IPERTENSIONE ARTERIOSA IN ETà PEDIATRICA

A cura del Dottor Armando Calzolari

Dipartimento di Medicina Pediatrica – Medicina Cardiorespiratoria e dello Sport

 

 

Cosa si intende per ipertensione arteriosa in età pediatrica?

Per ipertensione arteriosa si intende quella patologia caratterizzata dal riscontro di valori elevati di pressione arteriosa misurata al braccio.

Negli ultimi anni, è stata individuata come “non” rara in età pediatrica ed in continuo aumento anche a causa di sedentarietà ed obesità.

Quanto è diffuso il problema?

L’incidenza della ipertensione arteriosa in età pediatrica varia tra il 4 e il 6% circa a seconda delle varie casistiche, con la presenza di ipertensione secondaria (nefrovascolare, endocrinopatie, coartazione aortica) nel 50-85% dei casi e di ipertensione essenziale nel 15-30% dei casi.

Cosa si intende per ipertensione secondaria ed ipertensione essenziale?

L’ ipertensione secondaria è quella causata dal mal funzionamento di un organo (esempio rene), mentre quella essenziale non riconosce una causa ben definita.

I pazienti affetti dalla patologia presentano sintomi?

Il campanello di allarme non è quasi mai dato da sintomi, ma dalle numerose condizioni patologiche che impongono la valutazione dello stato funzionale del paziente come in caso di obesità, diabete mellito, nefropatie.

È possibile che esista una familiarità per questa patologia?

È possibile che la pressione dipenda dallo stile di vita del paziente?

Quali rischi corre un bambino iperteso?

Tale patologia riveste un ruolo primario nel determinare il rischio cardiaco in senso stretto e le alterazionI degli organi bersaglio, quali rene, retina ed encefalo. Le patologie che più frequentemente si possono sviluppare in conseguenza della pressione arteriosa sono l’ipertrofia ventricolare sinistra, l’insufficienza renale cronica, infarto miocardico, ictus cerebrale in età adulta.

Come prevenire la patologia

Le forme più comuni e semplici da realizzare sono l’attività fisica, il controllo del peso corporeo e la riduzione del consumo di sodio.

Come si fa la diagnosi?

Per la diagnosi precoce sono necessari un test ergometrico, un monitoraggio della PA 24 ore, un ecocardiogramma e gli esami di funzionalità nefrologica ed endocrinologia.

A chi rivolgersi?

L’Unità Operativa di Medicina Cardiorespiratoria e dello Sport ha attivato un Ambulatorio per l’ipertensione arteriosa in età pediatrica per individuare soggetti a rischio o affetti da ipertensione arteriosa.

L’Ambulatorio è stato istituito per proteggere e ridurre il numero di soggetti che in futuro saranno affetti da malattie cardiovascolari e quindi ridurre anche l’incidenza dei fattori a rischio correlati all’ipertensione, comuni a malattie croniche, come il diabete mellito tipo II o l’aterosclerosi.

I medici dell’Unità hanno il compito dell’inquadramento clinico e strumentale del paziente.

L’esame strumentale avviene attraverso una valutazione in maniera statica (misurazione della pressione arteriosa a riposo, ecocardiogramma) e dinamica (test ergometrico, monitoraggio PA 24 ore).

In particolare un esame molto avanzato è la valutazione della portata cardiaca sistemica con impedenziometria.

Per prenotare:

Segreteria dell’Unità Operativa: tel. 06.6859.2241 (tutti i giorni escluso il sabato dalle 12:00 alle 14:00)

Unità Operativa di riferimento

Unità Operativa di Medicina Cardiorespiratoria e dello Sport

NUTRIZIONE E CERVELLO

 

