TUMORI
ALLO STOMACO
Con il
termine tumore allo stomaco si identifica un gruppo di
patologie neoplastiche che colpiscono lo stomaco; si tratta
soprattutto di adenocarcinomi, mentre sono meno frequenti
linfomi, leiomiomi e liomiosarcomi. È la quinta causa di
morte per cancro nei paesi occidentali, benché la sua incidenza sia in
calo; inoltre, incidenza e mortalità di queste patologie, che
colpiscono maggiormente i soggetti oltre i quarant'anni, sono due
volte maggiori negli uomini rispetto alle donne.
Attualmente non si è giunti a identificare con sicurezza le cause dei
tumori dello stomaco. È stata però individuata una serie di fattori di
rischio, sia legati ad altre patologie, sia ad abitudini di vita, sia
all'ambiente, sia a caratteristiche individuali. Fra le patologie che
sembrano favorire l'insorgenza del cancro dello stomaco vi sono la
gastrite cronica, la gastrite cronica atrofica, l'anemia perniciosa, i
polipi gastrici, l'ulcera peptica, una precedente gastroresezione
(soprattutto per il reflusso duodenale di sali biliari). Per quanto
riguarda le abitudini, vi sono fattori legati all'alimentazione
(consumo di cibi ricchi di nitrati e nitriti, consumo di alcol) e
l'abitudine al fumo (per i fumatori il rischio è pari a circa una
volta e mezzo rispetto ai non fumatori). Fra i fattori ambientali, si
è notata una maggiore incidenza di questa patologia fra i lavoratori
di particolari settori (estrazione del carbone, raffinerie di nichel,
industria del legno e dell'amianto). Per quanto riguarda le
caratteristiche individuali, esiste un rischio maggiore per gli obesi
e per chi ha il gruppo sanguigno A; inoltre pare che in alcuni gruppi
familiari la patologia sia maggiormente presente, ma non sono finora
stati individuate precise anomalie genetiche.
Non vi sono sintomi specifici e quelli presenti sono spesso
sottovalutati, sia dal malato sia dal medico. Compaiono disturbi nella
zona sotto lo sterno, senso di sazietà anche dopo avere mangiato poco,
nausea nei confronti di particolari alimenti. Sintomi più specifici
sono anoressia, perdita di peso, disturbi della digestione, vomito con
presenza di sangue (ematemesi) ed emissione di feci scure e fetide
(melena) per la presenza di sangue digerito proveniente da emorragie
del tubo digerente, anemia, difficoltà a deglutire. Per arrivare alla
diagnosi si ricorre a diversi tipi di esami: quello radiologico, la
gastroscopia (il più importante; consente anche di effettuare una
biopsia), la biopsia (permette la diagnosi definitiva per la lesione
tumorale), gli esami di laboratorio (si possono controllare alcuni
marcatori che sono utili ma non sufficienti alla diagnosi). Dopo avere
verificato la presenza del tumore, si procede a definirne con
precisione l'estensione nell'organismo.
La terapia chirurgica è l'approccio che dà il migliore esito.
L'intervento consiste nell'asportazione della parte colpita. A seconda
della gravità del tumore si procede a una gastrectomia totale
(asportazione di tutto lo stomaco) o subtotale (viene asportata solo
una parte dell'organo). Viene sempre praticata anche una
linfoadenectomia, cioè l'asportazione dei linfonodi. L'intervento può
presentare complicazioni; la principale è la cosiddetta dumping
sindrome, con crampi, nausea, vomito, diarrea, causati dal passaggio
del cibo direttamente nel piccolo intestino, senza la fase digestiva
normalmente effettuata nello stomaco. In questo caso il paziente deve
fare pasti frequenti e poco abbondanti. Può anche presentarsi una
carenza di vitamina B12, ovviata mediante la somministrazione della
proteina carente. Nei pazienti che non sono operabili, spesso si
effettua un intervento di derivazione, collegando lo stomaco a una
parte dell'intestino, il digiuno (digiunostomia), o all'esterno (gastrostomia).
La chemioterapia viene adottata nelle fasi più avanzate della malattia
(5-fluoracile, epirubicina, adriamicina, cisplatino), ma non ha finora
dato risultati di efficacia certi. La sopravvivenza di chi si ammala
di tumore allo stomaco è di circa il 20% dei casi a 5 anni dalla
diagnosi; il tumore riprende più spesso a livello locale e
peritoneale, ma anche in altre sedi (fegato, polmone, osso). È quindi
necessario seguire attentamente il paziente negli anni successivi alla
prima diagnosi.
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