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Associazione Sergio Maiorano onlus

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RIANO

    Riano, conosciuto nei testi antichi come Castrum rejanum, è un tipico insediamento medioevale risalente al XII secolo. È fondato su un alto banco di tufo isolato da due profondi scoscendimenti su due gole torrentizie II tessuto urbanistico di questo insediamento è costituito da una linea di case a schiera lungo il bordo dell'acrocoro tufaceo e da una spina interna con asse nord-sud. La corona di case a schiera si chiude a nord con l'arco d'ingresso all'abitato e si conclude a sud con una piazza delimitata da un basso edificio già adibito a servizi di pubblica utilità (oggi, infatti, è sede di un asilo infantile e di alcuni uffici comunali), dal Castello Baronale (attualmente sede comunale), dalla Chiesa parrocchiale, dalla testata della spina e dal belvedere che si affaccia sulla vallata verso sud-ovest. 11 primo documento storico che riguarda Riano risale al 1151: si afferma che il Castello apparteneva a Guido Bobones, figlio di Leone, discendente da una famiglia antenata dei Borboni e degli Orsini. Non abbiamo notizie di chi lo abbia fatto costruire. Il 7 aprile 1159, questa famiglia, nelle persone di Giovanni e Berardo Roncioni, trasferisce il proprio possesso a papa Adriano IV, che lo cedette ai monaci benedettini di San Paolo fuori le mura. La Bolla di Innocenze III (1203) e quella di Onorio III (1218) confermano che una parte di Riano è ancora di proprietà della Chiesa. Il 9 novembre 1259 i monaci acquistano dalla famiglia Venozzi e Pezzati anche l’altra parte del territorio rianese.

Il nuovo possesso fu motivo di contesa poiché il principe Stefano Colonna, signore di Castelnuovo di Porto, non riuscendo a definire pacificamente i confini tra le sue terre e quelle di Riano, tra il 1316 e il 1338 assediò il Castello e lo espugnò, distruggendolo e saccheggiandolo. I monaci si rivolsero alla Curia e al re di Napoli, Roberto, per la restituzione, che ottennero nel 1369, grazie all'intervento di Carlo IV, imperatore di Germania; successivamente il castello fu oggetto di contesa fra gli stessi monaci e il Capitolo Vaticano; nel 1445 papa Eugenio IV lo assegnò ai monaci e ciò fu confermato anche dal suo successore, Paolo IV. La discordia tra i Colonna e i monaci benedettini di San Paolo si concluse dopo 179 anni: cioè quando nel 1491 si riuscirono a definire i confini del territorio di Riano. Nel 1500 il Monastero riedificò il Castello inglobandovi la superstile torre di pianta rettangolare, dove chiaramente si legge la struttura medioevale, e riedificò le case circostanti. I monaci, non trovandosi in buone condizioni finanziarie, nel 1527 lo vendettero a Taddeo e Luigi Caddi che lo possedettero per trentatré anni. Da questa famiglia ebbe inizio un nuovo periodo per il Castello di Riano, giacché tutti i proprietari vi lasciarono qualche traccia. Il 22 dicembre 1570 ne acquistò una parte il cardinale Pier Donato Cesi e un mese dopo un'altra parte del feudo fu comprata dal prelato Grazio Massimo. L'8 maggio del 1572 i monaci cedettero alla famiglia Cesi tutti i diritti sul territorio di Riano, che li mantenne per 140 anni. Nel 1710 la famiglia Cesi cedette il feudo a don Francesco Maria Ruspoli, che io tenne per oltre un secolo, eseguendovi alcune opere quali la fonte di acqua fresca, il muraglione di cinta e l'allargamento della porta di accesso al Castello. La famiglia Ruspoli lo vendette nel 1819 alla famiglia Boncompagni Ludovisi, principi di Piombino.