Tra i molti valori nutritivi evidenziati nel gruppo alimentare delle carni e prodotti trasformati (salumi), il contenuto in vitamina B12 rappresenta un valore aggiunto.
Infatti, la carne fresca e i suoi derivati ne contengono una quota cospicua e tutta biodisponibile. I vegetali, in pratica, ne sono quasi privi e la specie umana non è in grado di sintetizzarla.
Quindi, eccettuata la piccola quota prodotta dalla flora batterica intestinale, per immagazzinarla nel fegato in quantità che coprano le esigenze contingenti e una esigua riserva, non c'è altra possibilità se non quella di "mangiarla".
In ogni caso, in condizioni di salute per soddisfare i fabbisogni (LARN - Livelli d'assunzione Raccomandati di Nutrienti per la popolazione Italiana) della B12, si raccomanda l'assunzione alimentare quotidiana di 2 mg.  
Micronutrienti piuttosto intelligenti
Il ruolo della B12 è stato recentemente indagato in relazione alla demenza di Alzheimer, sia per la sua azione antiossidante, sia per gli ormai accertati effetti sulle capacità cognitive. Malaguarnera e colleghi, del Dipartimento di Medicina Interna dell'Università di Catania, hanno analizzato i livelli plasmatici di omocisteina, folato e B12 nella demenza vascolare e nell'Alzheimer.
I risultati di questo studio, pubblicato nel 2004, mostrano un andamento simile nelle due patologie per omocisteina (più elevata nei malati) e folato (scarso nei pazienti), mentre i livelli di B12 risultano inferiori alla norma solo nei soggetti con Alzheimer.
Gli autori ne deducono che probabilmente la degenerazione di base, danneggiando i neuroni, induce un deficit funzionale della vitamina, non correggibile con farmaci o integratori in quanto i neuroni lesionati non sono in grado di utilizzare la vitamina di sintesi.
Un altro filone sperimentale tra i più accreditati, è quello, meno recente, nato da un gruppo di ricercatori olandesi, che ha seguito nel tempo (1985 - 2000) lo stato nutrizionale di una coorte di neonati educati sin dallo svezzamento con un regime vegetariano stretto. I risultati hanno confermato che un deficit della B12, dovuto al regime vegetariano, compromette significativamente la capacità di formulare un pensiero astratto e anche la capacità di orientamento spaziale. E questi danni permangono anche nell'adolescenza, addirittura nei ragazzi che hanno poi scelto una dieta onnivora.  
Ai confini delle anemie
In relazione alle note connessioni metaboliche tra la B12 e i folati, anemia perniciosa a parte, studi più recenti, mostrano come l'omocisteina (intermedio metabolico dei folati) sembra implicata nella eziopatogenesi delle cardiovasculopatie aterosclerotiche.
In proposito, esistono molte evidenze sperimentali che confermano come, somministrando vitamina B12 e folati, si possano ridurre i livelli plasmatici di omocisteina e quindi intervenire nella prevenzione dell'aterosclerosi.

In conclusione, sono molteplici i motivi per garantirsi un giusto apporto di vitamina B12, consumando la carne e tutti i suoi prodotti di trasformazione, che la contengono in abbondanza.

 

APPROFONDIMENTI:

"Carni e salumi tra nutrizione e cultura: quali novità?"

Clin Chem Lab Med. 2004;42(9):1032-5 (Malaguarnera et al.)

Da dica33 la banca dati degli alimenti

 

TOMOGRAFIA PERICOLOSA PER I BAMBINI

 

Gli esami diagnostici come la Tomografia (TAC), sempre più usati per rilevare tumori o traumi cranici, minaccerebbero l'intelligenza degli adulti del futuro, quando i medici li usano sui bimbi più piccoli. Si tratta di apparecchi che sfruttano le radiazioni ionizzanti e, secondo uno studio di Per Hall dell'Istituto Karolinska di Stoccolma, sembrerebbe che, già alle piccole dosi tipiche dei dispositivi ospedalieri, queste radiazioni pregiudichino le capacità cognitive future di un bambino.

Come riferito sulla rivista British Medical Journal, alla luce di questa nuova scoperta, gli scienziati ritengono necessario rivedere le linee guida che regolamentano l'uso degli apparecchi di tomografia sui piccoli. Gli esperti svedesi, a conoscenza del fatto che alte dosi di radiazioni ionizzanti compromettono lo sviluppo del cervello, hanno voluto valutare l'esistenza di un  rischio anche per le basse dosi usate in diagnostica. E la risposta, ottenuta sull'esame delle capacità cognitive e dei curricula scolastici di 3094 adulti che da piccoli vi si erano sottoposti, è stata purtroppo affermativa.

L'intelligenza di queste persone e il loro successo negli studi sono ridotti rispetto alla media, anzi molti di loro avevano addirittura abbandonato la scuola. Gli scienziati, quindi, ritengono che si debba limitare l'uso di questo test sui bimbi solo ai casi in cui è strettamente necessario per la diagnosi di patologie o traumi gravi.

