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Rassegna stampa


Martedì 8 Marzo 2005

 

Catania/Per tutelare i suoi diritti il giovane, che a causa di un incidente ha contratto un’infezione fatale, si è incatenato

Il giudice: torni quando sarà morto

 

Ha solo 6 mesi di vita, chiede giustizia ma l’udienza è rimandata di 14 mesi

 

di MASSIMO MARTINELLI

ROMA - Quando se ne andrà, Carmelo Cisabella, un siciliano alto e robusto di 39 anni, sarà difficile stabilire se l’ha ammazzato di più l’infezione che se lo sta mangiando oppure l’ingiustizia dei Tribunali. La sua storia è inverosimile e assurda come possono esserlo solo le storie vere, che si vedono nelle aule giudiziarie: ha ancora sei mesi di vita, Carmelo Cisabella, e due giorni fa un tribunale di Catania doveva rendergli una giustizia. Un risarcimento danni, roba di soldi. Ma per lui era anche roba di dignità, di decoro, di motivo per restare aggrappato alla vita. Sei mesi di vita, dicono i medici. «Torni tra quattordici mesi», gli ha detto un giudice frettoloso. E distratto quanto basta per non vedere la sua cartella clinica, regolarmente depositata agli atti del processo.
Carmelo Cisabella ci ha riflettuto una notte. Ha pensato di tutto; forse anche che non era il caso di aspettarli questi sei mesi che gli ha dato un medico, visto che c’è da soffrire doppiamente, nel fisico e nell’orgoglio. Poi ha deciso di tornare da quel giudice, ma in maniera più visibile del giorno precedente. Ha fatto quello che sono costretti a fare tutti i poveri cristi della terra, quando vogliono che qualcuno si accorga di loro. Si è incatenato davanti al Palazzo di Giustizia e ha aspettato.
Il giudice aveva meno fretta del giorno prima, ed è stato a sentirlo. Così Carmelo ha potuto raccontare di quel giorno che cominciò a morire lentamente. E mai avrebbe pensato che la Giustizia sarebbe stata ancora più lenta. Era estate, di anni ne aveva 25 e guidava una moto fiammante: ”Da una strada privata sbucò una macchina impazzita.. guidava un minorenne di buona famiglia”. Lui le chiama mielo-lesioni, significa che la colonna vertebrale è andata. Che la vita prosegue sulla sedia a rotelle, dove le ossa si possono infettare e portarti alla morte. Carmelo conobbe la sofferenza fisica e l’ingiustizia degli uomini: «La Sicilia non è il massimo della trasparenza: durante il processo cambiarono le carte in tavola: risultò che guidava un adulto con la patente e che avevamo la colpa a metà». Va bene anche così, ha detto Carmelo al giudice, ieri mattina. Perché la Cassazione, tre anni fa, gli ha riconosciuto comunque un risarcimento da 450mila euro. E lui è di nuovo in tribunale perché l’assicurazione fa le bizze: «Avevo chiesto almeno un anticipo. Mi hanno proposto centomila euro per chiudere tutto».
Due giorni fa poteva, forse doveva , essere il giorno buono per avere giustizia. Ma la giustizia andava di fretta. Ieri, invece, ne aveva un po’ meno. E alla fine del colloquio, ha avuto il tempo per dire al signor Carmelo: «Ho ascoltato la sua storia, mi faccia fare un’istanza dal suo avvocato. Vedrò cosa si può fare per anticipare la decisione».

 

Ultimo aggiornamento: mercoledì 25 gennaio 2006