Questi conservarono il feudo fino a quando il principe Chiesa di San Giorgio don Francesco non ne cedette una parte all'Ente Maremma, che fu venduta a lotti privati e lo stesso nel 1935 donò il Castello al Comune di Riano. Non si possono dimenticare alcuni importanti monumenti presenti nel territorio rianese, quali la fontana dei Fontanoni, che sarà prossimamente oggetto di restauro a cura del Comune di Riano e della Provincia di Roma, la Chiesa di San Giorgio con i bellissimi affreschi, recentemente restaurati grazie all'intervento della Banca di Credito Cooperativo di Riano in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Culturali, la Chiesa di Madonna di Santa Pace. Come si è detto, il centro storico di Riano è fondato su un alto banco di tufo. Questo materiale è presente in abbondanza in gran parte del territorio rianese ed è una delle maggiori fonti economiche di Riano.

Il tufo è una roccia sedimentaria piroclastica, formatasi in seguito alla cementazione di materiali vulcanici, come lapilli, ceneri e sabbie, oppure di detriti derivanti dal disfacimento di lave vulcaniche. Si presenta come il risultato di impasti di materiali di diversa grossezza, legati da un cemento più o meno compatto. Alcuni tufi hanno durezza e compattezza notevoli, altri sono piuttosto friabili. L'impiego dei blocchi di tufo nell'architettura privata e pubblica si perde nella notte dei tempi. Con questo materiale sono state realizzate numerose opere monumentali che hanno resistito egregiamente al passare inesorabile dei secoli; come non ricordare ponti, cinte murarie e abitazioni risalenti all'epoca romana, o ville e fortificazioni medioevali e rinascimentali tra cui il già menzionato Castello Baronale di Riano, con tutto il centro storico arroccato attorno al castello.

A Riano il tufo viene estratto da vari proprietari delle cave, tra i quali quelli presenti in zona Piana Ferina si sono associati sotto uno stesso marchio "Fior di tufo", con l'intento, tra gli altri, di richiedere un riconoscimento di qualità. Il tufo estratto nel territorio rianese infatti è sottoposto a diversi accertamenti sia dal punto di vista strutturale, con prove di resistenza a compressione e a flessione, sia dal punto di vista igienico-ambientale, perché la pietra non subisce manipolazioni né trasformazioni, ma viene usata esattamente come si estrae. Offre ottimi valori di resistenza e di isolamento termico e acustico; è resistente al fuoco e all'aggressione degli agenti chimici. Dal punto di vista estetico, grazie alle caratteristiche morfologiche, le sfumature di toni e di colori, il tufo garantisce l'inserimento perfetto in qualsiasi situazione ambientale. Risulta anche particolarmente indicato per l'arredo dei giardini, proprio perché è un elemento naturale e consente ad architetti e vivaisti di ricreare quelle condizioni di armonia che risultano ormai estranee al ritmo frenetico delle nostre città. Le cave di Riano sono uno dei fulcri più importanti nella vita economica e produttiva del paese: la lavorazione del tufo impiega almeno un centinaio di persone, con l'inserimento sociale anche di molti extracomunita-ri che si occupano semplicemente di manovalanza, o di lavori specializzati. Sarà interessante, tra qualche anno, vedere concretizzarsi un progetto di recupero ambientale, a cura dell'Amministrazione Comunale, che prevede la dislocazione di diverse attività culturali e per il tempo libero proprio nei luoghi dove si è esaurita l'attività estrattiva, con parchi gioco, sale teatrali e cinematografiche, percorsi pedonali e ciclabili, che possano rendere Riano anco-ra più vicina a chi desidera trascorrere ore piacevoli a poca distanza dalla metropoli cittadina.

Cartoline  Antiche

 

       

Riano.

Via Vittorio Veneto Futura sede del monumento ai caduti

Riano.

Altro scorcio di Via Vittorio Veneto

Riano.

Via Rianese   vecchia

Riano.

Via Regina Margherita

Riano.

 Piazza Piombino con Parrocchia

 

 

 

Ultimo aggiornamento: martedì 27 marzo 2007