 

ATTIVITà FISICA E RISCHIO DI TUMORE MAMMARIO IN ETà POST-MENOPAUSALE

 

L'aumento dell'attività fisica è associato alla riduzione del rischio di tumore mammario nelle donne in età post-menopausale. Una maggiore durata del periodo di aumento dell'attività fisica fornisce maggiori benefici e non è necessario che tale attività sia intensa. Già a 35 anni le donne che effettuano più movimento manifestano una riduzione del rischio del 14% rispetto alle altre. Ad esempio, lo svolgimento di un'attività pari a 1,25-2,5 ore di camminata alla settimana porta ad una riduzione del rischio del 18% (RR = 0,82, CI 95% 0,68-0,97). Nel caso di 10 ore/settimana il beneficio risulta maggiore soltanto in misura minima. Il maggior beneficio si ottiene nelle donne che rientrano nel più basso terzile di BMI, ma rimane significativo anche nelle donne che rientrano in quello intermedio. (JAMA. 2003;290:1331-1336)

 

ANORESSIZZANTI PERICOLOSI PER I POLMONI

 

Alcune sostanze anoressizzanti (utilizzate in alcune diete dimagranti) possono avere, in certe persone, effetti indesiderati sui polmoni, provocando il restringimento o l'occlusione dei vasi sanguigni che li alimentano. è quanto risulta da due ricerche internazionali presentate a Venezia, nel congresso mondiale sull'ipertensione arteriosa polmonare. "Le sostanze anoressizzanti - ha detto il presidente del congresso, Nazzareno Galiè, dell'università di Bologna - agiscono liberando la serotonina. Ma in alcuni casi questa stessa sostanza può avere serie ripercussioni sulla circolazione polmonare, provocando la vasocostrizione o l'occlusione dei vasi sanguigni".

Questo scatena l'ipertensione arteriosa polmonare, una grave malattia caratterizzata dall'aumento della pressione nella circolazione polmonare che determina un sovraccarico del cuore e che, nel tempo, può condurre allo scompenso cardiaco. Difficoltà respiratorie, facile affaticabilità, vertigini sono i sintomi di questa patologia, che colpisce oltre 200 mila persone in Italia, soprattutto donne (70%).

 

LA TIROIDE: NEMICA DEL PESO FORMA?

 

Molte persone pur mangiando poco, non riescono a dimagrire nemmeno di un etto; altre, al contrario, si lamentano perché, nonostante mangino in abbondanza, non aumentano di peso come vorrebbero: in questi casi è opportuno controllare la funzionalità della tiroide. La tiroide svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dell'intensità del metabolismo, cioè di tutti quei processi chimico - fisici che trasformano il cibo in energia.

COME FUNZIONA

Importante organo del sistema endocrino, la tiroide è situata nella parte anteriore del collo; il suo tessuto è formato da due tipi di cellule secretorie: le cellule follicolari e le cellule parafollicolari (cellule C).

Le cellule follicolari, che sono la gran parte, secernono due ormoni contenenti iodio: la tiroxina (T4), e la triiodiotiroxina (T3). Le cellule C, sparse a piccoli gruppi, sono del tutto indipendenti dalla tiroide; secernono l'ormone calcitonina, deputato al controllo e all'equilibrio del calcio. Gli ormoni T3 e T4 regolano l'intensità del metabolismo.

Può succedere che la tiroide diventi iperattiva e produca una quantità eccessiva di ormoni: in questo caso si verifica la condizione patologia di IPERTIROIDISMO; le persone che ne soffrono hanno un metabolismo accelerato, bruciano zuccheri e grassi troppo in fretta e non riescono ad ingrassare.

Al contrario si parla di IPOTIROIDISMO quando la tiroide non è in grado di produrre una normale quantità di ormoni tiroidei. Questa patologia è abbastanza diffusa e la sua reale incidenza è difficilmente valutabile, poiché variamente influenzata da fattori genetici ed ambientali, quali la carenza di iodio. Le persone che soffrono di ipotiroidismo hanno un metabolismo lento, tendono quindi ad ingrassare e ad avere anche i ritmi cardiaco e respiratorio lenti.

GLI ESAMI DI LABORATORIO

Per verificare la situazione della tiroide è sufficiente sottoporsi ad un normale prelievo di sangue per il dosaggio degli ormoni T3 e T4. L'esame deve essere comunque sempre prescritto dal medico e può essere effettuato presso un qualunque laboratorio di analisi attrezzato per tali esami.

LA DIETA

Se soffriamo di ipertiroidismo, la dieta deve essere ipercalorica, iperglucidica, normoproteica, con adeguato apporto di alimenti ad alta densità nutrizionale. Sono previste supplementazioni di vitamine e minerali negli stati carenziali.

ALIMENTI DA EVITARE

Formaggi, carni grasse, alcolici, creme, salse, cioccolato, aperitivi, dolci, brassicacee (cavoli, broccoli, verze, ecc.).

