. Così Giuseppe Nardi, un tetraplegico di 54 anni che vive nella provincia di Latina, ha intrapreso l'ennesima battaglia, che minaccia di portare avanti fino alle estreme conseguenze: uno sciopero della fame, “per sollecitare la ricerca sulle staminali, affinchè sia adeguatamente finanziata, e per avere il permesso di andare in Cina a fare da cavia".
Questo è infatti il progetto di Nardi, probabilmente ispirato all'iniziativa lanciata pochi mesi fa da Ambrogio Fogar: "Le ho provate veramente tutte - spiega - e ora, oltre a chiedere un impegno per la ricerca in questo settore al quale mancano fondi, metto a disposizione il mio corpo. C'è un problema, non mi chiamo Fogar e non ho i suoi soldi, quindi in Cina a provare non posso andarci ma nemmeno voglio aspettare che in Italia la burocrazia faccia il suo corso e le case farmaceutiche decidano che è ora di intervenire, quindi si sblocchi tutto".

Nardi, tetraplegico in seguito ad un incidente avuto 14 anni fa, riesce e parlare e a muovere la testa. Uno schiacciamento del midollo non diagnosticato in tempo lo ha costretto all'immobilità. "Se non si muoverà nulla io andrò avanti fino a farmi morire - spiega - mia moglie e i miei figli lo sanno, in queste condizioni non riesco più a stare".
Aveva già detto di essere pronto a chiedere l'eutanasia se non ci fosse stato l'impegno per la ricerca e la possibilità, per lui, di poter andare a provare in Cina. "E' un'ipotesi che non ho abbandonato, in Svizzera ma anche in Belgio e in Olanda è una pratica legale solo che non ho trovato avvocati disposti a seguire il mio caso, mi dicono tutti che non è proponibile". 

Con questa forma di protesta, Nardi si rivolge al Ministro della salute Francesco Storace, chiedendo un intervento. "Io non ho nulla da perdere - spiega - e per questo chiedo di poter provare, potrebbe essere un esperimento importante per tutte le persone che si trovano nella mia condizione". E conclude: "Tanto meglio morire che che vivere senza avere nemmeno la speranza che qualcuno faccia ricerca e possa risolvere il tuo problema".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: mercoledì 25 gennaio 2006