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Rassegna stampa
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Catania/Per tutelare i suoi diritti il giovane, che a causa di un
incidente ha contratto un’infezione fatale, si è incatenato
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Il giudice: torni quando sarà morto
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Ha solo 6 mesi di
vita, chiede giustizia ma l’udienza è rimandata di 14 mesi
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di MASSIMO MARTINELLI
ROMA - Quando se ne andrà, Carmelo Cisabella, un siciliano alto e
robusto di 39 anni, sarà difficile stabilire se l’ha ammazzato di
più l’infezione che se lo sta mangiando oppure l’ingiustizia dei
Tribunali. La sua storia è inverosimile e assurda come possono
esserlo solo le storie vere, che si vedono nelle aule giudiziarie:
ha ancora sei mesi di vita, Carmelo Cisabella, e due giorni fa un
tribunale di Catania doveva rendergli una giustizia. Un risarcimento
danni, roba di soldi. Ma per lui era anche roba di dignità, di
decoro, di motivo per restare aggrappato alla vita. Sei mesi di
vita, dicono i medici. «Torni tra quattordici mesi», gli ha detto un
giudice frettoloso. E distratto quanto basta per non vedere la sua
cartella clinica, regolarmente depositata agli atti del processo.
Carmelo Cisabella ci ha riflettuto una notte. Ha pensato di tutto;
forse anche che non era il caso di aspettarli questi sei mesi che
gli ha dato un medico, visto che c’è da soffrire doppiamente, nel
fisico e nell’orgoglio. Poi ha deciso di tornare da quel giudice, ma
in maniera più visibile del giorno precedente. Ha fatto quello che
sono costretti a fare tutti i poveri cristi della terra, quando
vogliono che qualcuno si accorga di loro. Si è incatenato davanti al
Palazzo di Giustizia e ha aspettato.
Il giudice aveva meno fretta del giorno prima, ed è stato a
sentirlo. Così Carmelo ha potuto raccontare di quel giorno che
cominciò a morire lentamente. E mai avrebbe pensato che la Giustizia
sarebbe stata ancora più lenta. Era estate, di anni ne aveva 25 e
guidava una moto fiammante: ”Da una strada privata sbucò una
macchina impazzita.. guidava un minorenne di buona famiglia”. Lui le
chiama mielo-lesioni, significa che la colonna vertebrale è andata.
Che la vita prosegue sulla sedia a rotelle, dove le ossa si possono
infettare e portarti alla morte. Carmelo conobbe la sofferenza
fisica e l’ingiustizia degli uomini: «La Sicilia non è il massimo
della trasparenza: durante il processo cambiarono le carte in
tavola: risultò che guidava un adulto con la patente e che avevamo
la colpa a metà». Va bene anche così, ha detto Carmelo al giudice,
ieri mattina. Perché la Cassazione, tre anni fa, gli ha riconosciuto
comunque un risarcimento da 450mila euro. E lui è di nuovo in
tribunale perché l’assicurazione fa le bizze: «Avevo chiesto almeno
un anticipo. Mi hanno proposto centomila euro per chiudere tutto».
Due giorni fa poteva, forse doveva , essere il giorno buono
per avere giustizia. Ma la giustizia andava di fretta. Ieri, invece,
ne aveva un po’ meno. E alla fine del colloquio, ha avuto il tempo
per dire al signor Carmelo: «Ho ascoltato la sua storia, mi faccia
fare un’istanza dal suo avvocato. Vedrò cosa si può fare per
anticipare la decisione». |
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