CURIOSITà

Perché tali disturbi colpiscono soprattutto le donne? Una risposta precisa non esiste, ma sembra che tutto dipenda dal più complesso equilibrio ormonale che caratterizza la donna rispetto all'uomo. Prova ne è che le malattie della tiroide compaiono spesso in corrispondenza di fasi ormonali particolarmente delicate, come la gravidanza o la menopausa.

 

IL COLPO DI CALORE

 

L'alta temperatura della stagione estiva può nuocere gravemente alla salute, specialmente se insieme coesiste una umidità dell'aria molto elevata ed una scarsa ventilazione dei luoghi ove soggiorniamo. I primi sintomi del cosiddetto "colpo di calore"  (la patologia che si rischia a causa della temperatura molto elevata) sono: nausea, mal di test, vertigini e sensazione di svenimento, debolezza.

La temperatura interna ottimale per far funzionare il nostro organismo (ed in particolare muscoli, sistema nervoso e cuore) dovrebbe mantenersi costante a circa 38 gradi; questa costanza viene assicurata da una zona del cervello che si trova nell'ipotalamo, preposta proprio alla regolazione della temperatura corporea, ottenuta attuando i processi di vasodilatazione e sudorazione.

La sudorazione è però efficace solo se il sudore, dopo essere stato prodotto, evapora disperdendo il calore stesso; ma quando la sudorazione è intensa, l'umidità dell'aria è elevata e la ventilazione insufficiente, la regolazione termica non è più garantita perché il sudore non evapora.

Le persone più a rischio per l'insorgenza del colpo di calore sono:

- chi pratica attività fisica (l'atleta produce una grande quantità di calore che non viene dispersa)

- gli anziani e i bambini (i loro sistemi di termoregolazione sono meno efficienti, perché ancora immaturi nei piccoli, non più perfetti negli anziani; i bambini inoltre, non sono in grado di dissetarsi da soli, mentre negli anziani diminuisce lo stimolo della sete: l'introduzione di pochi liquidi diventa quindi una situazione di rischio elevato).

Non dobbiamo poi dimentica che alcune terapie farmacologiche possono aumentare il rischio di colpo di calore; i farmaci più pericolosi sono: i diuretici; gli antispastici; gli antistaminici; molti dei farmaci usati per le patologie cardiache (ad esempio gli antiaritmici), il diabete e l'obesità.

 

DIECI REGOLE PER LA PREVENZIONE

Se si è anziani o genitori di bambini piccoli, con i primi caldi vanno attuate tutte le misure preventive idonee a proteggere dai danni delle alte temperature:

1- Indossare abiti leggeri ed ampi, per non "soffocare" la pelle. I tessuti più indicati sono quelli naturali, come lino e cotone.

2- Ventilare gli ambienti in cui si soggiorna, ricordando che la sudorazione è un meccanismo di termoregolazione e non deve essere assolutamente ostacolato.

3- Bere abbondanti quantità di liquidi, per facilitare la sudorazione e compensare le perdite idriche causate dalla sudorazione stessa.

4- Mangiare in abbondanza frutta e verdura, ricche dei sali minerali che vengono persi con il sudore.

5- Evitare l'alcool, che anche in piccole quantità altera il controllo vasomotorio.

6- Evitare l'attività fisica nelle ore più calde e bere integratori salini durante l'attività sportiva stessa.

7- Fare frequentemente bagni o docce fresche per facilitare la dispersione del calore.

8- Mangiare appena più salato del solito per migliorare l'apporto del sodio, che viene in parte perso con la sudorazione.

9- Specialmente se in casa ci sono anziani e bambini, utilizzare un climatizzatore per mantenere la temperatura più bassa (4-5 gradi) di quella esterna.

10- Usare un deumidificatore per mantenere il tasso di umidità dell'aria a valori ottimali (60-65%).

 

COSA FARE IN CASO DI COLPO DI CALORE

In caso di malore:

- Distendere il soggetto in luogo fresco e ventilato con gli arti inferiori leggermente sollevati rispetto al corpo.

- Spogliarlo e raffreddare la superficie cutanea per far abbassare la temperatura: si può ricorrere a spugnature fredde o alla borsa di ghiaccio da applicare su collo, inguine e ascelle.

- Far bere bevande fresche, spremute di frutta zuccherate o acqua e sale, per reintegrare i liquidi e i sali minerali persi.

- Se il soggetto sviene o ha le convulsioni, con pelle asciutta e debolezza molto intensa, condurla immediatamente al pronto soccorso più vicino.

 

UN INTEGRATORE IDROSALINO ... "FATTO IN CASA"...

Aggiungere ad 1 litro di acqua, 1 cucchiaino da tè di sale da cucina, 1 di bicarbonato di sodio, 5 di zucchero, succo di limone o arancia. E' utile associare delle banane, frutta ad alto contenuto di potassio.

 

L'ABBRONZATURA

 

L'abbronzatura è sinonimo di benessere e moda, ma da qualche anno i dermatologi hanno cominciato a consigliare prudenza nell'esposizione al sole, in considerazione dello stretto legame esistente tra "scottature" ed eritemi solari con malattie molto gravi, quali melanomi e tumori della pelle. Inoltre la protezione garantita dallo strato di ozono dell'atmosfera si è attenuata, aumentando la quantità di radiazioni ultraviolette che possono raggiungere il suolo.

Le radiazioni solari più pericolose sono quelle con lunghezza d'onda compresa tra 3000-6000 A°.

La pelle si difende dal sole riflettendo le radiazioni, ma soprattutto producendo la Melanina,un pigmento che assorbe le radiazioni ultraviolette (UVA e UVB). La melanina è prodotta dai "melanociti" e viene poi trasferita alle cellule dell'epidermide. L'abbronzatura dipende da una accelerazione di questo processo.

Le radiazioni ultraviolette vengono in gran parte arrestate dallo strato corneo dell'epidermide, mentre quelle rosse ed infrarosse penetrano in profondità senza provocare, però, alcun effetto lesivo (se non in quantità estremamente elevate); oltre un certo limite le radiazioni ultraviolette causano invecchiamento precoce della pelle, che si ispessisce e perde elasticità. Questo fenomeno detto "fotoinvecchiamento" predispone allo sviluppo del cancro della cute.

Il sole può essere quindi un pericolo, ma per abbronzarsi in sicurezza si devono solo rispettare alcuni accorgimenti.

 

I CONSIGLI PRATICI

- Prima dell'esposizione pulire bene la pelle (eliminando il "trucco" soprattutto dagli occhi), perché molte sostanze cosmetiche possono reagire con il sole macchiando la pelle. Anche l'alcool contenuto nei profumi può essere dannoso, perché può bruciare e macchiare la pelle, e pertanto va evitato.

- Alcuni farmaci (antibiotici, anticoncezionali, diuretici, ipoglicemizzzanti orali, antidolorifici, alcuni farmaci per il sistema nervoso) possono generare reazioni irritative conseguenti all'esposizione solare. Se il farmaco non può essere sospeso, cercare di esporsi al sole con molta attenzione e, comunque, chiedere consiglio al medico.

- Esporsi al sole sempre con gradualità (soprattutto i soggetti con la pelle chiara).

- Preferire per la "tintarella" le ore del mattino o del tardo pomeriggio.

- Ricordare sempre che l'ombrellone non protegge dalle radiazioni solari e che anche nelle giornate nuvolose i raggi UVB arrivano al suolo.

- E' consigliabile proteggere la pelle con adeguati prodotti, soprattutto nei primi giorni di esposizione al sole.

L'abbronzatura è il risultato di un processo di autoprotezione che il nostro organismo mette in atto, producendo melanina (il pigmento che "colora" la nostra pelle). L'abbronzatura dei primi giorni utilizza la melanina che abbiamo già nel nostro organismo e sparirà molto rapidamente, qualunque sia la durata di esposizione al sole; l'abbronzatura  di lunga durata è invece quella che si ottiene dopo i primi 7-10 giorni di esposizione e che è frutto di produzione di nuova melanina.

 

COME OTTENERE UN'ABBRONZATURA DURATURA E SENZA RISCHI

- Proteggere la pelle con creme idonee anche sotto l'ombrellone: i raggi infrarossi passano anche attraverso il tessuto.

- Assumere da almeno 30 giorni prima della vacanza, degli integratori a base di betacarotene, che stimola la produzione di melanina.

- Mantenere sempre la pelle pulita (evitando cosmetici e profumi).

- Anche i soggetti con carnagione scura devono proteggersi nei primi giorni di esposizione al sole.

- Dopo l'esposizione al sole, evitare docce o bagni con detergenti "aggressivi", ma cercare di usare oli protettivi e creme idratanti.

- Non utilizzare creme troppo grasse che "surriscaldano" i tessuti impedendo la traspirazione.

- L'acqua di mare contiene microcristalli che "seccano" la pelle e asciugando sulla pelle crea un effetto "specchio" che favorisce le scottature.

- L'eccessivo calore causa perdita di sali minerali nei capelli; è opportuno per proteggerli, assumere integratori ricchi di ferro, zinco e rame. La salsedine, poi, danneggia la cheratina: sciacquare quindi i capelli ogni fine giornata, usando pochissimo shampoo, ma sostanze ristrutturanti.

 

GLI ERITEMI SOLARI

Si tratta delle comuni scottature solari causate appunto da un eccesso di esposizione ai raggi ultravioletti. Il risultato sarà un arrossamento più o meno "importante" della zona cutanea esposta, che risulterà anche dolente e "gonfia". Se l'esposizione è stata particolarmente prolungata compariranno anche le classiche "vescicole" (flittene) con una sensazione di malessere generalizzato, febbre, mal di testa.

In questa situazione la prima cosa da fare è togliersi dal sole e effeyttuare impacchi di acqua fredda su tutto il corpo, soprattutto se è presente la febbre.

Spesso anche gli occhi subiscono i danni di una esposizione prolungata al sole, con irritazione e bruciore quasi insopportabile ed edema delle palpebre; in questi casi è bene rivolgersi subito ad un medico che prescriverà il farmaco necessario (di solito colliri decongestionanti). Se non c'è un medico a "portata di mano", un rimedio "della nonna" è quello di affettare una patata e disporne le fette sugli occhi e sulle zone del viso più colpite. Otterremo così una riduzione del gonfiore delle parti interessate.

 

LA BIOTECNOLOGIA SCONFIGGE LA CARIE

 

Stanno per iniziare i primi esperimenti clinici di un colluttorio geneticamente modificato che potrebbe sconfiggere la carie per sempre.

Il colluttorio, sviluppato dai ricercatori della University of Florida (Gainesville, USA) contiene una versione GM del batterio Streptococcus mutans, che generalmente converte lo zucchero in acido lattico dando inizio alla carie.

Il ceppo GM non scinde lo zucchero e, dopo essere stato spruzzato una sola volta, comincia a colonizzare la bocca spodestando i batteri che producono acido lattico.

Potenzialmente, un unico spruzzo può bastare per sempre. In esperimenti su topi nutriti con una dieta ricca di zuccheri, non si ha nessuna carie e lo zucchero stesso aiuta i batteri mutati ad insediarsi nella cavità orale.

(In Biotechnology, vol. 20, Maggio 2002)

 

DALLA NATURA UN INIBITORE DEL TUMORE

 

L'erba di San Giovanni o iperico (hypericum perforatum) è usata nella medicina sia per le sue proprietà antibiotiche che antidepressive.

Schempp et al. (Univ. di Freiburg, Germania) hanno dimostrato che uno degli ingredienti attivi chiamato hyperforin agisce come potente farmaco anti cancerogeno sia in vitro che in vivo.

Sembra che hyperforin induca l'apoptosi (morte programmata della cellula) nelle cellule cancerogene dove di solito questa viene abolita, dando luogo allo sviluppo incontrollato della massa tumorale. I mitocondri delle cellule trattate con questo farmaco hanno una perdita di potenziale di membrana ed una perdita di Citocromo C, essenziale per l'inizio di una serie di processi che portano all'apoptosi.

Hyperforin è efficiente contro vari tipi di tumore, non è tossico e può essere ottenuto in gran quantità.

(Oncogene, 21 n. 8, Febbraio 2002)

 

MIGLIORATO IL TEST PER IL CANCRO DELLA PROSTATA

 

Il test per il controllo della prostata basato sulla misura degli antigeni PSA (prostate-specific antigen) nel sangue è spesso impreciso. Può esserci infatti un aumento dovuto al semplice ingrossamento della prostata e non a cause maligne.

Ora si è scoperto un biomarker basato sull'uso di "microarray di DNA. I ricercatori della University of Michigan (Ann Arbor) hanno inserito campioni fluorescenti di DNA stratto da individui sani o malati in microarray contenenti migliaia di DNA di riferimento.

Così hanno midentificato un gene che codifica alfa-methylacyl coenzyme A racemase (AMACR) ed è over-espresso nelle cellule cancerogene.

Per confermare l'utilità clinica di AMACR, i ricercatori hanno dimostrato che olter il 95% dei malati presenta una concentrazione anomala della proteina prodotta dal coenzima. Si potrà così ridurre il numero di biopsie inutili dovute ai risultati falso-positivi dei valori di PSA. Si potranno inoltre determinare profili genetici per verificare la predisposizione alla malattia.

(Nature Biotechnology, vol. 20, Maggio 2002)

 

SEQUESTRO PREVENTIVO PREPARATO BCAA (Branched Chain Amino Acids)

 

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino ha "disposto il sequestro preventivo del preparato BCAA (Branched Chain Amino Acids) prodotto e confezionato da Ultimate Nutrition Products, distribuito in Italia da Interpharm Herbes s.r.l. - Vigonza (Padova) - Via Col. A. Varisco 22/B, lotti nn. 010030, 104056".

Tale preparato "presentato in etichetta e materiale pubblicitario come integratore dietetico di aminoacidi a catena ramificata, risulta contenere gli steroidi nor-androstenedione e androstenedione, molecole rientranti nella Classe C, Agenti Anabolizzanti, della lista di riferimento delle classi farmacologiche di sostanze dopanti e di metodi di doping vietati".

 

Quanto sopra perché alla notizia venga data la massima divulgazione presso i diretti interessati (ATLETI, TECNICI, MEDICI ecc.) e perché vengano presi gli opportuni provvedimenti.

 

PERICOLO INTEGRATORI

Si riportano i risultati, a dir poco allarmanti, emersi da studi eseguiti per verificare gli effetti di alcuni integratori (o sostanze presenti in essi) sull'uomo. E' ovvio che si tratta di dati che devono essere confermati, ma la fonte è sicuramente attendibile ed è perciò auspicabile, quanto meno aumentare il livello di attenzione.

 

(Da: "Adverse Cardiovascular and Central Nervous System Events Associated with Dietary Suppelements Containing Ephedra Alkaloids" (C.A. Haller, N.I. Benowitz) e da "Phenylpropanolamine and the Risk of Hemorrhagic Stroke" (W.N. Kernan et al.).

2000 Massachusetts Medical Society.)

 

Le sostanze elencate di seguito possono favorire le emorragie cerebrali, ma sono di facile reperibilità sul mercato (sono contenute in alcuni integratori alimentari sia di tipo sportivo che "per perdere peso"):

efedrina

pseudoefedrina

norefedrina

norpseudoefedrina

possono essere anche chiamati:

alcaloidi dell’efedrina

ma huang

 

Prodotti commerciali in cui sono presenti:

        Ultimate Orange (bevanda tonificante)

        Ripped Force (bevanda tonificante)

        Shape-Fast Plus (capsule per perdere peso)

        Ripped Fuel (capsule per perdere peso)

 

La fenilpropanolamina, altro prodotto pericoloso come quelli sopra menzionati, che si usa per sopprimere l’appetito, entra anche nella composizione di prodotti per il raffreddore di uso comune, come:

BABYRINOLO

DENORAL

ZERINETTA

ZERINOL

DURAZINA

TEMPORINOLO

TRIAMINIC

 Nota bene: tutte queste sostanze fanno parte della lista delle Sostanze Doping per le attività sportive agonistiche.

 CON LA CREATINA SI RISCHIA IL CANCRO!?

 

(Dal Corriere dello Sport del 25-01-2001: I risultati della ricerca di un’agenzia francese per la sicurezza degli alimenti.)

 

L’abuso dell’integratore può avere effetti devastanti sul fisico degli atleti.

 

PARIGI - Il surplus di creatina, sostanza azotata consumata da alcuni atleti con l’obiettivo di accrescere la massa muscolare, presenta un "potenziale rischio cancerogeno". Questi i risultati di una ricerca dell’Agenzia Francese per la sicurezza sanitaria degli alimenti (AFSSA).

Considerata un complemento alimentare energetico, la creatina non figura sulla lista dei prodotti dopanti del Cio. In Italia e in altri paesi il suo consumo è lecito, in Francia è vietato e punito dalla legge sportiva.

Nel rapporto si sottolinea che un apporto di creatina superiore a quello di una alimentazione naturale di origine animale (pesce, manzo, maiale) è inutile, ha pochi effetti sulle performance atletiche e rappresenta "un rischio finora poco considerato, soprattutto a lungo termine".

Il comitato di esperti consultato dall’AFSSA, ritiene inoltre che "i supplementi di creatina appaiono contrari alle regole, allo spirito e al significato dello sport" e suggerisce "una riflessione in vista di un'eventuale iscrizione della creatina sulla lista dei prodotti vietati".

La richiesta fisiologica di creatina è di 3-4 grammi al giorno per gli sportivi durante la pratica intensa (per la popolazione in generale è di circa la metà). Questa quantità è già apportata dall’alimentazione e dalla "sintesi di origine endogena" e non è stata "appurata alcuna necessità di apporto nutritivo", né di carenze di creatina nell’uomo sano.

Se viene raggiunto il risultato sognato da chi prende la creatina - al massimo un aumento del 10% della massa muscolare - ciò avviene, dice la ricerca, "a causa della ritenzione idrica e non di una sintesi proteica".

Per quanto riguarda gli effetti dell’apporto dei complementi in creatina, l’AFSSA ha constatato che i miglioramenti riguardano "unicamente gli esercizi brevi e ripetuti, di alta intensità, per un massimo di 15 secondi". Nessun effetto è stato dimostrato sulla resistenza.

"I rischi della creatina - dicono gli scienziati francesi - in particolare di una elevata ingestione di questo prodotto, sono attualmente mal valutati. Ci risultano incidenti digestivi, muscolari e cardiovascolari. La creatina e la creatinina (sostanza derivata) potrebbero avere, a certe condizioni, effetti cancerogeni per la cui dimostrazione sono stati già portati argomenti sperimentali inoppugnabili".

 

CEFALEE: CONOSCERLE PER COMBATTERLE MEGLIO

(da “CORRIERE SALUTE – Medicina” ottobre 2001)

Cesare Peccarisi

 

A "SCUOLA" DI MAL DI TESTA

 

Senza ricorrere ad alcun nuovo ritrovato, gli specialisti dell’Unità Operativa per le Cefalee dell’Ospedale di Conversano (Bari) sono riusciti a ridurre il bisogno di visite, di farmaci e di esami dei loro pazienti emicranici.

Il segreto di questo successo è stato spiegato dal dottor Ettore Attolini, responsabile dello studio, al congresso internazionale “Focus sulle cefalee”, organizzato a fine settembre a Stresa dal Centro Cefalee dell’Istituto nazionale neurologico Besta, di Milano.

Per ottenere questi risultati i medici pugliesi hanno istituito una vera “scuola del mal di testa” e per due mesi hanno fatto da insegnanti ai loro pazienti: man mano che gli “alunni” acquisivano conoscenze sul loro disturbo, i giorni di mal di testa che si presentavano ogni mese si sono ridotti (fino al 50 per cento), come le loro richieste di consultazioni mediche, di valutazioni strumentali (per esempio, la TAC) o di laboratorio (per gli esami del sangue il calo è stato del 60-80 per cento). Ma soprattutto, è calato significativamente (del 35%) il consumo di farmaci.

«I nostri risultati indicano che esiste la necessità di mettere a punto un vero programma pedagogico dei pazienti, facendolo diventare una pratica di routine per ogni medico, utile non soltanto per chi soffre di cefalea, ma in genere per chiunque sia affetto da una malattia cronica: ottimi risultati ad esempio sono stati ottenuti anche con persone affette da diabete” ha spiegato Attolini.

Non c’è dubbio che insegnare al malato e ai familiari i “meccanismi” che sono chiamati in causa dalla malattia può aiutare nella gestione di un disturbo cronico come il mal di testa – ha precisato il dottor Attolini – Per esempio, comprendere il significato della cosiddetta “chest sindrome”, che può presentarsi all’inizio della terapia con particolari farmaci, i tritani, ha consentito a molti pazienti di liberarsi da questa spiacevole sensazione di oppressione toracica che, talvolta, fa addirittura abbandonare la terapia prescritta dallo specialista”.

 

NEGLI USA "LEZIONI AZIENDALI"

 

Risultati simili erano stati ottenuti l’anno scorso anche da un gruppo di neurologi americani attraverso un corso educazionale sulle cefalee di appena 45 minuti, intitolato “Come gestire il mal di testa sul posto di lavoro” e tenuto presso le aziende. Nelle otto imprese coinvolte hanno partecipato 492 persone: la frequenza al corso aveva ridotto il consumo di farmaci (sia di quelli da banco, sia di quelli su prescrizione medica), con un maggior ricorso a trattamenti non farmacologici, come il rilassamento assistito tramite biofeedback. E il 75% dei soggetti, che è stato possibile rivalutare un mese dopo, ha dichiarato un miglioramento della qualità di vita e della disabilità legata alla malattia. Il fatto che la pratica clinica non possa mai prescindere dall’operare attraverso una relazione umana è ancora più vero nel caso del paziente afflitto da mal di testa: egli non chiede tanto di essere rassicurato attraverso esami strumentali, bensì cerca un rapporto più “personalizzato” con lo specialista, tale da potersi sentire aiutato da un medico che si occupa del suo problema personale non solo con l’arida prescrizione di un farmaco

 

Ultimo aggiornamento: venerdì 10 giugno 2005